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UE: dazi e blocchi commerciali contro le rappresaglie economiche

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Di Gioia Salvatori
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UE: dazi e blocchi commerciali contro le rappresaglie economiche
Diritti d'autore  STR/AFP

L'era Trump l'ha fatta assurgere quotidianamente agli onori della cronaca: la guerra commerciale, la guerra dei dazi. Come difendere la produzione interna e le esportazioni? Questo mercoledì la commissione europea ha presentato un pacchetto di misure teso a rafforzare le difese di Bruxelles in ambito commerciale di fronte a rappresaglie commerciali per motivi politici e ricatti di Paesi terzi. Bruxelles sarà anche in grado di imporre sanzioni a governi stranieri, aziende e individui che abusano dei legami commerciali e finanziari con l'UE.

La situazione tipo è quella di Vilnius: la Cina ha bloccato per alcuni giorni le esportazioni dalla Lituania, misura letta come una vendetta del celeste impero dato che la repubblica baltica mantiene relazioni diplomatiche con Taiwan (che ha aperto un ufficio di rappresentanza a Vilnius). Come difendersi in casi analoghi?

"Ora siamo in una situazione geopolitica conflittuale. Qusto strumento ci consentirà di reagire meglio - spiega il vicepresidente della commissione europea e responsabile del commercio, Valdis Dombrovskis - Dimostrerà che se necessario l'UE ha strumenti per difenderci dalle aggressioni economiche. E questo può fungere da forte deterrente".

Dazi imposti rapidamente e stop alle importazioni

Secondo le nuove regole, che dovranno passare al vaglio del consiglio europeo e dall'europarlamento, l'Unione potrà imporre dazi o limitare l'accesso a prodotti e servizi provenienti dagli Stati aggressori. Per decidere le rappresaglie commerciali la commissione propone un voto a maggioranza e non all'unanimità con l'obiettivo di muoversi rapidamente come un sol uomo.

Come funzionerà in pratica?

L'arma commerciale prevede un'attivazione relativamente semplice per facilitare la reazione del blocco. Qualsiasi Paese, società o istituzione dell'UE avrà il diritto di presentare un reclamo alla commissione. L'esecutivo indagherà sulla situazione e raccoglierà le prove necessarie per vedere se la controversia costituisce una coercizione economica o si riferisce alla giurisdizione dell'OMC.

Se la commissione determina che la situazione è, in effetti, un caso di coercizione economica, raggiungerà il Paese accusato e avvierà i negoziati per trovare una soluzione. Se la mediazione fallisce e la coercizione persiste, la commissione può fare un salto di qualità e raccomandare contromisure, che dovranno essere discusse e approvate dagli Stati membri.

Le misure saranno proporzionate, equilibrate e concepite in base al danno causato.

"Qualunque cosa l'UE faccia attraverso sanzioni o strumenti di ritorsione - spiega il professor John O'Brennan, della National University of Ireland di Maynooth - è totalmente indebolita quando gli stessi Stati membri perpetrano azioni in contrasto con gli obiettivi delle politiche collettive. Il problema, come sempre, rimane che gli Stati membri custodiscono con zelo le loro prerogative in politica estera". Questione, quest'ultima, vecchia come l'Unione. "ati i tanti e talvolta divergenti interessi economici che ogni Stato membro ha in gioco, il progetto di legge rischia di essere “fortemente annacquato” durante il ciclo legislativo, prevede il professor John O’Brennan. Tuttavia, il professore ha ammesso che, se l'essenza del quadro unificato sarà preservata, sarà un "punto di svolta".

Scettiche Repubblica ceca e Svezia

Per ora il pacchetto di misure d'azione rapida contro le aggressioni commerciali, è sostenuto da Germania e Francia; Repubblica Ceca e Svezia hanno già espresso i loro dubbi e hanno insistito sul fatto che le sanzioni dovrebbero essere sempre "eccezionali", rispettare il diritto internazionale e "minimizzare eventuali effetti negativi" sull'economia complessiva del blocco. "Riteniamo che sarebbe estremamente difficile (soprattutto in tempi brevi) quantificare i danni economici e politici e trovare le contromisure adeguate", hanno scritto i due Paesi in un comunicato congiunto visto da Euronews.

Le sanzioni saranno l'ultima spiaggia

Una volta che la versione finale del regolamento sarà in vigore, dopo i passaggi in ocnsiglio europeo e all'europarlamento, qualsiasi paese dell'UE potrà chiedere alla commissione di attivare il meccanismo.

Non ci sono limiti apparenti a quanto può spingersi la ritorsione, anche se la regola della proporzionalità fungerà da vincolo importante. Il principio di deterrenza suggerisce che le sanzioni saranno l'ultima risorsa una volta esaurite tutte le forme di impegno internazionale.

"Lo strumento avrebbe più successo se non fosse necessario utilizzarlo", ha affermato l'esecutivo.

La commissione sarà energica nella sua risposta, ma anche attenta e pragmatica per garantire che le contromisure non si ritornino contro e arrechino ulteriori danni all'economia del blocco, hanno osservato i funzionari dell'UE.

Per gli europarlamentari è uno strumento necessario

I membri del Parlamento europeo hanno reagito positivamente alla proposta della commissione, che avevano precedentemente sollecitato.

"L'Unione europea deve riconoscere la realtà di un panorama geopolitico sempre più aspro", ha scritto Bernd Lange, un eurodeputato tedesco che presiede la commissione del Parlamento sul commercio internazionale. Anche i suoi colleghi Hilde Vautmans, di Renew Europe, e Reinhard Bütikofer, dei Verdi, hanno accolto con favore il nuovo strumento e hanno affermato che è necessario contrastare il comportamento aggressivo della Cina.

"Pechino è avvertito", ha scritto Vautmans su Twitter. "Le tattiche cinesi del divide et impera non saranno efficaci come una volta". La commissione ha precisato che il pacchetto di misure non è stato pensato con in testa un nemico ma è evidente che la forte competitività commerciale della Cina resta sullo sfondo.