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Il nuovo inizio dei bambini rifugiati ucraini passa dai banchi di scuola

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Di Monica Pinna
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**C'erano sette milioni e mezzo di bambini in Ucraina prima dell'inizio dell'invasione russa. Circa due milioni sono fuggiti all'estero da fine febbraio. Cosa cercano una volta raggiunta la sicurezza in un paese straniero? La scuola.**In questo reportage, vi racconto come i giovani rifugiati ucraini si stanno integrando nelle loro nuove vite, e nelle loro nuove scuole, in Francia.

Serhii ha i capelli biondi, gli occhiali rotondi e un'aria sicura. Seduto al suo banco, mi ha spiegato perché è partito senza i genitori dall'Ucraina:   

"Molte persone sono state stuprate o uccise solo per divertimento. Se non vuoi vedere queste cose, e non vuoi esserne coinvolto, devi andartene".

Monica Pinna
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Serhii Horbonos ha 17 anni e viene da Dnipro, nell'Ucraina orientale. È arrivato in Francia insieme a un gruppo di altri ragazzi della sua città. Non li aveva mai visti prima. Ora sono come una famiglia: 

"Ci rendiamo conto che siamo tutti nella stessa situazione - spiega Serhii. Se qualcuno perdesse i genitori sarebbe la cosa peggiore per tutti. Ma ci aiuterremmo tutti".

Ho incontrato Serhii nella Città Scolare del Diois, a di Die. Questa idilliaca regione di montagna nel sud della Francia non potrebbe essere più diversa dai paesaggi devastati dalla guerra da cui questi studenti sono scappati. La scuola ha creato una classe di francese solo per loro. L'obiettivo è di integrarli gradualmente in altri corsi.

Non si parla di guerra in classe, mi ha spiegato la loro insegnante di francese. Tra una risata e l'altra, per qualche pronuncia francese mal riuscita, a volte l'umore si incupisce. Poi, cercando di fare la differenza tra "U" et "OU", si ritorna a ridere. 

"L'obiettivo non è solo insegnare loro il francese - dice il direttore del complesso scolastico, Jean-Yves Ebel - ma anche restituire loro una vita sociale, la loro vita di adolescenti".

"Una delle missioni della suola - aggiunge - è di dare agli studenti un luogo fisico dove possano sviluppare la loro personalità nella serenità". Jean-Yves Ebel, Diretto del Complesso Scolatico del Diois

L'integrazione degli studenti ucraini nelle classi francesi si costruisce ogni giorno con rispetto e cura.

Mi ha colpito vedere il piccolo Andrii, 9 anni, di Kiev, nella sua nuova classe di Lione. Era l'unico a non parlare francese in una classe di una trentina di alunni. 

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La sua insegnante usa un'applicazione di traduzione sul cellulare per comunicare con lui. Con i compagni comunica con i gesti e tanta buona volontà. Andrii era tra i migliori nella sua classe ucraina, racconta la madre. Ora sta imparando a conoscere sempre piú infretta questo nuovo mondo che gli sta attorno, e non solo la lingua. 

Ho chiuso le porte delle classi che ho visitato con un sorriso e una rilfessione. Tutti i rifugiati, di tutte le etnie e nazionalità, meritano lo stesso sostegno che è stato riservato agli ucraini in fuga.