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Germania, jihadista iracheno all'ergastolo per il genocidio degli Yazidi

L'iracheno Taha Al-J. viene condotto nell'aula del tribunale regionale superiore di Francoforte prima che il verdetto sia pronunciato Francoforte, Germania, 30 novembre 2021
L'iracheno Taha Al-J. viene condotto nell'aula del tribunale regionale superiore di Francoforte prima che il verdetto sia pronunciato Francoforte, Germania, 30 novembre 2021 Diritti d'autore Frank Rumpenhorst/(c) dpa-Pool
Diritti d'autore Frank Rumpenhorst/(c) dpa-Pool
Di Euronews Agenzie:  AFP
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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E' la prima volta che un tribunale riconosce come genocidio il massacro perpetrato dall'Isis nei confronti della minoranza di lingua curda

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Un uomo iracheno affiliato allo Stato Islamico è stato condannato da un tribunale tedesco per aver preso parte al genocidio degli yazidi.

I giudici del tribunale di Francoforte hanno ritenuto Taha Al-J. "colpevole di genocidio, di un crimine contro l'umanità che ha causato la morte".

È la prima volta che un tribunale stabilisce che le atrocità commesse contro gli yazidi equivalgono a un genocidio, già riconosciuto come tale dagli investigatori delle Nazioni Unite.

Una goccia nel mare

Taha Al-J. è il primo sospetto jihadista ad essere accusato del genocidio degli yazidi.

La minoranza di lingua curda è stata perseguitata e ridotta in schiavitù dai membri dell'autoproclamato Stato Islamico (IS) in Iraq e Siria quando i jihadisti controllavano un vasto territorio compreso tra Iraq e Siria.

Si stima che circa 10.000 yazidi siano stati uccisi in innumerevoli atrocità, in particolar modo durante il cosiddetto "massacro del Sinjar", avvenuto nell'agosto 2014 nel nord dell'Iraq. Circa 7.000 donne e ragazze yazide, alcune delle quali di soli 9 o 10 anni, sono state ridotte in schiavitù e portate con la forza mei territori contrallati dall'Isis in Iraq e nella Siria orientale.

Secondo l'accusa, Taha Al-J., un ex membro dell'ISIS, ha ridotto in schiavitù una ragazza yezida e sua madre in Iraq, e ha torturato e ucciso il figlio di soli cinque anni della donna nel 2015.

"Questa sarebbe la prima volta che un tribunale classifica i crimini di IS contro gli yazidi come genocidio", aveva affermato prima della sentenza Natia Navrouzov, capo del dipartimento legale dell'ONG Yazda.

I crimini sono stati riconosciuti come genocidio dalle Nazioni Unite e da altri organismi internazionali e nazionali, ma finora non era ancora successo "che un tribunale sancisse che quello che è successo agli yazidi è stato un genocidio", aveva aggiunto l'avvocato.

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