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L'ambientalista contro l'ex popstar di estrema destra: Zagabria sceglie il suo nuovo sindaco

Di Joe Orovic
Miroslav Skoro, a sinistra, e Tomislav Tomasevic
Miroslav Skoro, a sinistra, e Tomislav Tomasevic   -   Diritti d'autore  AP Photo
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Abbracciando la riva meridionale del fiume Sava, il parco Bundek è un insieme verdeggiante di sentieri alberati e un bacino artificiale nella capitale della Croazia, Zagabria. Lo spazio verde, inaugurato nel 2006, potrebbe essere facilmente immaginato in delle capitali europee più glamour. Poco distante, però, il panorama è ben diverso.

A soli tre chilometri a est c'è Jakusevec, la discarica di Zagabria che prese fuoco due anni fa, mentre a cinque chilometri a ovest del parco c'è un complesso ospedaliero decadente, abbandonato a metà dei lavori nel 1992. Nel corso degli anni sono state proposte diverse soluzioni per i due ecomostri, ma nessuna si è mai concretizzata a causa di un groviglio di presunta corruzione, litigi burocratici e rimpalli di responsabilità tra i governi locali e nazionali.

Questa primavera l'architetto de facto del trittico ospedale-parco-discarica, il sindaco di Zagabria di lunga data Milan Bandic, era in corsa per un settimo mandato. I suoi avversari avevano promesso una nuova era che avrebbe messo fine ai 20 anni di governo del sindaco in carica. Ma l'era del sindaco si è conclusa prima del voto: Bandic è morto inaspettatamente per un attacco di cuore a marzo, con conseguenze politiche immediate a livello locale e nazionale.

Chiunque prenda il posto di Bandic erediterà una macchina politica tanto abile a edificare parchi degni delle più moderne capitali europee quanto a costruire discariche malsane. Non sorprende che dopo 20 anni entrambi i candidati stiano promettendo grandi cambiamenti. Il ballottaggio di domenica oppone il deputato e leader di estrema destra Miroslav Skoro al deputato di sinistra Tomislav Tomasevic. Entrambi promettono profonde riforme, ma con percorsi molto diversi per arrivarci.

Skoro, 59 anni, ex cantante pop, ha formato il partito Homeland Movement per riempire un vuoto politico nell'estrema destra, arrivando terzo alle elezioni presidenziali del 2019. Skoro ha promesso di riformare il governo della città e di bloccare l'ascesa di un avversario che ha bollato come "né verde né di sinistra, ma di estrema sinistra".

Tomasevic, 39 anni, e il suo Mozemo! ("Possiamo!") vanta una storia di attivismo civico e ambientale, con otto anni passati a contrastare Bandic nell'assemblea cittadina. Laureato a Cambridge, va in bicicletta alle conferenze stampa: Tomasevic promuove una nuova politica ambientale per una migliore qualità della vita a Zagabria e per il progresso economico. Tomasevic accusa Skoro di essere completamente ignaro dei problemi della città.

Entrambi i candidati promettono di riportare razionalità in un'amministrazione comunale rovinata dal clientelismo, dagli sprechi e dalla corruzione. Tomasevic e Skoro hanno ottenuto rispettivamente il 45% e il 12% dei voti al primo turno. La legge elettorale prevede il ballottaggio se nessun candidato ottiene più del 50% di tutti i voti espressi.

Il verde di sinistra ha guadagnato tanti voti quanti i successivi cinque candidati messi insieme, conquistando 16 dei 17 distretti elettorali. Il suo partito ha mancato per un solo seggio la maggioranza assoluta nel consiglio municipale di Zagabria. L'exploit di Tomasevic nel primo turno e i recenti sondaggi suggeriscono che domenica batterà Skoro.

AP Photo
Milan Bandic in una foto del 2009AP Photo

L'ombra lunga di Bandic

Entrambi i candidati però devono fare i conti con un terzo avversario, ovvero il fantasma di Milan Bandic. "La maggior parte delle persone non sa dire chi fosse il sindaco di Zagabria prima di Bandic", ha detto Karlo Jurak, analista e professore di scienze politiche all'Università di Zagabria.

