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La nuova vita dei rifugiati. La storia di Lucien scappato negli Stati Uniti

La nuova vita dei rifugiati. La storia di Lucien scappato negli Stati Uniti
Diritti d'autore AFP
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Di Debora Gandini
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Scappano da paesi in guerra. Rifarsi una vita non è facile. Devono imparare un nuova lingua, trovare un lavoro e una casa. Per molti all'inizio è dura ma è l'inizio di un futuro migliore. La storia di Lucien Masudi

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Il loro viaggio era iniziato giorni fa da un aeroporto in preda al caos e alla paura. Lo scalo internazionale di Kabul, circondato dai talebani tornati al potere. Per migliaia di civili afghani, la loro fuga è finita nel migliore dei modi. Qui nel Wisconsin occidentale nella base militare statunitense di Fort McCoy. Lucien Masudi ha vissuto un’esperienza simile anni fa. 

"Ero felicissimo di essere qui negli Stati Uniti vedere tanta gente. Certo è stato anche molto triste perché ho lasciato il mio paese e tutte le persone che conosco. Non è stato facile per me, per nulla”.

Masudi è scappato dai disordini in Burundi tre anni fa, atterrando nel Wisconsin senza niente. Ora lavora presso i servizi sociali che l’hanno aiutato quando è arrivato negli Stati Uniti. Quando gli chiediamo qual è stata la cosa più difficile che ha dovuto affrontare e che tutti questi rifugiati devono affrontare Lucien non ha dubbi. Rifarsi una vita in un paese straniero. La cultura americana e la lingua prima di tutto. Non sono semplici da imparare. 

Aiuti concreti per i rifugiati

Le associazioni come i Jewish Social Services di Madison sono sempre pronte a entrare in azione e aiutare chi ha bisogno."È nostro dovere in quanto ebrei, accogliere gli stranieri, ci spiega la direttrice Dawn Berney. Siamo un paese fatto da immigrati, la maggior parte di noi viene qui perché le cose vanno male nei luoghi dei nostri antenati.”

I rifugiati stanno iniziando ad arrivare a Fort McCoy. La priorità assoluta è trovare loro una casa dove stare, E poi dare loro del cibo, fissare degli appuntamenti per le visite mediche. Per i piccoli si deve trovare un asilo nido o una scuola secondaria. E un lavoro per gli adulti.

All’inizio percepiranno uno stipendio mensile. Saranno coperti per 8 o 9 mesi, fino a quando non troveranno un’occupazione. Nel frattempo questi rifugiati dovranno fare corsi e formazioni. Le agenzie e i servizi sociali sono sommersi dalle chiamate di persone che vogliono aiutarli facendo piccole donazioni. Nonostante la reticenza di alcuni conservatori, per molti rifugiati è possibile lasciarsi alle spalle un futuro fatto di guerre e sangue.

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