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L'arte ai tempi del Covid. Riapre la Tate, ma non per tutti (meno visitatori, meno dipendenti)

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Una visitatrice (con tanto di mascherina) alla Tate Modern Gallery di Londra
Una visitatrice (con tanto di mascherina) alla Tate Modern Gallery di Londra   -   Diritti d'autore  AP Photo/Alastair Grant
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Ritorno al lavoro dopo oltre 4 mesi di chiusura alla Tate Modern Gallery. Ma non per tutti. I dipendenti dei negozi e dei bar del celebre museo londinese hanno protestato, perché oltre 200 posti di lavoro sono a rischio, a causa della pandemia di Covid-19.

I quattro musei della Tate - Tate Modern, Tate Britain, Tate Liverpool and Tate St. Ives - hanno sì riaperto i battenti questo lunedì, ma con un numero ridotto di visitatori, per favorire il distanziamento sociale.

"Incasseremo la metà rispetto al solito", spiega la direttrice della Tate, Maria Balshaw. "Siamo estremamente dispiaciuti, ma non siamo in grado di mantenere tutto il personale. Al momento ci stiamo consultando con loro, cercando di salvare quanti più posti di lavoro possibile. E garantendo a ognuno che quando la società si riprenderà, li riassumeremo".

Nei quattri siti della Tate, sono state implementate le misure di sicurezza, tra le quali la prenotazione online obbligatoria e la distribuzione di gel disinfettate. Ma le previsioni non sono delle più rosee: ci si aspetta infatti solo il 30% dei visitatori abituali, nelle prime settimane di riapertura.

Attualmente la Tate ospita la mostra di Andy Warhol, inaugurata solo cinque giorni prima che la galleria fosse costretta a chiudere per il coronavirus (era il 17 marzo) e quindi prorogata fino a novembre.