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Bielorussia: la vittoria non vittoria annunciata di Alexander Lukashenko

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Bielorussia: la vittoria non vittoria annunciata di Alexander Lukashenko
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Alle 12 di questo 9 agosto, in Bielorussia, per le presidenziali che si annunciano storiche aveva votato il 54% degli aventi diritto, come annunciato dalla presidente della Commissione elettorale. Tra gli altri avevano votato anche Alexander Lukashenko, presdiente del Paese da 26 anni e l'avevrsaria Svetlana Tsikhanouskaya, che potrebbe detronizzare l'inossidabile signore di Minsk.

Intanto nelle strade di una Minsk arroventata, comunque piÙ dal caldo che dalle elezioni, la polizia ha fatto la sua parte di arresti fra i militanti dell'opposizione ed ha tolto la libertà anche a Maria Moroz, braccio destro della candidata Sviatlana Tsikhanouskaya.

La repressione di stato

Le autorità comprimono tutti i possibili spazi del fronte riformista ma Tikhanovskaya ha reagito in stile gandhiano: "rinunciate alla violenza - ha chiesto in un video diffuso su internet - La nostra forza è nell'unità e nell'amore per il nostro Paese, siamo maggioranza e non abbiamo bisogno di sangue nelle strade delle nostre città. Ogni vita bielorussa è il valore più grande che abbiamo", ha chiarito.

All'uscita della sua abtazione di un quartiere che equivale alle periferie della città occidentali, Tsikhanouskaya è amareggiata per la violenza del regime ma molto determinata e riesce a trasmettere quella serenità che ha sempre posseduto anche nel momento dell'arresto del marito fiero oppositore di Lukashenko, evento che l'ha spinta a scendere in campo per il suo paese.

Eccessi di potere

In effetti nessuno si aspetta una non vittoria di Lukashenko ma cosa accadrà dopo? In questi ultimi giorni le autorità si sono impegnate a comprimere il più possibile gli spazi del fronte riformista ( persino un'attesa partita di calcio è stata cancellata per timore che l'evento potesse trasformarsi in un palcoscenico per i sostenitori dell'opposizione) e tutti gli occhi sono puntati alla chiusura delle urne, quando verranno annunciati i primi risultati.

Il fattore Golos

Non stupisce, quindi, che nel mirino di Minsk oggi sia finita l'Ong russa Golos, impegnata da anni a monitorare il corretto svolgimento delle votazioni (di solito in Russia). Golos non ha mai fatto sconti al Cremlino e i suoi rapporti hanno sempre fotografato, con misura, le pecche del sistema elettorale russo, non esente da brogli ma, soprattutto, intrinsecamente favorevole al partito di governo. Per questo Golos in Bielorussia ha messo in piedi un sistema alternativo del conteggio dei voti, con relativo sito internet. La procura generale ha dunque chiesto al ministero dell'Informazione di considerare la possibilità, se tecnicamente fattibile, di oscurare il sito. La presidente della Commissione elettorale centrale (Cec), Lidiya Yermoshina, ha definito la piattaforma come un "progetto criminale" volto a organizzare "disordini di massa". Insomma, nessuno si aspetta che dalle urne - secondo la Cec nei quattro giorni di voto anticipato vi è stata un'affluenza del 32% - esca un esito diverso dalla riconferma dell'eterno presidente Alexander Lukashenko. Quel che non si sa è la piega che prenderanno in successione gli eventi.