Con le elezioni in Israele alle porte, il premier Benjamin Netanyahu è alle prese con rivelazioni su presunti allarmi prima dell’attacco di Hamas del 7 ottobre e reagisce con un discorso incendiario all’ONU rivolto agli elettori e al mondo
La pressione politica su Benjamin Netanyahu aumenta dopo una nuova serie di rivelazioni su presunti avvertimenti ricevuti da Israele prima dell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. In pochi giorni sono emersi nuovi dettagli su un presunto monito arrivato dagli Emirati Arabi Uniti, su una visita segreta del capo dell'intelligence egiziana a Israele e su un messaggio attribuito all'allora leader di Hamas Yahya Sinwar.
Le rivelazioni arrivano nel pieno della campagna elettorale israeliana, con il voto nazionale fissato per il 27 ottobre. La gestione dell'attacco del 7 ottobre è uno dei temi centrali della campagna e l'opposizione torna a chiedere un'inchiesta ufficiale per chiarire quali informazioni fossero arrivate alla leadership israeliana prima dell'attacco e come fossero state gestite.
Gli Emirati: il presunto avvertimento a Netanyahu
Sabato il New York Times ha confermato, attraverso una propria inchiesta, quanto già riferito dal quotidiano israeliano Haaretz: il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, avrebbe avvertito segretamente Netanyahu del rischio di un attacco di Hamas prima del 7 ottobre.
Secondo le ricostruzioni citate dal New York Times, il monito non sarebbe stato condiviso con i vertici della sicurezza israeliana. Haaretz aveva riferito in precedenza che l'avvertimento sarebbe arrivato in una telefonata di circa 45 minuti, dieci giorni prima dell'attacco.
All'epoca l'ufficio del primo ministro aveva respinto categoricamente la ricostruzione, definendola una "menzogna assoluta" e negando che Netanyahu avesse parlato con il leader emiratino. Il PMO ha ribadito che nessun avvertimento dagli Emirati era stato dato al premier prima del 7 ottobre.
La visita segreta del capo dell'intelligence egiziana
Un'altra ricostruzione è arrivata dal settimanale statunitense The Atlantic. Secondo l'inchiesta, il 26 settembre 2023, undici giorni prima dell'attacco, il capo dell'intelligence egiziana Abbas Kamel avrebbe compiuto una visita segreta in Israele durata circa 67 minuti.
Kamel avrebbe avvertito della possibilità di un'azione significativa da parte di Hamas e avrebbe sollecitato Israele a ridurre le tensioni nella Striscia di Gaza. Secondo The Atlantic, però, il messaggio non conteneva dettagli specifici su un possibile attacco. Non è inoltre chiaro con chi Kamel si sia incontrato durante la sua permanenza in Israele.
La rivista sostiene che gli avvertimenti egiziani sarebbero proseguiti fino a due giorni prima del 7 ottobre. Il PMO ha però respinto anche questa ricostruzione, sostenendo che Netanyahu non aveva incontrato né parlato con Kamel nei mesi precedenti l'attacco e che nessun funzionario dell'intelligence israeliana gli aveva trasmesso un simile avvertimento.
L'ex ministro Gallant: "Ho sentito parlare degli avvertimenti dai media"
Domenica è arrivata anche la testimonianza dell'ex ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant.
Intervistato dalla radio dell'esercito israeliano, Gallant ha dichiarato che Israele avrebbe ricevuto settimane prima del 7 ottobre un messaggio riconducibile a Yahya Sinwar, allora leader di Hamas a Gaza. Il messaggio sarebbe stato trasmesso attraverso un ex alto esponente di Fatah nell'ambito di negoziati segreti per uno scambio di prigionieri.
Secondo Gallant, Sinwar avrebbe avvertito che avrebbe "scosso le prigioni". L'ex ministro ha però precisato di non essere stato informato degli avvertimenti stranieri mentre era alla guida della Difesa.
"Ho sentito parlare per la prima volta di questi avvertimenti dai media", ha dichiarato Gallant.
Gallant ha inoltre sostenuto che, durante la guerra, Netanyahu avrebbe tenuto fuori lui e altri vertici della sicurezza da alcune delle conversazioni più delicate con gli Stati Uniti, comprese quelle relative agli ostaggi e alle munizioni. Secondo l'ex ministro, sarebbe capitato di apprendere il contenuto di queste conversazioni solo dopo essere stato contattato da funzionari statunitensi.
Netanyahu respinge le accuse mentre si avvicina il voto
Le nuove rivelazioni arrivano a poche settimane dalle elezioni nazionali israeliane del 27 ottobre, che determineranno la composizione dei 120 seggi della Knesset.
Netanyahu ha finora respinto le richieste dell'opposizione per un'inchiesta ufficiale sulla gestione degli eventi legati al 7 ottobre. Il premier ha invece utilizzato il suo recente intervento all'Assemblea generale dell'ONU per ribadire la propria linea sulla sicurezza di Israele e rispondere alle critiche internazionali.
Nel suo discorso, Netanyahu ha accusato i suoi avversari di voler cancellare Israele e ha difeso le operazioni militari del Paese. Decine di delegazioni hanno lasciato l'aula dell'Assemblea generale mentre il premier si avvicinava al podio, in segno di protesta contro le politiche israeliane. Tra le delegazioni rimaste in aula c'erano quelle di Stati Uniti, Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Ucraina, Giappone e India.
Netanyahu ha poi rivolto dure accuse a diversi Paesi, tra cui Qatar e Turchia, e al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, con il quale lo scontro politico e diplomatico è ormai aperto. Erdoğan, nel suo intervento all'ONU, ha a sua volta accusato Israele di una condotta genocidaria a Gaza, mentre Netanyahu ha definito "la più grande menzogna del secolo" l'accusa di genocidio rivolta a Israele.
Sul fronte interno, intanto, le nuove ricostruzioni riportano al centro una domanda che Netanyahu cerca da tempo di tenere fuori dal dibattito politico: quali informazioni arrivarono ai vertici israeliani prima del 7 ottobre e perché non impedirono l'attacco? Le accuse restano oggetto di contestazione, con il PMO che continua a negare le principali ricostruzioni emerse sulla stampa.