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Facebook nel mirino della Ue. Pronta indagine sul mercato dei piccoli annunci

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Dopo vari colossi, ultimo in ordine di tempo Amazon, ora nel mirino di Bruxelles finisce anche Facebook. La Commissione Europea si appresta ad aprire un’inchiesta formale nei confronti del social network per indagare su possibili pratiche anticoncorrenziali. Secondo il Financial Times, l’obiettivo sarebbe quello di stabilire se Facebook stia danneggiando i propri concorrenti nel settore dei piccoli annunci.

In particolare, la Commissione avrebbe inviato dei questionari alla società di Mark Zuckerberg e ai suoi rivali per determinare se il colosso stia creando una distorsione del mercato promuovendo Marketplace gratuitamente ai suoi 2 miliardi di utenti.

Secondo il giornale britannico, Facebook fino ad ora risulta essere l'unica delle grandi società di Big Tech scampata alle indagini Antitrust di Bruxelles, a dispetto di Amazon, Google, Microsoft e Apple. Il via libera all'indagine formale dovrebbe essere annunciata nei prossimi giorni, salvo colpi di scena.

Facebook e l'Antitrust del Regno Unito

Intanto la Competition and Markets Authority, l’autorità antitrust del Regno Unito, ha aperto un’indagine sull’acquisizione da parte di Facebook della piattaforma online Giphy. Nel dettaglio, il regulator intende esaminare se l’accordo possa comportare una sostanziale riduzione della concorrenza nel Regno Unito e ha dichiarato che stabilirà entro il 25 marzo se sottoporre l’accordo per un’indagine più approfondita.

Facebook ha acquistato Giphy, una popolare piattaforma online che consente agli utenti di cercare immagini animate, a maggio dello scorso anno. A novembre, una sentenza del Competition Appeal Tribunal ha respinto tutti i motivi di ricorso presentati da Facebook.

Inchiesta Amazon negli USA

Dall’Europa agli Stati Uniti dove la procura di Washington ha presentato ricorso contro il colosso dell’e-commerce Amazon con l’accusa di pratiche monopolistiche illecite a danno dei consumatori, della concorrenza e dell’innovazione.

Secondo la procura il gruppo adotterebbe dei sistemi per impedire a rivenditori terzi, che usano la sua piattaforma, di vendere i propri beni su altri siti o sul proprio a prezzi più bassi. Il colosso chiederebbe commissioni che raggiungono il 40% del prezzo di vendita che finiscono per impattare sul prezzo finale praticato ai clienti. Accuse respinte dalla società che in una nota ha affermato che sono i venditori a stabilire i loro prezzi per i prodotti che offrono alla piattaforma on line.