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Stato dell'Unione: Tagli al Bilancio, il Parlamento Ue promette battaglia

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Stato dell'Unione: Tagli al Bilancio, il Parlamento Ue promette battaglia
Diritti d'autore  Francois Walschaerts/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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I leader dell'Unione Europea hanno finalmente siglato un accordo per un bilancio senza precedenti da 1,8 trilioni di euro e il fondo di ripresa dal coronavirus.

Dopo quattro giorni e notti di battaglie e discussioni per i fondi, durante uno dei vertici più lunghi di sempre, in qualche modo hanno ritrovato l'unità.

Quando sono tornati a casa, esausti, hanno potuto comunicare ai cittadini dei loro Paesi quello che volevano sentirsi dire.

Compito invece del presidente del Consiglio europeo Charles Michel, è quello di celebrare l'unità europea:

"Abbiamo ottenuto questo! L'Europa è forte. L'Europa è unita. Ce l'abbiamo fatta. (...) Questi sono stati naturalmente negoziati difficili in tempi molto difficili per tutti gli europei".

Ma gli eurodeputati restano critici. Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha criticato alcuni tagli al bilancio che sono stati negoziati.

"Se vogliamo scommettere sulle generazioni future, non possiamo tagliare i fondi per la ricerca, i giovani e l'Erasmus" ha detto Sassoli.

Ursula von der Leyen: investiamo sul futuro dell'Europa

L'accordo dovrà ora essere ratificato dai parlamenti. Ma le opposizioni politiche nazionali potrebbero decidere di non votare per impressionare gli elettori con messaggi populisti.

Alcuni potrebbero sostenere che l'accordo sul bilancio non è abbastanza lungimirante per affrontare sfide come i cambiamenti climatici.

Per coloro che si oppongono all'accordo, la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha un messaggio speciale:

“La ripresa sarà verde. Il nuovo bilancio contribuirà al Green Deal europeo. Accelererà la digitalizzazione dell'economia europea. Investiamo nel futuro dell'Europa. "

Greenpeace ha un'opinione diversa sostiene che invece di realizzare un piano di ripresa sostenibile, i leader dell'Unione hanno ridotto i finanziamenti per la salute, la ricerca e il clima e non sono riusciti a garantire che i fondi non finanzino le industrie inquinanti.

Intervista a Jean-Christophe Bas: "dal vertice nascerà una nuova Europa"

Euronews ha intervistato Jean-Christophe Bas, Ceo del Dialogue of Civilizations Research Institute di Berlino.

Dunque, il vertice dell'Unione ha prodotto un accordo di dimensioni e portata storiche. In che misura rafforza l'Europa nella competizione globale con Cina, Russia e Stati Uniti?

Bas: C'è una cosa molto interessante: le copertine di alcuni dei principali media in tutto il mondo. Vorrei solo sceglierne uno, il China Daily, che è il principale giornale cinese. Il loro titolo è stato: l'accordo del vertice dell'Unione segna la nascita di una nuova Europa. Penso che questo ci descriva bene la percezione dall'esterno. Sono assolutamente convinto che questo vertice contribuirà in modo significativo (a una nuova Europa) in un momento in cui non esiste una vera leadership, dove evidentemente gli Stati Uniti e la Cina sono indeboliti dal modo in cui l'intera vicenda si è svolta. Sono convinto che ci sia una vera opportunità per l'Europa.

La Polonia e l'Ungheria sono riuscite a limitare gli sforzi per collegare le condizioni dello Stato di diritto ai pagamenti di bilancio. Ciò indebolirà l'Europa a lungo termine?

Bas: È vero che non vi è alcuna reale condizionalità in termini del rispetto dei valori democratici. Ma , ancora una volta, sono convinto che ciò possa avvenire in seguito. Sono previste diverse rate per l'erogazione delle sovvenzioni e dei prestiti e ogni rata deve essere approvata dalla Commissione europea e presentata anche agli Stati membri.

In alcuni momenti, il vertice è stato caratterizzato da forti risentimenti e persino attacchi personali tra i leader. Vedremo divisioni più profonde in futuro?

Bas: C'è stato, in passato, lo stesso confronto o anche peggiore. Ricordo benissimo il tempo trascorso con Margaret Thatcher e François Mitterrand, quando ai vertici dell'Unione europea c'era un vero raconre. Si tratta più che altro di atteggiamenti da mostrare perché non vogliono perdere la faccia quando tornano nei loro Paesi. Ma queste persone hanno trascorso cinque giorni, in un certo senso, senza dormire. E penso che anche noi, se continuassimo a parlare per cinque giorni, avremmo anche problemi, perché saremmo esausti, e quindi avremmo reazioni nervose che potrebbero sfociare in discussioni.