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Vaccini, Presidente serbo: "Il mondo è come il Titanic, i ricchi pensano solo a salvarsi"

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Vaccini, Presidente serbo: "Il mondo è come il Titanic, i ricchi pensano solo a salvarsi"
Diritti d'autore  Darko Vojinovic/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
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Lunghe code si formano fuori da un centro medico a Belgrado. Il programma di vaccinazione serbo continua a pieno ritmo, grazie alla recente consegna di un milione di dosi del vaccino cinese Sinopharm. E chi ha ricevuto la sua dose è soddisfatto.

"Ho finalmente fatto il vaccino. Sto benissimo, perché potrò di nuovo vivere normalmente. Non ho chiesto nessun vaccino in particolare, ho deciso che qualsiasi vaccino sarebbe andato bene. Sono davvero felice di averlo fatto".

Finora le dosi somministrate in Serbia sono oltre 310.000, con il Paese che è tra i primi in Europa per numero di vaccinati in rapporto alla popolazione.

Le accuse del Presidente Vučić

La Serbia si è affidata a tre tipi di vaccino: il Sinopharm, appunto, il russo Sputnik V e l'americano-tedesco Pfizer-BioNTech.

In molti hanno sorto il naso sul vaccino cinese, il meno efficace secondo gli studi preliminari di Fase 3, pubblicati lo scorso mese. Ma secondo il presidente Aleksandar Vučić, al suo Paese - così come gli altri Paesi "meno ricchi" - non è stata lasciata molta scelta. "Il mondo ha colpito un iceberg, come fece il Titanic", spiega il Capo di Stato serbo, durante un'intervista televisiva. "I ricchi e i più ricchi salvano solo sé stessi e i loro cari. Hanno preparato costose scialuppe di salvataggio per loro e i poveri, invece, come i paesi dei Balcani occidentali, affogano insieme al Titanic. Forse non era l'intenzione dei ricchi, ma per loro non è particolarmente importante la sorte di noi poveri".

Vučić ha fatto sapere che la Serbia ha già stipulato contratti per la fornitura di 6,5 milioni di dosi di vaccino, ma "il problema è che il vaccino non c'è", ha detto. Il Presidente ha anche confermato che lui si vaccinerà con il Sinopharm, ma che attende il suo turno, volendo dare la precedenza alle categorie prioritarie e maggiormente a rischio.