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Trump va avanti, da gennaio quasi dimezzate le truppe USA in Afghanistan

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Di Euronews
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Trump va avanti, da gennaio quasi dimezzate le truppe USA in Afghanistan
Diritti d'autore  Nasser Nasser/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved
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Quasi vent'anni dopo l'attentato alle Torri gemelle, da gennaio 2021 gli Stati Uniti riduranno la loro presenza militare in Afghanistan di quasi la metà, passando da 4500 a 2500 uomini e in Iraq da 3000 a 2500. Donald Trump vuole chiudere il suo mandato dimostrando di aver mantenuto la promessa di portare il Paese fuori dalle sue guerre "infinite".

Determinato nel raggiungere questo obiettivo, ha prontamente licenziato giorni fa il segretario alla Difesa Mark Esper, contrario a un ritiro in tempi così rapidi. E, nel suo stile, ha reso pubblica la notizia con un tweet, annunciando la nomina a capo del Pentagono di un uomo a lui vicino, Christopher Miller, già direttore dell'antiterrorismo.

Il ritiro preoccupa gli Alleati. Per il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg l'Afghanistan rischia "di diventare nuovamente una base per i terroristi internazionali".

Timori condivisi anche da Mitch McConnel, che guida l'ala repubblicana dei senatori, e che pure in passato non ha fatto mancare il sostegno a Trump. In un intervento al Congresso ha detto di temere una partenza umiliante come quella da Saigon nel 1975. E che le conseguenze di quest'azione prematura potrebbero essere peggiori di quelle prodotte dal ritiro dall'Iraq nel 2011 sotto l'amministrazione di Barack Obama, che diede fiato all'Isis.

L'Afghanistan è ancora una polveriera, nonostante sia stato messo in piedi, sotto l'egida statunitense, un accordo tra taleban e governo locale per convivere in pace. I primi sono pronti ad approfittare della partenza degli americani per riprendere il totale controllo del Paese.