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La macchina del fango di Trump: minacce e pressioni per ribaltare il voto

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Di Giulia Avataneo  Agenzie:  AP, EFE
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Audizioni sull'attacco al Campidoglio
Audizioni sull'attacco al Campidoglio   -   Diritti d'autore  AFP

Un quadro di pressioni politiche, intimidazioni e minacce ad opera dell'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del suo cerchio di fedelissimi, che hanno creato un clima fertile per estremisti e radicali culminato con l'attacco a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. È quello che emerge dalle audizioni sull'assalto al Campidoglio americano. Dalle testimonianze dei governatori e dei funzionari locali vengono riferiti metodi da macchina del fango.

È il caso della Georgia dove Trump aveva chiesto al Segretario di Stato di trovare 12mila voti per lui, e dell'Arizona, dove il repubblicano Rusty Bowers si è rifiutato di convocare l'assemblea per invalidare il voto. Entrambi hanno riferito di minacce arrivate online e di persona da parte di sostenitori dell'ex presidente.

"Trovami 12 mila voti"

Uno dei testimoni è stato il Segretario di Stato della Georgia Brad Raffensperger, al quale Trump ha chiesto di trovare abbastanza voti per ribaltare i risultati elettorali dello Stato, accusando i democratici di frode senza nessuna prova. Trump aveva parlato di oltre diecimila elettori già deceduti. In realtà, il segretario di Stato ha parlato di soli quattro casi emersi dai controlli. Del tutto falsa l'accusa mossa dall'avvocato di Trump, Rudolf Giuliani, che avrebbe visto 66mila minorenni al voto.

Il segretario di Stato georgiano ha dichiarato che in seguito a questi episodi, sua moglie ha ricevuto minacce a sfondo sessuale e che il suo numero di cellulare e il suo indirizzo e-mail sono stati finiti su internet.

Nel frattempo, Gabriel Sterling, l'uomo incaricato di implementare il sistema di voto nelle elezioni del 2020 in Georgia, ha spiegato come gli operatori elettorali siano stati minacciati all'indomani del voto.

Il ruolo di QAnon

Sterling ha raccontato di essersi indignato quando ha scoperto che un appaltatore che lavorava per Dominion Systems, l'azienda che produce le macchine per il conteggio delle schede elettorali, aveva ricevuto minacce di morte dai sostenitori di QAnon.

Il testimone ha ricordato di aver ricevuto una telefonata dal project manager di Dominion Systems: gli ha riferito che uno dei suoi operatori elettorali era stato minacciato in un video pubblicato dai sostenitori di QAnon.

Dopo la telefonata, Sterling ha detto di aver cercato su Twitter e di aver trovato il nome dell'appaltatore, accusato di tradimento: "È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso", ha detto Sterling, che ha tenuto una conferenza stampa a dicembre, un mese dopo le elezioni, in cui aveva avvertito che le accuse di Trump avrebbero potuto sfociare nella violenza.

Una vita rovinata

All'udienza di martedì ha partecipato anche un'altra vittima delle accuse di Trump, Shaye Moss, un'operatrice che aveva lavorato al seggio elettorale della Georgia. La donna ha riferito di una vera e propria ondata di molestie che ha dovuto affrontare dopo essere stata presa di mira da Trump e dai suoi alleati.

Moss e sua madre, Ruby Freeman, anch'essa addetta ai seggi, sono state accusate dal presidente, senza alcuna prova, di aver manomesso le schede elettorali per favorire Biden la notte delle elezioni.

Entrambe le donne hanno ricevuto minacce di morte e insulti razzisti su Facebook.

"Molti mi auguravano la morte, mi dicevano che sarei finita in prigione con mia madre e dicevano cose come 'sii felice che sia il 2020 e non il 1920'", ha ricordato Moss.

Durante la seduta è stato proiettato un video della testimonianza registrata della Freeman, in cui la donna ha dichiarato di aver visto la sua reputazione rovinata dalle accuse infondate di Trump e di aver dovuto cambiare casa dopo le elezioni, dopo che l'FBI le aveva detto che non sarebbe stata al sicuro almeno fino all'insediamento di Biden nel gennaio 2021.

Freeman ha sottolineato che oggi non si sente al sicuro da nessuna parte.

"Tragica parodia"

Gli stessi metodi sono riferiti dal capo dei repubblicani eletti in Arizona, Rusty Bowers, che ha negato la presenza di qualsiasi tipo di frode. Anche lui si è rifiutato di convocare l'assemblea per invalidare il voto.

Ha inoltre definito "false" le affermazioni dell'avvocato dell'ex presidente, Rudy Giuliani, che ha parlato di "centinaia di migliaia di immigrati illegali e migliaia di persone morte che hanno votato" per Joe Biden.

Nonostante le numerose richieste, Bower ha dichiarato di non aver "mai" visto le prove delle accuse, citando una conversazione avuta con l'ex sindaco di New York.

"Ha detto: 'Abbiamo molte teorie, ma non abbiamo prove'. E non so se sia stata una gaffe.

Bowers si è rifiutato di convocare l'assemblea locale per invalidare il voto e sostituire i grandi elettori, responsabili di certificare l'esito del voto, con sostenitori di Trump. Nel sistema elettorale statunitense, questi elettori determinano il vincitore delle elezioni nei loro Stati.

Dopo il suo rifiuto è stato sommerso da "più di 20 mila e-mail e decine di migliaia di telefonate e messaggi" mentre i manifestanti, alcuni dei quali minacciosi, si riunivano davanti a casa sua per insultarlo, ha raccontato con le lacrime agli occhi.

Un piano premeditato

Il team legale di Trump ha portato avanti il suo piano. I sostenitori di Trump, scelti come elettori paralleli negli Stati chiave vinti da Joe Biden, avevano ribaltato il risultato delle elezioni con certificati falsi. Ma il vicepresidente Mike Pence, che ha presieduto il voto, ha resistito alle pressioni della Casa Bianca per dichiarare Donald Trump vincitore.

"Ho pensato che fosse una tragica parodia", ha commentato Rusty Bowers, che aveva votato per il miliardario nel 2016 e lo avrebbe sostenuto nel 2020.

"I numeri sono i numeri e non abbiamo potuto ricontare i voti perché ci siamo assicurati di verificare ogni affermazione", ha dichiarato Brad Raffensperger, segretario di Stato della Georgia, alla commissione martedì.

"Non sono state trovate schede, il conteggio è stato corretto e certificato", ha sottolineato.

I prossimi passi dell'indagine

Per più di un anno, la commissione - composta da sette democratici e due repubblicani - ha ascoltato più di mille testimoni, tra cui due figli dell'ex presidente, per far luce sulle azioni di Donald Trump prima, durante e dopo l'attacco del 6 gennaio.

La quinta udienza della commissione si terrà giovedì e riguarderà gli sforzi del presidente di fare pressione sul Dipartimento di Giustizia per mantenere il potere.

Donald Trump, che non ha mai ammesso la sconfitta alle elezioni presidenziali, ha denunciato martedì sui social network "teppisti politici che hanno criminalizzato la giustizia a un livello mai visto prima nel nostro Paese".