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Judit Polgár, la vera Regina degli Scacchi: "Regalate una scacchiera alle vostre bimbe"

La più forte scacchista del mondo: l'ungherese Judit Polgár, ritiratasi nel 2014
La più forte scacchista del mondo: l'ungherese Judit Polgár, ritiratasi nel 2014   -   Diritti d'autore  Soós Lajos/MTVA - Médiaszolgáltatás-támogató és Vagyonkezelõ Alap
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Nel mondo non ci sono mai stati così tanti giocatori e giocatrici di scachi.

La pandemia di Covid-19 e il successo planetario della serie di Netflix The Queen's Gambit ('La Regina degli Sccachi', in italiano) stanno alimentando la più grande corsa alle scacchiere dai tempi della Guerra Fredda, quando per una partita tra campioni americani e russi si mobilitavano presidenti e diplomazie.

L'ungherese Judit Polgár, la più forte giocatrice della storia, ritiene che questa "fantastica ondata" incoraggerà molti genitori di tutto il mondo ad regalare una scacchiera alle proprie figlie, con la speranza che si possa presto colmare quel divario di genere che ancora affligge uno sport definito come una delle ultime roccaforti del maschilismo.

Ambientata a cavallo tra gli anni '50 e '60,The Queen's Gambit mette in scena la storia fittizia di Beth Harmon, un'enfant prodige degli scacchi che, vittoria dopo vittoria nei tornei nazionali, arriverà a sfidare e sconfiggere il campione del mondo maschile dell'Unione Sovietica a Mosca.

Uscita il 23 ottobre, la mini-serie è diventata la sceneggiatura di una serie limitata con più successo della storia di Neflix con oltre 62 milioni di famiglie rapite dalla cura delle ambientazioni e dalla bravura della protagonista, Anya Taylor-Joy.

A novembre, Chess.com, la più grande piattaforma online dedicata ad imparare il gioco degli scacchi e a sfidare online altri partecipanti (sia in tornei amatoriali che professionali), ha visto crescere il numero di giocatrici del 15%, e rivela che oggi quota femminile di iscritte è la più alta di sempre.

L'effetto Queen's Gambit, come lo chiama Nick Barton, direttore Business Development di Chess.com, ha fatto schizzare il numero complessivo delle nuove iscrizioni in Europa: siamo passati da 280mila in ottobre a quasi 1 milione nel mese di novembre. I più forti aumenti sono stati registrati in Francia, Regno Unito, Germania, Spagna e Italia.

"Prima della serie, avevamo circa 7-8mila nuove iscrizioni dall'Europa ogni giorno. Dalla scorsa settimana, il numero è superiore a 40mila. Una cosa enorme", aggiunge Barton.

La sfida di Judit

Polgár è l'unica donna nella storia ad essere entrata nella top 10 dei migliori giocatori del mondo (maschi e femmine). Intervistata da Euronews, paragona questo "boom" scacchistico alla frenesia già vista nel 1972 in occasione del "Match del secolo" tra il campione americano Bobby Fischer e il N.1 sovietico, Boris Spassky.

La partita si svolse in "campo neutro", in Islanda, probabilmente il luogo più adatto per lo scontro - seppur ludico - tra due superpotenze al culmine della guerra fredda, e ha rischiato più volte di essere annullato tra accuse di brogli e protagonisti che minacciavano di non presentarsi.

"Ma questa volta non ci sono motivazioni politiche, e [l'entusiasmo] ha travalicato l'universo degli scacchi arrivando a toccare anche chi era all'esterno di questo mondo", dice Polgár.

ATTILA KISBENEDEK/AFP
La 17enne Polgár annota la sua prima mossa nel febbraio 1993 durante un match contro il campione russo Boris Spassky a BudapestATTILA KISBENEDEK/AFP

Quello del padre di Judit Polgár, Lászlo, è stato un progetto educativo studiato alla perfezione. Ha cresciuto tutte e tre le sue figlie con l'obiettivo di farle diventare le migliori giocatrici di scacchi del mondo, con un metodo d'insegnamento personalizzato che comprendeva perfino la conoscenza dell'esperanto. Il suo motto era semplice: il genio non nasce tale, si può creare.

