ULTIM'ORA
euronews_icons_loading
protests in yangoon

Ci sono scontri in tutte le principali città del Myanmar. sono una decina i morti negli incidenti urbani tra forze golpiste e oppositori. Vittime a Monywa, a Yangon, la capitale, a Mandalay e a MyingGyan.

Secondo i video propagati dalle reti sociali, ormai le forze di sicurezza della giunta militare non esiterebbero a sparare sulla folla ad altezza di persona.

Dal putsch militare dell'1 Febbraio hanno perso la vita una trentina di manifestanti.

La folla chiede il ripristino della legalità democratica, la conferma della validità delle elezioni, la liberazione degli attivisti incarcerati, soprattutto della leader politica di punta e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi.

Proprio il partito della celebre donna politica birmana, la Lega Nazionale per la Democrazia, si era affermato con un ampio risultato alle elezioni di febbraio. Come conseguenza i militari reagirono con un putsch, accusando i vincitori di brogli elettorali.

Infatti chi protesta chiede prima di tutto che l'esercito torni nelle caserme abbandonando le stanze del potere e le strade.

In Myanmar c'è stata una dittatura militare dal 1962 al 2011.

Inoltre le tensioni si estendono dalle strade birmane all'Onu, dove l'ambasciatore del precedente governo democratico si rifiuta di cedere il seggio al nuovo rappresentante diplomatico sostenuto dai militari.

Si tratta di un'impasse perché il riconoscimento del nuovo inviato di Yangon al Palazzo di vetro apparirebbe come un implicito riconoscimento dell'esecutivo dei generali golpisti.

Tuttavia l'Asean (l'Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico) vuole evitare lo scontro, e si è limitata a chiedere ai militari birmani di cercare il dialogo e di liberare i prigionieri politici, senza emanare nessun messaggio di condanna per il golpe.