Focolaio di meningite B nel sud-est dell'Inghilterra: 20 casi confermati o sospetti. Ecco quali sono i sintomi e come si può intervenire.
Le autorità sanitarie del Regno Unito stanno indagando su un focolaio di meningite batterica di tipo B, che finora ha causato la morte di due giovani nella città universitaria di Canterbury, nel sud-ovest dell'Inghilterra.
L'Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito afferma che è in attesa di confermare altri 11 casi della malattia in città, portando il numero totale dei casi confermati e sospetti a 20.
Il ministro della Salute Wes Streeting ha dichiarato alla BBC che le autorità stanno "gestendo in modo proattivo" la diffusione dell'infezione, aggiungendo che "il rischio generale è basso, anche se la malattia in sé è estremamente grave".
Meningite B: che cos'è?
La meningite è un'infezione che provoca l'infiammazione delle membrane che circondano il cervello e il midollo spinale, note come meningi.
"Si tratta di un'infezione che porta all'infiammazione delle membrane che circondano il cervello. Si chiamano meningi ed è per questo che la malattia si chiama meningite", ha spiegato Jethro Herberg, pediatra infettivologo del Imperial College di Londra.
"Può essere causata da una vasta gamma di agenti patogeni. Alcuni sono virus, altri sono batteri. In questo caso ci troviamo di fronte a una meningite batterica, che tende a essere più grave", ha aggiunto.
La meningite B è una forma batterica di meningite, che in genere è più severa rispetto a quelle virali. Dal 2015, i neonati nel Regno Unito vengono vaccinati contro la meningite B: ricevono una dose a otto settimane, una a 12 settimane e un richiamo a un anno di età.
Gli adolescenti nati dopo settembre 2015, però, potrebbero non avere ricevuto il vaccino, che al momento è accessibile solo privatamente. L'attuale focolaio potrebbe portare a un cambiamento di questo approccio.
La meningite può diffondersi attraverso un contatto stretto, ad esempio con colpi di tosse, baci o condividendo posate e bicchieri.
Quali sono i sintomi e quanto è grave il rischio?
Secondo Simon Clarke, professore associato di microbiologia cellulare all'Università di Reading, i medici di Canterbury sono stati allertati dai sintomi manifestati dagli adolescenti.
"Se le persone avvertono nausea, sviluppano una febbre improvvisa, spesso con brividi, hanno dolori al collo e, naturalmente, quel caratteristico rash cutaneo che, a differenza di un normale sfogo allergico, non scompare quando lo si preme con un bicchiere: tutti questi sono segnali tipici della malattia meningococcica", ha detto.
Herberg ha però sottolineato che i soli sintomi non bastano per individuare con precisione il ceppo in causa.
"I sintomi da soli non sono molto utili per dirci quale ceppo di germe stia provocando la meningite. Per questo, credo, serve un po' di tempo per capire quale ceppo stia causando questo focolaio. Possiamo avere una risposta solo coltivando il germe in un campione prelevato da uno dei pazienti colpiti", ha spiegato.
Come è iniziato il focolaio?
L'Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito ha collegato il focolaio a un locale notturno di Canterbury, dove un membro del personale è sospettato di avere la meningite B.
Una delle due vittime era uno studente delle superiori di Faversham, cittadina poco distante. All'università, il personale ha iniziato a distribuire mascherine e antibiotici. Il governo ha inoltre annunciato che agli studenti verrà ora offerto il vaccino contro la meningite B.
Come si controlla il focolaio
La vaccinazione è uno strumento fondamentale, ma non offre una protezione immediata.
"Il vaccino deve essere somministrato in due dosi a distanza di alcune settimane e, dopo la seconda, occorre attendere ancora un paio di settimane per avere una protezione completa. Per controllare l'attuale focolaio sarà quindi necessario ricorrere agli antibiotici", ha spiegato Clarke.
Le autorità sanitarie affermano che un solo ciclo di antibiotici è altamente efficace nel prevenire l'infezione e nel contenere la diffusione in circa il 90% dei casi.
A Canterbury sono attualmente operativi quattro centri vaccinali, con circa 11.000 dosi disponibili.