La storia gli ha dato ragione.

Polgár è diventata Grande Maestro a 15 anni ed è arrivata alla posizione numero 8 del ranking mondiale. È stata in cima alla classifica femminile per 26 anni di seguito, fino al suo ritiro nel 2014. Oggi è attiva come ambasciatrice per promuovere l'importanza dello sviluppo delle competenze individuali nella formazione dei bambini - con particolare attenzione agli scacchi come strumento educativo.

Ma anche le sorelle maggiori, Susan e Sofia, sono diventate rispettivamente Grande Maestro e Master internazionale di scacchi.

Soprannominata "La regina degli scacchi" - proprio come il titolo italiano della serie Netflix, che però si inspira ad un romanzo del 1983 - Polgár è stata paragonata a Beth Harmon, l'eroina immaginaria del racconto.

Tuttavia, come lei stessa ha ammesso al New York Times, la realtà nel mondo degli scacchi è ben peggiore della versione edulcorata messa in scena da Netflix - tra battute di pessimo gusto e avversari che sbattono la testa sulla scacchiera dopo essere stati sconfintti da una donna.

La sua intervista, assieme al successo della serie, hanno riacceso il dibattito sul sessismo e la disuguaglianza di genere nel mondo degli scacchi. Una buona notizia di per sé per questo microcosmo cerebrale dominato dagli uomini a tutti i livelli - coach, giocatori, federazioni nazionali e rappresentanti nelle istituzioni internazionali.

Nel corso della sua carriera, Polgár ha battuto sia il campione britannico Nigel Short che il pluricampione del mondo Garry Kasparov. Entrambi, in passato, si erano lasciati andare a frasi sull'intelligenza femminile non troppo lusinghiere (anche se poi hanno ritrattato).

La realtà delle cose è comunque che nel mondo dei professionisti, al giorno d'oggi, c'è una donna in gara ogni 15 uomini.

L'attuale campionessa del mondo femminile, la cinese Hou Yifan, è all'86° possto del ranking globale.

Le ragioni di questo gender gap, e come ridurlo

Polgár si è sempre rifiutata di partecipare a tornei di sole donne e non crede che la soluzione al problema sia la rigida separazione delle competizioni tra uomini e donne. La pensa come lei il giornalista spagnolo Leontxo García, a sua volta ex giocatore e istruttore di scacchi, uno dei più competenti commentatori in circolazione.

Negli anni '90, sottolinea, la federazione spagnola arrivò ad abolire bruscamente le competizioni femminili, nel tentativo di porre rimedio al problema del maschilismo; tuttavia, qualche anno dopo, furono "le stesse giocatrici a comporre un manifesto in cui si chiedeva alla federazione di ritornare sui propri passi".

Come mai? Avere tornei misti va bene, sottolinea García, a patto che in parallelo le federazioni nazionali investano nella promozione del gioco degli scacchi tra le ragazze. "Le decisioni traumatiche, non supportate da politiche di sostegno adeguate, non possono che aumentare il divario tra giocatrici e giocatori".

Polgár ritiene che gli allenatori dovrebbero "ispirare le proprie allieve a giocare al loro livello, indipendentemente dal genere. Perché a volte le ragazze sono più deboli, ma a volte sono anche più forti dei ragazzi della loro età, soprattutto quando sono molto piccole - un'età, questa, in cui sono felici di mischiarsi ai bambini".