Due partiti si sono alternati al potere a livello nazionale durante la relativamente breve esistenza della Croazia: i conservatori dell'Unione Democratica Croata (CDU) e i socialdemocratici di sinistra. Bandic ha trascorso la maggior parte del suo mandato camminando sul filo del rasoio politico tra entrambe le parti, formando alleanze vantaggiose con chiunque fosse al potere in quel momento.

"La chiave del mandato di Bandic non era l'ideologia", ha detto Jurak, indicando la propensione del defunto sindaco al pragmatismo politico e al guadagno personale. "Ha teso la mano a entrambi i partiti a livello nazionale. Il suo obiettivo era quello di rimanere al potere".

La morte di Bandic ha preso entrambi i partiti alla sprovvista. Tomasevic è entrato nella corsa elettorale puntando senza mezzi termini alla carica di sindaco. Le 200 pagine del suo programma elettorale sono in pratica una negazione delle politiche di Bandic.

Neanche Skoro è stato tenere con il defunto sindaco, ritenuto responsabile della maggior parte dei mali di Zagabria, da un'amministrazione comunale vacillante a una cultura della corruzione che alimenta una bassa affluenza a ogni elezione.

"Il clientelismo e la corruzione - ha detto Skoro a Euronews - hanno segnato il lungo regno del defunto sindaco, e purtroppo la 'piovra' corrotta ha permeato la politica anche a livello nazionale, quindi capisco molto bene perché i cittadini si sentono apatici. Se qualcosa è la norma, non significa che sia normale. Tutto questo è inaccettabile".

La campagna di Tomasevic ha rifiutato di rispondere alle domande di Euronews prima della pubblicazione di questo articolo.

DAMIR SENCAR/AFP
Il 3 marzo 2021 migliaia di persone hanno partecipato al funerale del sindaco di Zagabria Milan Bandic, nonostante le restrizioni per la pandemiaDAMIR SENCAR/AFP

L'assenza di Bandic è una calamita per una fetta di elettori spesso trascurata: quella degli ottimisti. "Nuovi elettori concentrati sui problemi della città e attratti dall'idea di cambiamento stanno venendo a votare quest'anno", ha detto l'analista Jurak. Mozemo e Tomasevic hanno pubblicato un ampio manifesto che chiede una revisione sistematica del modo in cui funziona la città, con un'enfasi su trasparenza, politiche ecologiche e migliori servizi pubblici.

La visione di Skoro per la città include simili promesse di riformare il modo in cui il governo è gestito, e cerca allo stesso tempo di screditare il suo avversario accusandolo di essere un estremista. Skoro ha definito Tomasevic come né di sinistra né verde, sostenendo che Mozemo fa parte di quella sinistra a cui "non dovrebbe essere permesso di tornare in Croazia o a Zagabria". In pratica un tentativo di collegare Mozemo con i socialisti dell'ex Jugoslavia.

Per Jurak, Skoro sta usando il ballottaggio come un'opportunità per "inviare messaggi alla sua base nazionale". Chiunque vinca dovrà gestire il budget municipale più elevato a livello nazionale - circa un miliardo di euro - e una complicata macchina burocratica, concepita a suo tempo per mantenere Bandic al potere. La posta in gioco per la città non potrebbe essere più alta.

Un'eredità problematica

Sono molte le sfide che attendono il prossimo sindaco di Zagabria. Un forte terremoto ha colpito la città nel marzo 2020 e gli sforzi di ricostruzione devono ancora decollare. Entrambi i candidati hanno promesso di avviare i lavori di ristrutturazione. L'enorme debito della città, le infrastrutture, il traffico e la carenza di scuole e asili sono solo alcuni dei problemi che dovrà gestire il futuro sindaco.

