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Mosaico, il vaccino anti-HIV è ormai in sperimentazione in diversi paesi

immagine di un'iniezione (foto di repertorio)
immagine di un'iniezione (foto di repertorio)   -   Diritti d'autore  AP Photo
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"Molto emozionato ", così, il giornalista Lucas Villa ha commentato a caldo l'iniezione che gli era appena stata fatta con quello che tra pochi anni potrebbe essere il vaccino contro l'Hiv.

La sperimentazione, già in corso in diversi paesi attraverso lo studio Mosaic, ha ormai raggiunto la fase 3 . In altre parole, il mondo si sta avvicinando a grandi passi all'esistenza di un vaccino contro l'HIV.

Lo studio, comunque, non garantisce che Villa abbia effettivamente ricevuto il farmaco. Secondo i responsabili del progetto, il 50% dei volontari riceverà una soluzione salina al posto del vaccino. "Quindi (a meno che non mi abbiano somministrato un placebo) ora misureranno la risposta immunitaria di questo vaccino nel mio organismo" , ha evidenziato il giornalista; che in un tweet ha ricordato come non esistano solo vaccini contro il coronavirus, in un momento in cui il COVID-19 sembra eclissare tutte le altre malattie. "Perché non c'è solo un virus da fermare", ha concluso sul suo account twitter

Come funziona questo vaccino?

I test che si stanno effettuando riguardano 2 vaccini sperimentali contro l'HIV in cui sono coinvolte, tra le altre organizzazioni, l'azienda farmaceutica Janssen. Secondo il presidente del Coordinamento statale per l'HIV e l'AIDS della Spagna (CESIDA), Ramón Espacio, tutto "si basa sull'adenovirus e sulla creazione di anticorpi contro l'HIV".

I vaccini dello studio sono denominati Ad26.Mos4.HIV e Bivalente gp140. Non sono prodotti dal virus vivo o morto, o da cellule umane infettate dall'HIV, quindi non c'è rischio di venire infettati dall'HIV e dunque di sviluppare l'AIDS.

Ad26.Mos4.HIV include l'adenovirus di tipo 26, un virus comune nella vita quotidiana che può causare raffreddori e infezioni respiratorie. Questo adenovirus è progettato in modo che il corpo produca proteine ​​simili a quelle dell'HIV e permetta di creare gli anticorpi necessari per quando il virus vorrà entrare nel corpo in futuro. Diverse proteine ​​artificiali simili all'HIV sono invece incluse nella gp140 bivalente per suscitare una risposta immunitaria. Secondo Espacio, "è uno strano vaccino nel senso che contiene diversi componenti, con cui verranno inoculate diverse dosi per un anno".

Dove viene testato?

Mosaic è ancora alla ricerca di volontari per questo studio che si sta svolgendo in diversi paesi. In Europa vi partecipano Spagna, Polonia e Italia; ma è in corso anche negli Stati Uniti, in Messico, Brasile e Argentina. Si prevede la partecipazione di circa 3.800 persone.

Vicente Descalzo è medico presso l'Unità MST e HIV dell'Ospedale Val d'Hebron di Barcellona. Lavora a uno studio Mosaic e sottolinea per Euronews: "L'idea è quella di dimostrare l'efficacia e che da lì possa venire un'indicazione. È cercare di coinvolgere molti partecipanti per ottenerne i dati di efficacia. Nelle fasi precedenti si è già calcolato il dosaggio, e si è osservato dove possono esserci effetti collaterali”

A chi viene fornito?

