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PNRR, è davvero tutto oro quel che luccica?

Di Alberto De Filippis
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Alla fine l'Europa ha approvato il piano nazionale di recupero e resilienza italiano. Ursula von der Leyen è scesa a Roma per incontrare Mario Draghi, ma alcuni economisti dubitano delle cifre che sono circolate in questi giorni e avanzano l'ipotesi che i soldi siano molti di meno.

Cesare Pozzi, docente di economia industriale alla Luiss di Roma: "C’è un grosso equivoco da questo punto di vista. Gli stati nazionali devono coprire questa mole di risorse che Bruxelles ha immesso sui mercati. Ogni stato coprirà la sua parte. Il netto del denaro ricevuto è molto meno di quello di cui si parla. L’ufficio legislativo della Camera lo stima in 46 miliardi in 6 anni. Non dimentichiamo però che l’Italia vent'anni fa aveva un pil pro capite del 20% sopra la media europea. Immediatamente prima della pandemia, nel 2019, eravamo scesi al 6% sottola media UE. Che cosa è successo?"

Pur nel massimo rispetto delle vittime del Covid però, questa terribile crisi potrebbe aver spinto il paese a guardarsi allo specchio e fare autocritica per togliersi dalle secche.

Continua Cesare Pozzi: "Paradossalmente la pandemia potrebbe aver accelerato la consapevolezza di un risultato e quindi ci costringe a confrontarci con il dove siamo arrivati.

L’economia legata alla politica ha finito poi per generare una comunicazione che ha convinto i paesi del nord Europa a credere che pagano per i paesi del sud. Cosa che è falsa. L’Italia è un paese che ha un risparmio enorme e non aveva nessun bisogno di farsi finanziare da altri. Nei 20 anni che vanno dal 1998 al 2018, l’Italia ha rimborsato tre volte il suo debito interamente e ha pagato gli interessi. Qualcuno dovrebbe spiegare agli europei del nord per quale motivo gli italiani dovrebbero pagare un interesse maggiore per esempio proprio dei paesi del nord. L'Italia ha emesso titoli in euro, li ha rimborsati in Euro, quindi è stata sbagliata la valutazione del rischio di insolvenza. Si è fatta una narrazione che ha convinto le persone in buona fede".

Ma le colpe sono anche di Bruxelles. Imporre PNRR così stringenti dimenticando le differenze nazionali potrebbe essere un errore, conclude Cesare Pozzi: "La responsabilità della situazione economica è italiana, però si dovrebbe riflettere anche sulle indicazioni dell’Europa. L’Europa non è riuscita a trovare una via Europea vera. ha trovato delle soluzioni di compromesso...si è creata una burocrazia a Bruxelles che non è riuscita a comprendere quali erano le strade migliori per guidare i diversi territori e le comunità. Perché l'Europa ha un vantaggio rispetto al resto del mondo: ha prodotto una varietà culturale che nessuna parte del globo ha. Probabilmente uno dei problemi dell’Europa è stato quello di cercare di omogeneizzare questa varietà e di non considerarla invece la fonte principale di un vantaggio competitivo a livello mondiale".