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Lo sfruttamento e gli abusi dietro "il piacere così sano" di mangiarsi una fragola

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Di Marta Rodriguez Martinez
La stagione della raccolta delle fragole a Huelva inizia alla fine di gennaio e dura fino a marzo.
La stagione della raccolta delle fragole a Huelva inizia alla fine di gennaio e dura fino a marzo.   -   Diritti d'autore  Foto di Oliver Hale su Unsplash
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"Sono qui con una fragola e penso: che roba, dietro un piacere così innocente e sano c'è così tanto sfruttamento, ci sono così tanti abusi e violazioni dei diritti di così tante donne". A dirlo è l'attrice spagnola Alba Flores, conosciuta in tutto il mondo come una delle protagoniste della serie Netflix, La Casa di Carta.

Assieme a lei, tanti altri artisti spagnoli hanno aderito alla campagna #ComeConDerechos ("mangia, ma con diritti") lanciata da un collettivo di lavoratrici a giornata di Huelva nel bel mezzo della raccolta della stagione di raccolta delle fragole.

L'obiettivo è quello di sfruttare il crescente interesse verso un'alimentazione sana e biologica per denunciare lo sfruttamento a cui sono sottoposti i lavoratori nei campi.

"Vogliamo approfittare del boom di consapevolezza sull'alimentazione, sul modo in cui consumiamo e sul modo in cui ci nutriamo", ha detto a Euronews Ana Pinto, portavoce delle lavoratrici in lotta. A suo dire, è arrivato il momento che movimenti come il vegetarismo, il veganismo e l'agro-ecologia mettano sul tavolo delle rivendicazioni anche i diritti umani.

La Spagna è il principale produttore europeo di frutta e verdura. A Huelva, nel sud del paese, la coltivazione delle fragole genera circa 500 milioni di euro di reddito ogni anno.

Ma il settore dell'"oro rosso" è altamente femminilizzato e la componente razziale è forte, continua Pinto. Razzismo e machismo si aggiungono così al cocktail di abusi quotidiani nei campi.

Il rapporto EUxploitation, pubblicato dalla ONG italiana Terra!, definisce discriminatorio "il modello Huelva". Ad esempio, i datori di lavoro includono tra i requisiti di selezione delle lavoratrici a giornata il fatto che siano madri. "Il legame con un bambino nel suo paese d'origine è una garanzia per il datore di lavoro che la clausola del ritorno a casa sarà rispettata", sottolinea la ricerca.

Pinto conferma che chi assume, preferisce persone senza documenti, da alloggiare in baracche e pagare la metà di quanto pagherebbero i lavoratori a giornata locali. Alla fine, tutti finiscono in condizione di precarietà: i nuovi arrivati, perché devono sottostare a condizioni di lavoro pari allo sfruttamento, e chi è del luogo, perché l'offerta di lavoro viene ridotta al minimo.

"La vita è sempre più difficile, c'è meno lavoro, il sussidio di disoccupazione è una miseria e, con l'aumento del salario minimo, abbiamo aumentato la tassa di bollo agricola da 97 a 127 euro", dice Pinto. "La gente deve emigrare dai villaggi, la vita è molto precaria. Si finisce per ipotecare [gli averi dei] nostri nonni, e tra la gente di qui si sta creando un discorso di odio molto forte contro la popolazione migrante. Pensano vengano a rubare il lavoro".

La realtà dietro le fragole di Huelva non ha fatto altro che peggiorare durante la pandemia. Lavoratori che non possono condividere un mezzo per recarsi sul luogo di lavoro a causa del Covid, focolai messi a tacere e pressione sui lavoratori per prendersi congedi volontari di malattia - cosa che impedisce loro di poter accedere alla disoccupazione.

A luglio 2020, Euronews ha visitato i campi del sud della Spagna nell'ambito dell'inchiesta Invisible Workers, raccogliendo le testimonianze di oltre 20 ex raccoglitori di frutta a Huelva e dintorni.

Molti hanno detto di non aver mai ricevuto mascherine o guanti; tutti si sono lamentati delle ore non pagate, delle dure condizioni di lavoro e della forte pressione per raccogliere grandi volumi di frutta.

José Antonio Brazo, rappresentante sindacale della SAT di Huelva, spiegò all'epoca che chi non era abbastanza produttivo veniva punito: "È un sistema medievale. Se non si raccoglie la somma richiesta, si viene puniti con uno, due o tre giorni senza lavoro".

Ma quanto succedendo a Huelva non è così diverso dal resto del continente. Nel rapporto E(U)xploitation si parla di casi di gravi abusi nelle filiere agricole di pomodori e asparagi in Italia, ma anche in Grecia.

Difficile però trovare qualcuno disposto a testimoniare così da poter dare un volto agli abusi. "Ho perso il mio lavoro, è per questo che parlo", dice Ana Pintos, che riconosce che molti dei suoi colleghi non possono permetterselo: "Se protesti, non lavori più".