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Medioriente, la fuga da manuale di Zubeidi (figura di spicco della 2°Intidada) finisce alla sbarra

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Di euronews con agenzie
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Medioriente,  la fuga da manuale di Zubeidi (figura di spicco della 2°Intidada) finisce alla sbarra
Diritti d'autore  AFP
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È comparso in un tribunale di Nazareth, Zakaria Zubeidi, uno dei leader delle brigate di Al Aqsa, evaso una settimana fa da una carcere israeliano di massima sicurezza e catturato insieme a altri 3 palestinesi evasi con lui appena qualche giorno dopo. In seguito all'evasione, i pm accusano i 4 di terrorismo. In attesa di vedere gli imputati, il difesore Avigdor Feldman invia loro un messaggio:

"La nostra preoccupazione grande è che vengano trattati in modo equo e non siano torturati. Sono ora oggetto di indagine da parte dei servizi segreti e speriamo che la Corte spieghi loro che fino a quando non ci incontreranno, non devono rispondere".

I 4 detenuti erano stati catturati nella zona del Monte del Precipizio a Nazareth, a circa 30 km dal penitenziario. Tra loro vi era anche Mohammed Ardah, considerato la mente del piano di fuga, che nel 2014 aveva preso parte a un altrotentativo di evasione, sventato dalla polizia penitenziaria.

Zakaria Zubeidi resta il detenuto più noto, esponente di spicco delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, affiliate a Fatah, mentre gli altri detenuti, sono membri della Jihad Islamica.

Il processo a Zubeidi, arrestato nel 2019 dopo che aveva goduto di un’amnistia, è ancora in corso.

La caccia continua invece per altri due evasi, di cui uno si presume sia riuscito a trovare rifugio in Cisgiordania.

Secondo la ricostruzione dei quotidiani israeliani, la polizia sarebbe arrivata agli evasi a seguito della denuncia di alcuni abitanti della zona, tra gli altri un volontario arabo israeliano nella polizia, che avrebbero segnalato “persone sospette che chiedevano cibo”. Sui social palestinesi c’è chi grida alla vendetta contro i “collaborazionisti” che hanno contribuito alla cattura.

Il portavoce di Hamas a Gaza, Fawzi Barhoum, ha dichiarato che “l’arresto dei prigionieri del ‘Tunnel della Libertà’ dà nuovo impeto al nostro popolo per continuare le rivolte nella Cisgiordania occupata, a sostegno dei prigionieri e in difesa della terra e dei luoghi santi”. La Jihad Islamica ha rilasciato un comunicato in cui avverte che “qualsiasi danno alle vite dei prigionieri sarà una dichiarazione di guerra contro il popolo palestinese”.

Poco dopo la cattura dei primi due evasi, un razzo è stato lanciato dalla Striscia di Gaza verso il sud d’Israele, intercettato dal sistema antimissilistico Iron Dome. Nel corso della notte, i caccia israeliani hanno colpito alcune postazioni militari di Hamas nella Striscia.

Nel corso della settimana, si era registrata alta tensione in tutti i poli caldi, da Gerusalemme alla Cisgiordania alla Striscia di Gaza, dove Hamas e la Jihad Islamica avevano dichiarato una “giornata della collera” a sostegno dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane.

Non sono mancati gli scontri, un palestinese è stato ucciso nei pressi della Porta dei Leoni in città vecchia a Gerusalemme dopo aver cercato di accoltellare un militare, Scontri si sono verificati anche al termine della preghiera del venerdì fuori dalla Moschea di Al Aqsa, dove la folla inneggiava a Hamas.

Alcuni brandivano cucchiai - lo strumento con cui forse gli evasi hanno scavato parte del tunnel di fuga. Immagine diventata virale sui social.

Nei giorni scorsi, la polizia penitenziaria , criticata per le numerose falle del sistema che hanno permesso la fuga– ha effettuato diversi trasferimenti di detenuti della Jihad Islamica, incontrando vere e proprie rivolte nelle carceri. Almeno tre celle sono state date alle fiamme.

La cattura di detenuti è avvenuta senza scontri. Solo Zubeidi avrebbe opposto minima resistenza all’arresto. Il fatto che gli evasi si trovassero ancora non lontano dal penitenziario, dormissero in luoghi aperti e cercassero approvvigionamenti, fa credere che avessero meno assistenza di quanto si pensasse.

I due fuggiaschi potrebbero aver raggiunto o si starebbero dirigendo verso il campo profughi di Jenin, roccaforte delle Brigate di Al Aqsa, , stando a qualche analista.

È un’area impenetrabile anche alle forze di sicurezza dell’Anp accedere, in cui sono asserragliati centinaia di uomini armati e dove in questi giorni stanno confluendo sempre più milizie armate. Nel tentativo di scoraggiare un'azione da parte dell'esercito.