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Afghanistan, la storia di Akram rimpatriato in Belgio

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Di Bryan Carter
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Afghanistan, la storia di Akram rimpatriato in Belgio
Diritti d'autore  Olivier Matthys/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
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Bloccato in Afghanistan durante la presa di Kabul da parte dei talebani. Akram e la sua famiglia, composta da una moglie e quattro figli piccoli, tutti residenti in Belgio, si trovava nella capitale afghana per visitare i parenti quando il paese è sprofondato di nuovo nella violenza e nel caos. Quella che doveva essere una vacanza con la famiglia si è trasformata in un incubo.

«Ho ancora impresse le immagini di disperazione all'aeroporto di Kabul negli occhi - Akram ricorda i giorni di angoscia e paura, prima di essere rientrato in Belgio con i ponti aerei - Spari in aria, la folla nel panico che si muoveva in modo concitato all'aeroporto... Abbiamo avuto una paura tremenda».

Oltre alle ovvie preoccupazioni per la sicurezza, Akram afferma che il popolo afghano teme soprattutto per il proprio benessere economico. La presa del potere da parte dei talebani ha già avuto un impatto sulle banche, gli stipendi le rimesse nel paese dove tutta l'economia si basava fortemente sul dollaro. «Le persone dipendono molto dagli aiuti finanziari inviati dalla diaspora in tutto il mondo – spiega il cittadino belga di origine afghana -. Le compagnie che si occupano trasferire i soldi come Western Union hanno chiuso le loro attività in Afghanistan. Al momento la popolazione locale non riceve più neanche questi aiuti».

Lo stato Belga ha temporaneamente interrotto il rimpatrio degli afgani aventi diritto alla protezione, ma non esclude che i ponti aerei possano riprendere in futuro. Centinaia di migliaia di afgani sono ancora bloccati nel paese in guerra, e ora cercano asilo all'estero. Ma molti sono già in Europa da anni, in attesa di una risposta positiva alla richiesta d'asilo.

« La situazione attuale mette finalmente in chiaro come stanno le cose in Afghanistan – denuncia Abdul Azim Azad, migrante afghano senza documenti in Belgio – nel Paese regna l'insicurezza sia sul piano politico che economico, il Belgio e l'Unione europea farebbero bene a riconoscere il diritto degli afghani ad essere protetti ». Ma le autorità belghe hanno già messo le mani avanti affermando che l'imposizione del regime talebano in Afghanistan non si tradurrà in un'automatica risposta positiva a tutte le richieste d'asilo. E che la cessazione delle ostilità potrebbe effettivamente rendere il Paese più "sicuro". «Per ora, nessuno verrà rimandato indietro ­- chiarisce Sammy Mahdi, Segretario di Stato belga per l'asilo e la migrazione - In questo momento l'Afghanistan è un Paese pericoloso dove persistono rischi reali. La situazione verrà monitorata costantemente».

Ma per Sotieta Ngo, direttrice dell'ong Ciré, che si occupa di rifugiati in Belgio: «Questa situazione di incertezza si potrebbe tradurre in una condizione di irregolarità senza fine. I cittadini afghani sono attualmente soggetti all'espulsione, ma ovviamente se dovessero essere chiamati a lasciare il territorio non lo farebbero in maniera volontaria. Allo stato giuridico attuale, sono persone destinate a sopravvivere nella clandestinità e nella povertà ».

Nel 2020 solo il 10 per cento delle 400.000 richieste di asilo da parte di afghani in Europa ha ottenuto una forma di protezione.