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Attentato di Lockerbie, dopo 32 anni si riapre il caso

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La famiglia del cittadino libico Abdelbaset Ali Mohamed al-Megrahi, unico condannato per l'attentato di Lockerbie, compiuto nel 1988 e costato la vita a 270 persone, spera di provare l'innocenza postuma del proprio familiare davanti alla giustizia scozzese, che da oggi ha riaperto il caso, accogliendo il loro ricorso.

Aamer Anwar, avvocato della famiglia al-Megrahi, parla di errore giudiziario, ("il peggiore della storia britannica" e ricorda che la richiesta di revisione è sostenuta anche da numerose famiglie di vittime britanniche, convinte che "i governi di Usa e Gran Bretagna abbiano incarcerato un uomo che sapevano essere innocente".

L'attentato di Lockerbie, inizialmente attribuito alla Libia, sarebbe stato pianificato dall'Iran ed eseguito da un gruppo armato palestinese. E ora tutti chiedono la verità. Jim Swire, padre di una vittima: "Sono contento che venga riabilitato un uomo innocente, non sarebbe stato giusto tenerlo in prigione in Scozia per un giorno in più di quanto non abbia già dovuto fare. La stessa vicenda che riguarda quest'uomo ha permesso alle autorità britanniche e statunitensi di vanificare i nostri tentativi di arrivare alla verità".

L'attentato contro il volo Pan Am 103 avvenne sulla verticale del comune scozzese di Lockerbie il 21 dicembre 1988. Al-Megrahi, condannato all'ergastolo, fu rilasciato nel 2009 per motivi di salute, e morì in Libia nel 2012 a 60 anni di età.