This content is not available in your region

Intervista: anticorpi monoclonali non efficaci contro Covid, perché spendere così tanti milioni?

Access to the comments Commenti
Di Lillo Montalto Monella
Il memorandum del medico di Donald Trump alla Casa Bianca, Sean Conley, in cui si attesta che è stato curato con una dose da 8g di cocktail Regeneron
Il memorandum del medico di Donald Trump alla Casa Bianca, Sean Conley, in cui si attesta che è stato curato con una dose da 8g di cocktail Regeneron   -   Diritti d'autore  Jon Elswick/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

Dopo il via libera "in via straordinaria e in considerazione della situazione di emergenza", da parte dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), il governo italiano ha riservato un fondo da 400 milioni di euro all'acquisto degli anticorpi monoclonali per cercare di combattere la pandemia. Lo ha fatto, peraltro, utiizzando una procedura prevista per le emergenze chimico-batteriologiche e i disastri nucleari.

In questo approfondimento, abbiamo spiegato cosa sono (anticorpi sintetici che rafforzano le difese immunitarie nella fase iniziale dell'infezione) e abbiamo sentito il parere di due docenti favorevoli alla loro adozione.

La stessa Aifa, tuttavia, parla di "immaturità dei dati e la conseguente incertezza rispetto all’entità del beneficio", a fronte di un costo relativamente elevato (circa 2mila euro per una dose).

Finora, sottolinea Aifa, la riduzione del tasso di ospedalizzazione è di circa il 5% - non superiore in ogni modo all'11% dei soggetti a cui sono stati somministrati nell'ambito di trial clinici non ancora conclusi.

Dopo la decisione dell'Aifa, in Italia infuria il dibattito tra scienziati favorevoli e contrari al loro utilizzo. Gli anticorpi monoclonali non hanno ancora ricevuto il via libera europeo, ma - prima dell'Italia - anche Germania e Ungheria li hanno autorizzati.

Abbiamo chiesto a Giorgio Gilestro, neurobiologo e professore all'Imperial College di Londra, perché a suo modo di vedere si tratta di uno spreco di denaro pubblico. Da un doppio punto di vista: di efficacia e somministrazione.

Iniziamo dall'efficacia.

"Il problema dei monoconali è che non funzionano", dice a Euronews il prof. Gilestro. "Ce lo dicono i dati, e quindi c'è una certa riluttanza da parte dei medici in America a somministrarli. Se guarda i giornali americani, vedrà ovunque che la somministrazione in alcuni stati in America è del 10% rispetto alle risorse comprate ogni anno. Su 100/200 dosi comprate, solo 10 vengono somministrate. I dati sono troppo troppo immaturi e non c'è evidenza che funzionino".

É pur vero che il paziente più importante degli Stati Uniti d'America è stato trattato con un cocktail di anticorpi monoclonali e non è finito in rianimazione.

"Trump ha ricevuto una somministrazione di 2 Regeneron - che tra l'altro non sono nemmeno in commercio, perché lui ha preso una doppia dose da 8 grammi che nessun altro ha preso, una "super botta". Ma se veramente un farmaco ha effetto su una singola persona, non è possibile capire se si tratti di una preghiera, di qualcosa di miracoloso, perché non c'è un controllo. Questo discorso conduce al metodo Di Bella, o Stamina: una strada fatta di aneddoti su Trump, o su mio cugino, che è guarito. Ma non è scienza".

"In scienza, facciamo le sperimentazioni, i clinical trials. Viene dato a mille persone il farmaco e ad altre mille il 'controllo' [placebo, n.d.R.], e poi si mettono a confronto i gruppi per vedere quale è guarito di più".

C'è poi un'altra considerazione, che ha a che fare con il funzionamento dell'anticorpo monoclonale.

"Il monoclonale si attacca al virus e se lo porta via", continua Gilestro. "Si ha in circolo solo la quantità di monoclonale che viene iniettata. Ma il virus si replica, e i monoclonali non riescono a stare dietro a miliardi di copie di virus, perché ogni monoclonale usato è un monoclonale buttato, dato che l'anticorpo - nel momento in cui si lega la virus - sparisce. Questo è anche il motivo per cui più ne vengono iniettate, di queste molecole, meglio è. Ed è il motivo per cui Trump ha preso 8 grammi, mentre adesso stiamo parlando di 700 milligrammi, la dose autorizzata da Aifa. Le dosi a 2,8 grammi e a 4 grammi non sono state utilizzate perchè statisticamente i dati non sono buoni".

Quali sono i dati che conosciamo con certezza sui monoclonali?