C'è anche il tentacolare apparato comunale di Zagabria. La città funziona attraverso 27 agenzie e uffici, compresa un'impresa ibrida, chiamata Zagreb Holding, che contiene 22 sotto-entità che forniscono servizi pubblici come la gestione dei rifiuti, delle stazioni degli autobus e l'approvvigionamento idrico. Altrove, questi servizi sono gestiti dalle amministrazioni comunali.

Sotto Bandic, l'azienda è servita da salvadanaio di un clientelismo pluridecennale fondato sul nepotismo, ha distribuito lavori e contratti lucrativi attraverso appalti pubblici presumibilmente. Su tutto aleggia l'ombra di una corruzione dilagante. Stando alla gente del posto l'azienda farebbe anche un utilizzo massiccio del denaro dei contribuenti.

"Diverse filiali e uffici devono essere fusi in uno solo e quindi rendere il business più efficiente", ha detto Skoro. "Gli appalti pubblici non saranno più solo uno schermo per assumere padrini, amici, colleghi di partito, ma saranno veramente pubblici e trasparenti e selezioneranno esperti nei singoli campi".

Tomasevic ha anche promesso di ripulire per quanto possibile Zagreb Holding. Le leggi sull'occupazione non consentono di licenziare facilmente i capi dipartimento e i direttori delle agenzie, i quali hanno già fatto sapere che non se ne andranno in silenzio, minacciando di fare causa se la nuova amministrazione cercherà di licenziarli. "Tomasevic - ha detto Jurak - potrebbe dover fare i conti con il divario tra le aspettative e ciò che può effettivamente realizzare".

Bandic, l'instancabile

La macchina comunale di Zagabria è costruita a immagine di Bandic: mostra teatralmente diligenza e abnegazione, ma distribuesce in modo opaco i suoi fondi. Bandic si definiva un ambizioso stacanovista, non risparmiava attacchi ai suoi avversari ed era una onnipresente nelle strade della città e nei media. "Instancabile" era il motto del suo ultimo slogan elettorale prima della morte.

I critici hanno spesso accusato Bandic di aver ignorato le infrastrutture fatiscenti della città e la scarsa qualità della vita in favore di progetti di abbellimento come parchi, monumenti e fontane. Questi ultimi sono diventati una barzelletta ricorrente quando si parla degli sprechi di Zagabria. Eppure, le foto di Bandic con l'elmetto nei cantieri o nei grembiuli erano onnipresenti.

Così come i processi per corruzione. Bandic ha affrontato diverse indagini durante il suo mandato. Al momento della sua morte lui e 10 coimputati erano accusati di aver sottratto tre milioni di euro. Il nome di Bandic era spesso tra i primi menzionati quando si discuteva della presunta cultura della corruzione in Croazia. La cattiva gestione burocratica e scarsa strategia comunicativa sono stati una costante nei due decenni di mandato di Bandic.

Una corsa con implicazioni nazionali

Secondo Jural la corsa a sindaco di Zagabria può avere effetti ben oltre i confini della città. Chiunque vinca potrebbe usare il suo mandato alla guida della più grande amministrazione comunale della Croazia per guadagnare popolarità a livello nazionale. Sistemare una città problematica come Zagabria potrebbe aumentare il profilo nazionale di Tomasevic o Skoro.

I croati hanno l'abitudine di cercare una "terza opzione" alternativa per poi abbandonarla rapidamente. Gli esperti sostengono che questa volta è diverso. Le terze opzioni di questa tornata elettorale, tra cui Mozemo di Tomasevic, sono partiti auto-generati creati intorno a una specifica serie di questioni ampiamente ignorate dall'establishment. Non sono propaggini dell'ordine stabilito. Altre grandi città croate come Spalato e Fiume hanno dato a candidati di terzi, per lo più di sinistra, una possibilità di ballottaggio questo fine settimana.

Skoro, che ha già corso per la presidenza, non ha nascosto le sue ambizioni a livello nazionale. Mozemo e Tomasevic, tuttavia, sostengono che la loro attenzione è solo su Zagabria. Almeno per ora.