Lo studio è condotto su una popolazione di uomini che hanno rapporti sessuali con uomini e persone transessuali che potrebbero essere a rischio di contrarre l'HIV. "Siamo in una fase molto precoce dello studio" spiega ancora Descalzo. "Stiamo ancora cercando partecipanti, è davvero presto per avere dei dati. Può essere che ci sia qualche analisi intermedia, ma per due anni non credo avremo dei dati"

Secondo i responsabili del progetto, ogni partecipante deve avere tra i 18 e i 60 anni, non essere infetto da HIV e aver deciso di non utilizzare la profilassi pre-esposizione (PrEP) che serve a prevenire l'infezione da HIV (e si è dimostrata in effetti molto efficace). "Se per qualche motivo questa persona non vuole prendere pillole o non è convinta della PrEP, allora possiamo offrirgli di partecipare ad altri studi di prevenzione o di ricerca, come in questo caso, ma ovviamente prima dobbiamo offrirgli quelle strategie che sappiamo aver già funzionato", aggiunge il medico.

Come in altri studi di questo tipo, né il medico né il paziente sanno se si sta inoculando la dose del vaccino o del placebo.

Perché non si sta avanzando come per il COVID?

"L'HIV è un virus che muta molto" illustra Descalzo. "Si replica in modo difettoso e questo ti fa avere molte mutazioni. L'HIV ha mille volte più varianti del coronavirus: in una regione può essere molto diverso rispetto a un'altra, il che rende difficile pensare a come ideare un vaccino che possa proteggere contro tutte le varianti". "

D'altra parte - continua - è comune tra quanti si ammalano di COVID che a un certo punto si guarisca. Mentre non abbiamo ancora notizia di qualcuno che sia guarito spontaneamente dall'HIV", aggiunge il medico dell'ospedale Val d'Hebron.

Un'altra differenza tra i due virus è il numero di incidenza. "L'incidenza dell'HIV è più bassa, quindi è servito molto più tempo per indagarlo", conclude, aggiungendo che nell'indagine sul COVID c'è stato anche un investimento maggiore.

Entro quando si conosceranno più dati?

Il presidente del coordinamento statale spagnolo per l'HIV e l'AIDS (CESIDA), Ramón Espacios, sottolinea che "c'è già uno studio (con gli stessi vaccini) che viene condotto sulle donne, in paesi africani, dove il virus è maggiormente diffuso tra loro, e sembra che lì, dove lo studio è più avanzato, dei dati preliminari potrebbero essere disponibili già entro la fine dell'anno ".

Espacios coltiva una speranza prudente perché ci sono già stati altri casi di vaccini che non hanno funzionato. "Sembra buono, ma abbiamo avuto altre prove e altri tentativi ed è necessario dimostrare che funzioni davvero", ricorda il presidente del CESIDA.

"Bisogna essere certi che la risposta dura - spiega - che gli anticorpi durano abbastanza a lungo e che hanno una capacità sufficiente per bloccare l'ingresso del virus". "Ci sono stati molti altri tentativi e l'ultimo, che è stato fatto in Thailandia, ha scoperto che l'efficacia non era sufficiente, era poco più del 30%. Un vaccino per l'HIV avrebbe bisogno di un'efficacia maggiore"

Svolta per i paesi sottosviluppati?

L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato questo mercoledì a larga maggioranza una serie di misure urgenti per porre fine all'epidemia di AIDS entro il 2030 e ha avvertito che la pandemia di coronavirus ha aumentato le disuguaglianze e peggiorato l'accesso agli antiretrovirali, ai trattamenti e alle diagnosi.

193 nazioni si sono impegnate ad attuare un testo che prevede la riduzione annuale delle infezioni da HIV a meno di 370.000 e i decessi correlati all'AIDS a meno di 250.000 entro il 2025.

"L'HIV continua ad essere un problema di salute pubblica in Spagna e in Europa, ma qui (nel mondo sviluppato) abbiamo accesso alle cure. Abbiamo un'incidenza che è ancora alta ma una mortalità molto bassa perché le persone accedono alle cure e chi è sieropositivo ha la possibilità di vivere bene", afferma il presidente del CESIDA. Tuttavia, ci sono paesi in cui l'accesso alle cure non è universale e rimane molto limitato. "In Tanzania - conclude Espacio - 30.000 persone continuano a morire di AIDS e come stiamo vedendo con il COVID, il modo per porre fine alle epidemie è avere un vaccino efficace"