"Se andiamo a vedere la scienza, le differenze tra guariti e non guariti sono talmente piccole che non possiamo statisticamente dire se sono reali o attribuiti attribuibili al caso. I numeri sono così piccoli perché sono numeri che si riferiscono alle famose fasi di sperimentazione 1 e 2, cioè quelle che si fanno per avere i dati preliminari. Sulla base di quei dati preliminari, poi, si decide di andare alla fase tre. Ormai è un concetto che ci è familiare, tramite i vaccini".

"Quindi per tutti questi anticorpi monoclonali abbiamo dei dati, quelli che sono stati quelli utilizzati da Fda e Aifa, e che si basano sulle sperimentazioni di fase 2, ma non ci sono dati definitivi sulle sperimentazioni di fase 3. Ebbene, cosa ci dicono questi numeri? Ci dicono che c'è una piccola differenza - si parla di una riduzione del rischio che va dal 5 al 10 per cento - ma statisticamente non significativa, indistinguibile dal caso. Con risultati così, normalmente ci si troverebbe a tavolino e si metterebbe addirittura in discussione l'eventualità di continuare la sperimentazione verso la fase tre".

"Ma ci sono due particolari fattori che hanno influenzato sulla decisione. Da un lato, ovviamente, c'è una pandemia mondiale, e quindi uno ci pensa su due volte prima di buttare via qualsiasi possibile farmaco. Dall'altro, lo sviluppo di questi monoclonali è tutto già stato pagato da Trump con l'operazione Warp Speed, che gli Stati Uniti hanno messo in piedi. Quindi, dal punto di vista dell'azienda non c'è nessun problema ad andare avanti, perché tanto tutto è già stato tutto già stato pagato. Dal punto di vista del governo, c'è quello che gli economisti chiamano sunk cost, ovvero: hai pagato così tanto fino ad ora, conviene versare ancora un po di soldi per fare l'ultimo passetto. Questo è il motivo per cui si sta continuando andare avanti".

"Non è detto che magari dalla combinazione di altri monoclonali, o di altri dosaggi, qualcosa non venga fuori. Ma, al momento, con questi anticorpi e questi dosaggi, i risultati sono cristallini, e non c'è effetto. Quindi spendere così tanti soldi su qualcosa che non ha effetto prima di tutto è un problema etico. Ma c'è anche un altro rischio".

Qual è l'altro rischio?

Nonostante siano tra i farmaci più venduti e più di successo al mondo [nella lotta contro il cancro o l'artrite remautoide, per esempio], la gente non conosce benissimo i monoclonali. Sembra quasi un'invenzione dell'ultimo minuto. Se questi monoclonali contro il Covid effettivamente non dovessero funzionare, si creerebbe una specie di scetticismo nel pubblico, che poi dirà che non funzionano e non vanno più usati - quando invece sono una risorsa fantastica [per altre malattie]. Si tratta semplicemente di usare i farmaci giusti al momento giusto".

Darron Cummings/Copyright 2017 The Associated Press. All rights reserved.
Il quartier generale della Eli Lilly a Indianapolis: l'azienda farmaceutica è una delle due a produrre i monoclonali autorizzati all'uso in ItaliaDarron Cummings/Copyright 2017 The Associated Press. All rights reserved.

Come mai, secondo lei, in Italia infuria un dibattito così virulento tra scienziati, se i dati sono così chiari?

"Non essendo in Italia, non seguo tantissimo la polemica mediatica perché non guardo la televisione, quindi queste cose le percepisco attraverso Twitter. Quello che posso dirle è che purtroppo il dibattito scientifico in Italia, negli ultimi nove mesi, è stato avvelenato da alcune persone che continuano a spingere per linee ideologichem invece che scientifiche. Qualcuno dice qualcosa, e lei giustamente - non essendo del settore - crede a me come crede nell'altra persona. Da qui si genera questa sensazione nel pubblico di spaesamento, di disorientamento, perchè ovviamente non si sa più a chi chiedere. C'è però un trucco per ovviare a questo sistema. Il trucco è quello che in inglese si chiama accountability. Se io le dico che il virus sta morendo, che il virus è morto, che non ci sarà la seconda ondata, che c'è una cura, e alla fine queste cose non si avverano, ci si crea una reputazione... diciamo non tanto affidabile".

"Di fatto, i dati sono disponibili per tutti scienziati. Il report del Cts di Aifa dice che questi farmaci non funzionano, lo dice chiaro e tondo. Dicono che i dati sono preliminari e immaturi. Nessuna persona ragionevole stanzierebbe 400 milioni per dati preliminari e immaturi".

In Germania, Israele e Ungheria sono stati adottati, mentre l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) li sta ancora studiando.

