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La lotta fra nucleare e rinnovabili in Romania in vista della neutralità climatica

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La lotta fra nucleare e rinnovabili in Romania in vista della neutralità climatica
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Il nucleare sta per avere un ritorno di fiamma nell'Unione europea? Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria e Romania hanno in programma di investire pesantemente in questa forma di energia, mentre austriaci e tedeschi puntano sulle rinnovabili e considerano un mito l'idea che il nucleare possa fornire una via d'uscita dalla crisi climatica. Ma il nucleare può avere un ruolo nel Green Deal europeo che punta alla neutralità climatica entro il 2050?

"Impossibile raggiungere gli obiettivi senza il nucleare"

Nel periodo comunista la Romania ha costruito due centrali nucleari, entrambe situate a Cernavoda, una cittadina sul Danubio.

Centrali basate sulla tecnologia canadese Candu, diversa da quella del tristemente noto impianto di Chernobyl, progettato dall'Unione sovietica. Ora la Romania intende costruire altri due reattori e aggiornare quelli esistenti. Un investimento di circa 6 miliardi di euro, dice Theodor Chirica, presidente del consiglio di amministrazione di Nuclearelectrica ed ex presidente della lobby nucleare europea Foratom, che precisa: "Per raggiungere gli obiettivi climatici sottoscritti a Parigi dobbiamo sviluppare le energie rinnovabili ma anche continuare con il programma nucleare. È impossibile raggiungere gli obiettivi senza il nucleare. Oggi parliamo del 18-20 per cento di nucleare. Il 30-35 per cento è fattibile entro il 2050 se proseguiamo su questa strada".

La Commissione europea intende dare un "bollino verde" alle fonti energetiche rinnovabili, incanalando così i futuri investimenti nella produzione di energia a basse emissioni di carbonio. La polemica è accesa. Per Chirica “Una posizione è politico-ideologica, l'altra è scSientificamente fondata. Se, nel peggiore dei casi, il nucelare non rientrasse nella tassonomia verde, non significa che non potremmo costruire reattori nucleari, il problema sarebbe che non potremmo avere accesso a finanziamenti convenienti come gli altri concorrenti, e questo potrebbe influire sulla parte economica del progetto".

Verde o non verde, comunque problematico

Lavinia Andrei è una figura storica dell'ancora poco seguito movimento antinucleare del paese. Secondo lei destinare fondi pubblici al nucleare distorce le condizioni di mercato: "Significa svantaggiare un altro settore, quello delle rinnovabili. La società di distribuzione dell'energia ha dichiarato che la capacità della rete non è sufficiente per le centrali nucleari e per le rinnovabili".

C'è anche un altro problema: a causa dei cambiamenti climatici, i fiumi hanno meno acqua, e l'acqua è necessaria per raffreddare i reattori nucleari. Anche il Danubio è colpito dal fenomeno, e Cernavoda ha dovuto interrompere la produzione già una volta in estate. Una situazione che potrebbe verificarsi più spesso in futuro.

Le alternative: l'eolico

La corsa è iniziata. Chi otterrà la fetta più grande della futura torta energetica della Romania? Gli investimenti nell'energia dipendono da un quadro giuridico stabile. Qualche anno fa la Romania ha sostenuto lo sviluppo delle energie rinnovabili attraverso dei "certificati verdi", un sistema che però è stato poi interrotto, e molti investitori si sono ritirati. Pochi big, come l'Enel, sono rimasti, ad esempio con il parco eolico di Agighiol. Il fornitore italiano in Romania ha 133 turbine.

Enel è uno dei più forti investitori nell'energia verde locale, con un portafoglio di 534 megawatt, 498 dei quali in progetti eolici, più del 16 per cento della capacità totale dei progetti eolici del paese.

Sorin Zamfir, supervisore della manutenzione del parco eolico di Agighiol, è un entusiasta. Spiega: “Lo sfruttamento dell'energia eolica implica l'utilizzo di una tecnologia nuova, moderna e di fascia alta che mi ha attratto, ha rappresentato per me una sfida in quanto professionista. Penso anche che per la comunità locale sia molto importante avere questa nuova tecnologia perché in questo modo ci sentiamo più vicini all'Europa, siamo sulla mappa dell'Europa".

Il potenziale eolico della Romania non è ancora pienamente sfruttato. Si potrebbero installare più turbine, molte di più, dice Sorin: “In questa zona abbiamo un grande potenziale per la costruzione di turbine. E non solo qui. La Romania potrebbe sviluppare questa tecnologia in modo da poter soddisfare tutte le esigenze dei suoi consumatori".

Le alternative: il solare

Anche l'energia solare potrebbe avere un ruolo nel futuro mix energetico in Romania.

Andrei Bucur è membro del consiglio di amministrazione del primo fornitore di energia verde al 100 per cento del paese, una cooperativa piccola ma ambiziosa. È convinto che esista un enorme potenziale, come il milione e mezzo di metri quadrati di tetti di magazzini che potrebbero essere ricoperti di pannelli solari. Ma, denuncia, ci sono ostacoli tecnici da superare, come le cattive condizioni della rete elettrica, e scarsa volontà politica: “La Romania è un paese fortunato, perché in alcune aree abbiamo molto sole e molto vento. Siamo in grado di raddoppiare, come minimo, la produzione di rinnovabili. Ma per poter avere quest'impianto fotovoltaico, bisogna connetterlo alla rete. Non ha senso investire in un impianto fotovoltaico se non si può connettere alla rete".

"Bisogna investire nelle rinnovabili, ma non sono sempre disponibili"

Torniamo a Cernavoda. Costin Antonie lavora nella sala di controllo dove vengono simulati terremoti, guasti al sistema dell'acqua di raffreddamento o attività quotidiane come le operazioni di rifornimento.

Tornando a casa, il pensiero di Costin non si allontana molto dal lavoro: dove trovare l'energia per la mobilità? Come dovrebbe essere il mix energetico perfetto?

"Il primo elemento è il nucleare - risponde -, che è la base, perché è sempre disponibile quando serve. Poi le rinnovabili. Le abbiamo in Romania, dovremmo mantenerle in futuro e anche investire di più in quest'area. Ma non sono disponibili ogni volta che ce n'è bisogno. E questo è compensato dal nucleare".

La Commissione europea deve rimanere neutrale nel campo delle scelte tecnologiche. Ma la decisione che deve prendere se dare il bollino verde oppure no all'energia nucleare avrà un enorme impatto sugli investimenti.