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State of the Union: il ruolo (inesistente) dell'Europa nel mondo

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State of the Union: il ruolo (inesistente) dell'Europa nel mondo
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La settimana in breve

Al vertice europeo di questa settimana si è parlato molto del ruolo dell'Europa nel mondo.

L'Europa può affrontare le crescenti sfide di politica estera?

Ci sono conflitti proprio dietro l'angolo, dalla Bielorussia al sud del Caucaso, da un lato e scontri diplomatici con Turchia, Cina e Russia all'altro.

In tutto ciò, però, l'Europa smbra piuttosto impegnata a combattere le scaramucce interne.

La lunga lite sullo stato di diritto tra Bruxelles e Ungheria ha raggiunto il culmine questa settimana, quando la vicepresidente della Commissione europea, Vera Jourova, ha accusato il primo ministro Orban di aver costruito una "democrazia malata".

Ciò ha provocato una dura reazione da parte di Orban, che l'ha accusata di aver attaccato il suo governo democraticamente eletto e ha chiesto le sue dimissioni.

Jourova invece ha ricarato la dose, presentando un rapporto sullo stato di diritto in Europa, dove l'Ungheria viene pesantemente criticata.

"Quando lo Stato di diritto è assente, quando è a rischio, siamo davanto a un pericolo concreto per le nostre vite. Conosco questo pericolo in prima persona perché io stessa sono cresciuta in un regime autoritario senza stato di diritto, dove l'uguaglianza davanti alla legge era un'illusione. C'erano persone più uguali di altre", ha affermato la vicepresidente dell'esecutivo europeo.

È improbabile che Orban cambi il suo comportamento, nonostante il crescente coro di critiche, soprattutto al Parlamento europeo. Ma in questo momento le liti con Budapest non sono il solo grattacapo per Bruxelles.

Come spesso succede da quattro anni a questa parte, anche la Brexit pone l'UE in situazioni scomode.

Da quando l'accordo di recesso è stato sigillato, firmato e consegnato, il governo britannico ha fatto di tutto per allontanare i suoi ex partner dell'UE con una velocità impressionante

Come ultima provocazione Londra ha deciso di invalidare retroattivamente parti cruciali dell'accordo di recesso. Si tratta della legge nazionale (Internal Market Bill) messa in cantiere da Boris Johnson per riservare al Regno Unito il diritto di violare parte delle intese di divorzio già firmate con Bruxelles (in particolare sullo status doganale dell'Irlanda del Nord) in caso di no deal commerciale.

Il Regno Unito intende andare avanti, ma Bruxelles ne ha abbastanza e questa settimana la Commissione ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora al governo britannico. Questa è la prima fase di una procedura di infrazione.

I negoziati però continueranno la prossima settimana. L'obiettivo è di "fare il punto" e provare a delineare "i prossimi passi" per tentare di arrivare a una svolta dopo mesi di stallo su alcuni punti cruciali: la pesca, gli aiuti di Stato e soprattutto l'allineamento normativo (level playing field) preteso dall'Ue contro ipotetici rischi di concorrenza sleale, ma respinto dal governo Tory come un meccanismo incompatibile con la ritrovata sovranità del Regno ed estraneo a ogni altro trattato di libero scambio internazionale.

La conclusione positiva dei colloqui è vista con minore pessimismo negli ultimissimi giorni a Londra, ma "non ancora a portata di mano" secondo fonti europee citate dal Guardian e potrebbe del resto tagliare la testa al toro: consentendo al gabinetto britannico d'accantonare i punti controversi dell'Internal Market Bill prima dei processi di ratifica.