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Il viaggio spettacolare di Faust all'Opéra Bastille

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Il viaggio spettacolare di Faust all'Opéra Bastille
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Di Katharina Rabillon
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Il desiderio di eterna giovinezza è al centro del "Faust" di Gounod. Cosa faresti se potessi tornare indietro nel tempo e tornare giovane? Benjamin Bernheim è un Faust in cerca di risposte

Una nuova produzione, che avrebbe dovuto andare in scena a marzo all'Opéra Bastille di Parigi, ma cancellata a causa della pandemia. Viene però trasmessa in tv su France 5, questo venerdì 26 marzo e sarà in seguito disponibile su Culturebox.

La ricerca dell'eterna giovinezza. Un patto con il diavolo. Il viaggio spettacolare del "Faust" di Gounod. "È il mondo di Parigi e ci fa viaggiare", ci racconta il tenore Benjamin Bernheim, che incarna Faust. Al suo fianco, Ermonela Jaho, che affascina come Marguerite. Per la soprano "è un vero viaggio dentro l'anima umana".

Una produzione al passo coi tempi

Una nuova produzione multimediale, visivamente potente, all'Opéra Bastille, che accende i riflettori sull'ossessione della società contemporanea per l'eterna giovinezza. "Penso che il tema della giovinezza e del desiderio di tornare indietro nel tempo sia davvero universale, si può probabilmente far risalire ai tempi antichi", racconta Tobias Kratzer, direttore di scena. "Il Faust di Goethe vuole sapere cosa tiene insieme il mondo, ha un grande spirito di ricerca. Il Faust francese vuole semplicemente la giovinezza".

L'opera racconta la storia mitica dell'anziano filosofo Faust, che vende la sua anima al diavolo Mefisto, in cambio della giovinezza e della bella Marguerite.

"Faust è un finto giovane, perché ha l'esperienza della sua vita precedente e certamente la ricorda", spiega il tenore che lo interpreta. "Nonostante lo vediamo anziano all'inizio, c'è qualcosa di molto umano nel suo bisogno di essere amato, di essere accettato e nel suo bisogno di donare".

Un'opera che era già all'avanguardia nel 1800, come dichira Kratzer: "È un'opera che a suo tempo aveva già un lato multimediale: aveva ogni effetto teatrale che il palcoscenico del XIX secolo poteva offrire. Per questo era importante per me tradurre tutto ciò per il palcoscenico contemporaneo".

Ma, ovviamente, metterla in scena ai nostri tempi è tutta un'altra cosa: "Oggi abbiamo delle possibilità che non avevamo vent'anni fa: il video mapping, le proiezioni, i microfoni, le telecamere dal vivo. Possiamo davvero adattare l'opera al grande schermo e creare un'opera cinematografica", spiega Bernheim.

Secondo la soprano Jaho tutte queste novità tecnologiche non facilitano però sempre il lavoro di chi calca la scena: "L'Aria dei gioielli è stata un po' impegnativa per me onestamente, perché avere la telecamera così vicina... non è facile esprimere ed essere un'attrice allo stesso tempo. Perché dopotutto stiamo cantando dei sentimenti".

E alla fine dell'opera i due protagonisti si ritrovano."È il momento del giudizio finale e così Faust, che è pieno di rimorsi, ritrova Marguerite, che ha passato l'inferno", spiega il tenore. "Penso sia la lotta di ogni anima umana non sapere se si stia facendo la cosa giusta o no nella vita. È una specie di lotta interiore", risponde la soprano.