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Poche adesioni alla campagna dei ristoratori italiani #IoApro

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Di Cinzia Rizzi Agenzie:  AFP, ANSA
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Un ristorante milanese aperto a cena la sera del 15/01/21
Un ristorante milanese aperto a cena la sera del 15/01/21   -   Diritti d'autore  AP Photo/Antonio Calanni
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Non ha sfondato #IoApro, l'iniziativa dei cosiddetti ristoratori ribelli, che venerdì sera sono andati contro le restrizioni imposte dal governo italiano per combattere la pandemia, aprendo anche dopo le 18. Sono stati pochi i ristoranti ad aver accolto i clienti in serata. Da Milano a Napoli, passando per Verona, Foggia e Roma.

Non sono però certamente i 20mila ristoranti che uno dei leader della campagna prevedeva vi avrebbero aderito. Anche viste le distanze prese dalle principali organizzazioni di categoria, come Confcommercio e Confesercenti che hanno messo in guardia dai rischi dell'illegalità, prendendone le distanze. Non sono mancate multe a clienti e gestori, da parte delle forze dell'ordine.

Il proprietario di Loste Ria, un ristorante della capitale, spiega perché ha aderito alla campagna nata sui social nei giorni scorsi. E sponsorizzata anche dal leader della Lega, Matteo Salvini. "Ho tre figli e una moglie", racconta Armando Minotti. "Sono anche separato e, tra parentesi, sono tre settimane che non riesco a dare l'assegno settimanale a mia moglie per riempire il frigorifero e far mangiare i miei figli. Siamo spacciati".

La rabbia dei ristoratori nasce dal fatto che altri esercizi commerciali o servizi possano funzionare quasi regolarmente, come spiega Max Vietri, proprietario del ristorante Fuoco & Farina: "Sia chiaro, non è che se io apro fino alle 22 come tutti gli altri, allora chi viene qui si infetta e chi va in autobus o in un centro commerciale o in un negozio non si infetta. O chiudiamo tutto, come marzo scorso e allora mi sta bene bene, ma non potete farmi chiudere e lasciare aperti gli altri negozi".¨

via AFP video
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