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Il nodo dei diritti umani in Turchia

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Di Euronews
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Il nodo dei diritti umani in Turchia
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Il presidente Erdogan potrebbe vivere alcuni momenti spiacevoli questa settimana, quando il Parlamento europeo discuterà, martedì, sulla situazione dei diritti umani in Turchia.

Probabile che i deputati adottino una posizione molto più dura nei confronti della Turchia rispetto al Consiglio e alla Commissione, che hanno recentemente espresso la loro disponibilità a impegnarsi nuovamente con Ankara, a condizione che la Turchia compia progressi in materia di diritti umani.

Ma questo potrebbe essere un pio desiderio. I rapporti del 2020 su questo tema del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e di Human Rights Watch dipingono un quadro devastante, citando una drammatica erosione dello stato di diritto e del quadro democratico della Turchia.

Separazione dei poteri? Assolutamente no, dice questo ex ambasciatore europeo in Turchia.

Marc Pierini, Carnegie Europe: "Come abbiamo visto in diversi casi, ciò che conta è l'opinione del presidente. E quindi, i pubblici ministeri non solo applicano ciò che il presidente ha detto con un intervallo di pochi giorni, ma poi diventano anche i suoi promotori. (... ) Chiunque potrebbe andare in prigione per qualsiasi cosa. "

Il controllo esecutivo sulla magistratura in Turchia ha portato i tribunali ad accettare sistematicamente accuse fasulle, a detenere e condannare individui senza prove convincenti, afferma Human Rights Watch.

Non sorprende che si tratti di individui che il governo Erdogan considera nemici.

Tra questi ci sono giornalisti, politici dell'opposizione, attivisti e difensori dei diritti umani.

Dice Paul Levin, dell'Università di Stoccolma: "Molti di loro sono scomparsi nelle carceri e ci sono stati alcuni controlli ed equilibri che in realtà sono stati allentati dopo la revoca degli stati di emergenza. Ci sono state segnalazioni di abusi e torture in carcere. (...) È una grave preoccupazione in Turchia."

Nonostante questo pessimo record, i presidenti della Commissione e del Consiglio dell'UE hanno recentemente visitato Erdogan ad Ankara, chiudendo così un occhio sul regresso democratico, come suggeriscono i critici.

Ma Bruxelles difende il viaggio, dicendo che la situazione dei diritti umani era un argomento con Erdogan e che la delegazione ha chiarito che i diritti umani non sono negoziabili.

Continua Paul Levin, Università di Stoccolma: "Quando i leader europei ripetono di essere seriamente preoccupati per gli sviluppi in Turchia questo pèurtroppo non ha lo stesso peso di una volta, senza dubbio".

Bruxelles esercita pero' ancora un'enorme influenza sulla Turchia, poiché l'UE è di gran lunga il principale partner commerciale di Ankara.

Pertanto, è nell'interesse di Erdogan evitare sanzioni economiche dell'UE o anche pressioni per motivi interni - ed elettorali -.

Sottolinea Marc Pierini del Carnegie Europe: "Il punto debole della parte turca è l'economia. L'economia sta andando in rovina. Il successo di Erdogan è stato quello di permettere al suo elettorato ceto medio basso di migliorare il proprio tenore di vita. Non è più così".

Affari con l'Europa in cambio di riforme democratiche?

La risposta potrebbe però arrivare prima piuttosto che dopo le prossime elezioni generali turche che si terranno nel 2023.