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Proposta della Deutsche Bank: tassare chi può lavorare da casa per aiutare chi non può

Un uomo in "télétravail" nei pressi di Nantes, Francia, nel maggio 2020
Un uomo in "télétravail" nei pressi di Nantes, Francia, nel maggio 2020 Diritti d'autore  LOIC VENANCE/AFP or licensors
Diritti d'autore LOIC VENANCE/AFP or licensors
Di Lillo Montalto Monella
Pubblicato il
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L'argomentazione è semplice: "i lavoratori a distanza stanno contribuendo meno alle infrastrutture dell'economia, mentre continuano a riceverne i benefici". Tassarli favorirebbe una maggior redistribuzione della ricchezza nella società, si legge nello studio.

Mettere le mani nelle tasche ai più ricchi per dare ai più poveri. Nel 2020, in piena pandemia, il motto si può tradurre così: tassare chi lavora da casa e aiutare, con questi nuovi entroiti, chi il telelavoro proprio non può farlo. 
La proposta "Robin Hood" arriva dallo studio di una banca, la tedesca Deutsche Bank, ed è contenuta nel report "Cosa dobbiamo fare per ricostruire" dopo la catastrofe Covid. 

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L'autore, Luke Templeman, scrive che, quando la marea sarà passata, chi sceglierà di lavorare da casa pur potendosi recare in ufficio dovrebbe pagare di tasca sua una tassa pari al 5% dello stipendio giornaliero. Se l'azienda invece non fosse in grado di fornire una postazione di telelavoro, toccherà a lei farsi carico del versamento dell'obolo.

L'argomentazione si poggia su questo assunto: "il passaggio improvviso al telelavoro significa che, per per la prima volta nella storia, una grossa fetta di persone si è disconessa dal rapporto faccia a faccia con il resto del mondo, ma conduce comunque una vita economica completa. Questo significa che i lavoratori a distanza stanno contribuendo meno alle infrastrutture dell'economia, mentre continuano a riceverne i benefici".

Questa nuova tassa proposta da DB, si legge nella ricerca, non avrebbe grande impatto sulle tasche del (tale)lavoratore. Costui, infatti, già risparmia sui costi di abbigliamento, pendolarismo e non è costretto a mangiare fuori - per non parlare delle occasionali bevute al bar con i colleghi che vengono meno.

Secondo i calcoli di Templeman, la proposta potrebbe aiutare a recuperare fino a 15.9 miliardi di euro in Germania e 6.9 miliardi di euro nel Regno Unito. 

Qui, durante la pandemia, il numero delle persone che hanno scelto di lavorare da casa è cresciuto di 7 volte (fino a toccare il 47% dei lavoratori).

Lo stipendio medio di chi può lavorare dal suo salotto, nel Regno Unito, è di 35mila sterline l'anno, mentre in Germania è di 40mila euro. Tassato al 5%, il lavoratore perderebbe "appena 7.5€ al giorno".

I miliardi di euro racimolati in Germania potrebbero garantire un assegno annuale da 1.500€ per il 12% più povero della popolazione (con un reddito familiare annuale di poco più di 12mila euro); dalle parti di Sua Maestà, invece, chi prende il salario minimo potrebbe vedersi recapitare un bonus annuale da 2mila euro. 

Lavorare da casa ha vantaggi che di solito "sono maggiori dei costi", si legge nello studio di DB. 

Questa tassa si applicherebbe solamente in periodi ordinari, non durante pandemie, per intenderci, quando sono i governi a chiedere ai lavoratori di restare a casa, e riguarderebbe solamente i lavoratori dipendenti. 

Sono milioni gli europei che non possono fare telelavoro, o per i quali lo smart working è una chimera. Si pensi a infermieri ed operai, per esempio. 

La tassa andrebbe nella direzione di una più equa redistribuzione del reddito, dice Templeman alla BBC, a discapito di chi - come gli analisti bancari - non ha sostanzialmente avuto ripercussioni nel proprio potere d'acquisto.

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