"Anche i vaccini sono stati autorizzati in maniera emergenziale, come gli anticorpi monoclonali. Ma non c'è nessuna agenzia regolatrice al mondo che esiterebbe sui vaccini. Invece, per quanto riguarda gli anticorpi monoclonali, stiamo parlando di Stati Uniti, Italia, Germania... questi tre-quattro stati. Anche questo è indice del fatto che c'è abbastanza consenso internazionale tra le agenzie regolatrici, che i dati sono quelli che sono".

"Poi, evidentemente, se qualcuno ha più soldi a disposizione, e volesse fare una scommessa o volesse fare contento il popolo che lo chiede con la pancia... ma qui siamo in politica, ed è una cosa su cui io non posso commentare. Non ho la competenza di dire politicamente quale sia la decisione migliore, posso dire la mia dal punto di vista scientifico".

"Detto questo, mi aspetto che quello che noi adesso stiamo vedendo qui in Italia, probabilmente lo vedremo anche in Germania nei prossimi giorni".

Da lei, nel Regno Unito, qual è lo stato dell'arte del dibattito sui monoclonali?

"Non esiste. Non se ne parla. C'è un trial molto buono, molto grande, che si chiama Recovery. Un trial multicentrico, che include un sacco di medicinali, e tra questi ci sono anche i monoclonali Regeneron. Hanno iniziato diversi mesi fa, e si aspettano i risultati. Insomma si fa quello che si deve fare, la cosa corretta. Si fa la ricerca, i trial, le sperimentazioni e si aspetta di vedere cosa viene fuori. Come si è fatto con i vaccini. Nessuno si è sognato di autorizzare un vaccino dopo la fase 2, saltando la fase 3. Se qualcuno proponesse una cosa del genere, ci sarebbe un'insurrezione. Eppure con i monoclonali si è fatto".

Nessuno si è sognato di autorizzare un vaccino dopo la fase 2, saltando la fase 3. Se qualcuno proponesse una cosa del genere, ci sarebbe un'insurrezione. Eppure con i monoclonali si è fatto.
Giorgio Gilestro
Professore associato, Imperial College Londra

Nessuno studio ha quindi raggiunto finora la fase finale.

"No, non esistono studi di fase tre finiti. La FDA ha autorizzato [i monoclonali] per uso emergenziale, sulla base di studi di fase uno e due (tra l'altro ad interim, quindi nemmeno conclusi) a novembre. Aifa non se la sentiva di approvare sugli stessi dati - almeno finché non fossero stati pubblicati. Nel momento in cui sono stati pubblicati, il 21 gennaio, hanno fatto questa riunione e hanno deciso misteriosamente di autorizzarli. Sicuramente in Italia c'è stata molta pressione politica. C'è stato questo caso [del virologo Guido] Silvestri, che ha fatto molta pressione. Magari in altri Paesi questa pressione non c'è stata e quindi c'è stato meno bisogno politico di giustificare un no. Capisce che se io vado sui social a dire che esiste una cura, ma non ce la vogliono dare, un gruppetto di persone attorno a me si forma..."

Dal punto di vista della somministrazione, invece, quali sono le sue perplessità?

"Se i monoclonali funzionassero, penso che si potrebbero risolvere eventuali problemi nella somministrazione. Si farebbe di tutto per cercare di usare una cosa che funziona".

"Ma parliamo prima di tutto della tempistica. Non c'è assolutamente nessun dubbio che i monoclonali attualmente a disposizione non possano essere usati in una fase tardiva [della malattia]. In quel caso, anzi, sarebbero addirittura pericolosi. Devono essere usati dunque nella fase più precoce possibile, ovvero quando si ha il dubbio che sia avvenuta l'infezione, o appena si sa il risultato del tampone. La finestra è molto piccola. E io ho sentito da medici che non riescono a fare un tampone, figuriamoci un monoclonale".

""Inoltre, andrebbero fatti in ospedale perché i monoclonali come classe farmaceutica sono farmaci sicuri, ma quando raramente danno dei problemi, possono creare delle crisi anafilattiche, e nel giro di pochi minuti bisogna intervenire. Questo è un altro motivo per cui non si possono somministrare a casa. Ma anche un'altra motivazione per la quale i medici sono riluttanti... Già, perché se si parla di un monoclonale anticancro, sappiamo che funziona bene, e il rischio lo si corre volentieri. Ma chi è medico che spingerebbe il paziente a farsi questo monoclonale che non funziona? Soprattutto quando parliamo di pazienti 70enni o 80enni, per i quali uno shock anafilattico sarebbe un grosso problema"