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Covid, chi ha votato per brexit si ammala di più: lo dice uno studio britannico

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Di Sandrine Amiel  & Orlando Crowcroft
Uno striscione contro la somministrazione di vaccini contro il coronavirus ai bambini viene visualizzato durante una protesta in Parliament Square di fronte alle Houses of Par
Uno striscione contro la somministrazione di vaccini contro il coronavirus ai bambini viene visualizzato durante una protesta in Parliament Square di fronte alle Houses of Par   -   Diritti d'autore  Matt Dunham/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved

Covid e Brexit. Segno tangibile, il primo, di un mondo sempre più interconnesso, nel quale un virus riesce ad attraversare il pianeta intero in una manciata di settimane. Emblema, la seconda, di una crescente tendenza all'isolazionismo da parte di quelle che nello scorso secolo furono le potenze militarmente ed economicamente dominanti.

Eppure, una correlazione tra la malattia da nuovo Coronavirus e il divorzio di Londra da Bruxelles parrebbe esistere. A sostenerlo è un recente studio che ha ipotizzato che i cosiddetti brexiters abbiano, in Gran Bretagna, maggiori probabilità di ammalarsi gravemente di Covid.

Condotta da Ludovic Phalippou dell'Università di Oxford e di Betty HT Wu dell'Università di Glasgow, l'indagine ha evidenziato come i distretti del Regno Unito che, nel referendum del 2016, riportarono le maggiori percentuali di "sì" alla Brexit siano oggi quelli con il più alto tasso di decessi per COVID-19.

È quanto accade, ad esempio, a Boston, Great Yarmouth, South Holland e Hartlepool, attualmente al quarto posto per mortalità da Coronavirus in territorio britannico: nel 2016 riportarono il record di voti favorevoli all'uscita dall'Unione europea, superando ciascuno il 75%.

Al contrario, i 20 distretti con i tassi di mortalità più bassi hanno tutti votato pesantemente per restare.

Profilo demografico

Per gli autori, i risultati suggeriscono che quanti furono influenzati dalle argomentazioni a favore della Brexit - definite da sfiducia nei confronti delle élite politico-finanziarie e retorica populista condivisa tramite i social media - sono in linea di massima anche i più riluttanti a farsi vaccinare contro il COVID-19 e i più ostili alle misure di prevenzione, come il coprifuoco e l'uso di mascherine.

"C'è un gruppo di persone nella popolazione che rifiuta qualsiasi consiglio ufficiale, qualsiasi consiglio mainstream, qualsiasi consiglio da parte degli esperti" spiega Phalippou a Euronews.

"La domanda, quindi, per i ricercatori è: come si individuano queste persone? In quali aree sono maggiormente concentrate?"

Correlazione tra tasso di mortalità e percentuali di voto pro o contro Brexit - Fonte: Saïd Business School

Secondo Phalippou e Wu questi dati dovrebbero avere "conseguenze molto importanti per la politica" e mettere in discussione iniziative come la vaccinazione obbligatoria, che è stata recentemente imposta in Austria.

Molti di coloro che non vogliono essere vaccinati diffidano già delle aziende farmaceutiche come dei politici, e in modo non del tutto immotivato, afferma Phalippou.

"C'è in realtà una grande letteratura accademica che mostra quanto sia corrotto il processo di approvazione dei farmaci" spiega il ricercatore. "Quindi una verità di fondo esiste".

"Dobbiamo prenderli sul serio - continua - dobbiamo capire cosa dicono, come si sentono e la loro mentalità".

Jonathan Berman, autore di Anti-vaxxers: How to Challenge a Misinformed Movement, ha detto a Euronews che la correlazione stabilita dall'indagine "ha senso" e ne ha trovato echi in altre aree del mondo dove i movimenti populisti hanno avuto successo negli ultimi anni.

Una recente indagine, ad esempio, aveva trovato una correlazione analoga, negli Stati Uniti, tra gli elettori di Donald Trump e le morti per COVID-19.

"Brexit è stata un voto molto diverso da quello per Trump - dice Berman - ma il filo che vorrei tracciare tra le due è che entrambe erano cause populiste, che per definizione sono inquadrate come un conflitto tra la gente comune e le élite".

Il movimento anti-vax, secondo Berman, ha fatto appello a coloro che erano sensibili alle idee populiste e che diffidavano delle élite, e politici come Trump hanno cercato di capitalizzare su questo. "Epidemiologi, consigli sanitari e virologi - spiega - sono espressione delle élite".

'Europa orientale'

Ma c'è chi ovviamente obietta che tracciare una correlazione diretta tra sostegno pro brexit e scetticismo sui vaccini - per quanto verosimile - sarebbe troppo semplicistico. Anche perché perfino nelle aree con i più elevati tassi di mortalità, le percentuali di vaccinazione superano il 60%, molto più che altrove in Europa.

A Boston e Skegness, ad esempio, dove solo il 18,9% dei residenti ha votato per restare e dove il tasso di mortalità è circa il doppio rispetto alla media dei distretti pro-remain, oltre il 66% delle persone è ora vaccinato con doppia dose.

Matt Dunham/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
una protesta contro green pass e restrizioni anti-covid fuori dalle Houses of Parliament a Londra, lunedì 13 dicembre 2021Matt Dunham/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved

Matt Warman, deputato conservatore di Boston e Skegness, ha detto a Euronews che l'alto numero di morti nel suo distretto è probabilmente dovuto a una serie di fattori, tra cui la relativa numerosità della popolazione anziana, generalmente più suscettibile al virus.

Per quanto riguarda la correlazione tra le aree che hanno votato Brexit e le vittime, Warman suggerisce che potrebbe essere dovuta a ragioni d'ordine diverso.

"Le aree che hanno votato Brexit nel 2016 - ha detto il parlamentare a Euronews - tendono ad avere un gran numero di persone nate nell'Europa orientale, e sappiamo che ci sono problemi con i tassi di vaccinazione all'interno di quelle comunità nel Regno Unito"

Questo problema, secondo Warman, sarebbe esacerbato dalla disinformazione che circola online sui social media, spesso originata nei paesi di origine di queste persone, dove i tassi di vaccinazione sono molto più bassi rispetto al Regno Unito e le posizioni no-vax molto più diffuse.

Per il deputato conservatore "non c'è stata abbastanza attenzione da parte dei social media riguardo alla disinformazione in altre lingue nel Regno Unito"