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Cipro, Bielorussia e Nagorno-Karabakh, è il vertice europeo dei veti incrociati

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Le tensioni nel Mediterraneo orientale le relazioni tra l'Unione europea e la Turchia, la Bielorussia e il Nagorno-Karabakh sono i temi del vertice europeo di Bruxelles. Fra le novità della giornata il veto di Cipro alle sanzioni contro la Bielorussia che è stato revocato da Nicosia come confermato anche da un messaggio del presidente del consiglio europeo, il belga Charles Michel.

I veti incrociati però non sono mancati in questa riunione tanto che la montagna rischia di partorire un topolino. Michel ha aggiunto che oggi sarà lanciata una speciale procedura scritta per imporre sanzioni a circa 40 funzionari bielorussi. Lukashenko però, non è sulla lista attuale.

In uno stallo imbarazzante ma forse comprensibile, Cipro aveva insistito affinché Bruxelles agisse contro la Turchia per le sue operazioni di fronte alle coste di Nicosia

il suo lavoro di esplorazione energetica nelle acque contese al largo delle coste cipriote prima di accettare le sanzioni bielorusse. Dopo diverse ore di colloqui nella notte, i leader hanno concordato una forte dichiarazione di sostegno a Nicosia, così come alla Grecia, e un severo avvertimento alla Turchia che potrebbe affrontare misure punitive se continua il lavoro di perforazione sottomarina.

Ursula von der Leyen - Presidente della Commissione Europea: "Ora è la Turchia che deve dimostrare di voler percorrere la strada costruttiva con noi e questa è l'offerta di stasera. Ma siamo molto chiari che in caso contrario, abbiamo tutti gli strumenti necessari a nostra disposizione".

Ancora una volta però il sistema di decisioni europee si dimostra lento e deficitario. I leader hanno dovuto esaminare tre bozze prima di arrivare a questo accordo: molti consigliano ormai di passare a un sistema di voto a maggioranza per le questioni di politica estera come conferma un analista.

Jacob F Kirkegaard -Senior Fellow presso il German Marshall Fund: "È qui che entra in gioco il problema dell'unanimità perché i singoli paesi con le proprie preoccupazioni, legittime o meno possono bloccare le azioni degli altri 26".

La lunga notte è passata, ma almeno i leader europei sono arrivati ad avere un accordo.