Uno dei problemi principali però è l'alto tasso di abbandono della disciplina tra le ragazze dopo i 10 anni. "Tra i giovanissimi, 6-10 anni di età, sono molte le ragazze che giocano a scacchi. Tuttavia, dopo i 10-11 anni, tendono a smettere se non sono immerse in un club o in una società femminile", dice Polgár. "È molto difficile per una ragazza essere competitiva quando inizia a essere l'unica donna nella stanza, con gli altri ragazzi - soprattutto a quell'età, quando ha bisogno di altre ragazze con cui sentirsi a proprio agio".

Per questo motivo, sia secondo Polgár che secondo García, è necessario al giorno d'oggi investire di più nei club scacchistici femminili.

Per chi ce la fa, la vita tra i professionisti non è tutta rosa e fiori.

A parte il campione del mondo, i primi 20 scacchisti della top 10 "non hanno stipendi paragonabili a quelli di tennisti d'élite, ma riescono a vivere una vita quantomeno agiata", dice García. Tutti gli altri, tra i migliori 50 del ranking, devono comunque guadagnarsi da vivere con una seconda occupazione come scrivere o allenare".

Secondo Eva Repkova, Grande Maestro originaria della Slovacchia e presidente della Commissione per le donne della Federazione Internazionale di Scacchi, non è impossibile un giorno avere una donna al primo posto del ranking misto, ma è quantomeno "improbabile".

"A dire la verità, penso che sarebbe una svolta ancor più grande avere tre donne nella top ten invece che una campionessa donna", risponde Polgár. "Sono troppi i fattori che devono allinearsi [per essere i migliori al mondo]: la passione, la conoscenza, la squadra, gli allenatori, te stesso, il tuo sviluppo psicologico, le opportunità fisiche, un giosto tempismo e così via. Diventare il numero uno al mondo non è una questione di genere, perché è una cosa rarissima anche tra gli uomini".

PETER KOHALMI/AFP or licensors
Bambini imparano a giocare a scacchi alla scuola Brumi di Budapest grazie al metodo interattivo sviluppato da Judit PolgárPETER KOHALMI/AFP or licensors

La maggior parte dei giocatori su Chess.com viene dall'Europa. La piattaforma ha visto aumentare le nuove registrazioni del 200%, quest'anno.

"Il nostro primo boom mondiale è avvenuto a marzo", dice il rappresentante, Barton. "In Europa si è quintuplicato anche il numero di lezioni per principianti. Rispetto agli uomini, le donne passano più tempo su Chess.com: forse sono più pazienti durante la fase di apprendimento".

Gli scacchi stanno volando alto sulle ali del lockdown. Secondo García il futuro di questa disciplina intellettuale - vecchia di 15 secoli, ma mai davvero così in forma - è radioso.

"È l'unico sport - insieme al bridge - che può essere praticato online. E il mondo ha bisogno degli scacchi ora più che mai: ci sono sempre più persone che pensano meno, e pensano peggio".

"Gli scacchi sono statici solo in linea di principio", continua García. "La vita interiore del giocatore di scacchi è affascinante, è una lotta di cervelli, ed è per questo che molti registi di cinema e teatro ne sono meravigliati. È una miniera d'oro creativa a sé stante, senza bisogno di aggiungere tossicodipendenze, alcolismo e pazzia alla sceneggiatura - un po' come è successo nella Regina degli Scacchi".

La Federazione internazionale di scacchi (FIDE) spera di diventare disciplina olimpica alle Olimpiadi del 2024 o quantomeno per quelle del 2028.

Polgár ritiene che i tempi sono ormai maturi: nessun genitore dovrebbe sentirsi in imbarazzo a regalare una scacchiera alle proprie figlie. E gli allenatori, dal canto loro, dovrebbero incoraggiare le proprie allieve a giocare al loro miglior livello, senza pensare al genere.

"Le ragazze dovrebbero essere ispirate allo stesso modo, e avere le stesse opportunità dei ragazzi", conclude Polgár. Se un coach allena una bambina di 7 anni di talento, non dovrebbe dirle che potrebbe diventare campionessa femminile, ma la migliore del mondo in assoluto".