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Cipro, la frattura che non si sana: il caso Varosha e le elezioni

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Cipro, la frattura che non si sana: il caso Varosha e le elezioni
Diritti d'autore  Petros Karadjias/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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I greco-ciprioti protestano al check-point di Deryneia, un punto di attraversamento a est dell'isola divisa, che collega la Repubblica di Cipro al territorio della Repubblica turca di Cipro del Nord.
Una mobilitazione che arriva dopo quella che viene vissuta come l'ennesima provocazione: la riapertura da parte dei turco ciprioti del quartiere fantasma di Varosha a Famagosta, abbandonato da 46 anni dopo l'intervento militare turco, che ha spaccato in due l'isola.

Il caso Varosha alimenta le tensioni a Cipro

Varosha è protetta da una risoluzione del 1984 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: per l'Onu, solo gli abitanti originari possono rientrare nelle loro case.
L'iniziativa di ridare vita all'ex distretto turistico, annunciata dal primo ministro dell'autoproclamata repubblica turca di Cipro del Nord (riconosciuta solo da Ankara), Ersin Tatar, accende dunque, ancora una volta, le polemiche.
Secondo il governo greco-cipriota, si tratta di "un'azione illegale": una mossa aggressiva che si inserisce nell'alveo della consultazione elettorale per la presidenza turco-cipriota.

Nicosia ha annunciato denunce presso gli organismi internazionali. Per l'Alto Rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, si tratta di una "flagrante violazione dell'accordo di pace delle Nazioni Unite".

IAKOVOS HATZISTAVROU/AFP or licensors
Protesta greco-cipriotaIAKOVOS HATZISTAVROU/AFP or licensors

Le elezioni presidenziali nell'autoproclamata Repubblica turca di Cipro del Nord

300 mila cittadini sono chimati oggi alle urne per il ballottaggio delle elezioni presidenziali nella Repubblica turca di Cipro del Nord (TRNC). Grande poco più di un terzo dell’isola, i suoi confini risalgonoall’intervento militare turco del 1974. Il voto per le presidenziali mette di fronte due visioni diverse, legate all'argomento più delicato: se stringere più o meno le maglie con la Turchia. Chi va a votare per il ballottaggio alle presidenziali è chiamato a dare una risposta. Al primo turno delle elezioni, indette nell'autoproclamata Repubblica turca di Cipro del Nord (TRNC), riconosciuta solo da Ankara, l'affluenza alle urne è stata però solamente del 55%, tra le più basse mai registrate. Risposta che potrebbe arrivare dunque già debole.

I candidati, le due visioni

Parte in svantaggio il presidente uscente, il social-democratico Mustafa Akinci, che in prima battuita si è fermato al 29,84% dei voti. Akinci è favorevole alla riunificazione in una federazione con la Repubblica di Cipro.

Il vincitore del primo round con il 32,5% dei voti è Ersin Tatar, l’attuale premier, sostenuto dal Presidente turco Recep Erdoğan. Tatar ha sempre ritenuto necessario un maggiore allineamento alla Turchia, sia per quanto riguarda la cooperazione militare sia per le attività di ricerca degli idrocarburi nel Mediterraneo. L'idea è quella di perseguire la strada dei due Stati a Cipro.