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Musica, i 'colori' unici del soprano Sonya Yoncheva

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Musica, i 'colori' unici del soprano Sonya Yoncheva
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Il suo amore per i personaggi (femminili) forti e passionali traspare in un programma unico da Verdi, Händel, Dvořák sino a Edith Piaf. Una delle dive più abbaglianti dell'opera porta in scena la sua voce unica nella biblioteca barocca del monastero tedesco di Schussenried.

Il soprano bulgaro Sonya Yoncheva al "Met Stars Live in Concert", a cura del Metropolitan Opera, è accompagnata dal pianista Julien Quentin, in diretta streaming in tutto il mondo sino al 12 marzo.

"È un programma molto personale - dice Yoncheva - ho voluto fare questo viaggio tra il momento in cui ho lasciato il Metropolitan e quello che seguirà ora nella prossima stagione. Sono successe molte cose nella mia vita personale, sono diventata madre per la seconda volta. Molti colori in me sono cambiati. Sono un'altra donna, che cresce, che cambia ogni giorno".

La serie di concerti è diretta a migliaia di chilometri di distanza, da New York. Peter Gelb, direttore del Metropolitan, spiega in che modo la performance degli artisti, in occasione della rassegna "Met Stars Live in Concert", non si discosti troppo dalle esibizioni con il pubblico in sala: "È dal vivo e questa è la chiave -sottolinea Gelb - I cantanti hanno l'adrenalina di sapere che migliaia di persone stanno guardando anche se non sono nella stanza con loro. Ed è l'adrenalina della performance dal vivo dove tutto può succedere".

In scaletta, la "Canzone alla luna" di Dvořák gioca con il lato etereo di Sonya Yoncheva.

"Essendo spirituale e coinvolgendo la luna, ho sempre pensato che fosse molto, molto romantico perché noi persone della parte slava del mondo siamo molto spirituali", commenta il soprano.

Sonya Yoncheva propone un concerto declinato nei diversi stili, trame e periodi della sua carriera. Il suo repertorio danza da Händel a Puccini senza soluzione di cpntinuità, passando per Verdi, Bizet e Piaf in un percorso sinuoso che mette in risalto l'eclettismo dell'interprete, che porta sul palco tante storie diverse, spesso al femminile.

"Mi piacciono le donne con una storia, con molto carattere, tanta sostanza da raccontare, ma a volte è solo una folgorazione musicale. Ascolto qualcosa e dico: È impossibile che io non canti questo", ammette Yoncheva.

Con "Hymne à l'amour" di Marguerite Monnot e Édith Piaf si chiude il concerto: un'antologia di suggestioni e colori in musica.