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Verde contro verde: in Bosnia le centrali idroelettriche rischiano di distruggere aree protette

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Verde contro verde: in Bosnia le centrali idroelettriche rischiano di distruggere aree protette
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La Bosnia-Erzegovina dipende dall'energia 'sporca' del carbone. L'energia idroelettrica sarebbe un'alternativa, ma c'è chi protesta contro dighe piccole e grandi. Cerchiamo di scoprire perché.

Le dighe: un'eredità dell'epoca di Tito

La costruzione di dighe idroelettriche alimenta le polemiche nei Balcani occidentali. Infrastrutture consolidate come l'imponente di Grančarevo - la più alta della Bosnia-Erzegovina, con i suoi 123 metri al di sopra della centrale di Trebinje-1 -, risalente a mezzo secolo fa, possono essere prese a esempio per la produzione di energia verde in futuro? La risposta non è univoca.

La costruzione della rete idroelettrica sul fiume Trebišnjica cominciata nell'era di Josip Tito non è mai stata completata. Solo il progetto "Orizzonti inferiori" è stato portato a termine: 4 mila persone avevano collaborato alla costruzione della rete di dighe, laghi e canali. Delle sette enormi centrali idroelettriche inizialmente previste, sei tunnel, quattro canali e diversi laghi artificiali lungo il sistema fluviale del Trebišnjica, solo la metà è stata completata.

Ora l'impresa viene rilanciata: è partito il progetto "Orizzonti superiori".

Oasi naturale a rischio per produrre elettricità

La notizia è stata accolta con sgomento nella riserva di Hutovo Blato, una delle zone umide più ricche di fauna in Europa. Con le sue oltre 250 specie di uccelli migratori, è stata riconosciuta come sito Ramsar, uno dei livelli di protezione più elevati. Zoran Mateljak, direttore della divisione acqua dolce di Wwf Adria, ci accompagna in una gita in barca nella zona. Ma il livello dell'acqua è basso, a un certo momento la nostra barca si arena. Questo perché, ci spiega Zoran, "L'acqua viene portata via da Hutovo Blato per la produzione di elettricità. La quantità d'acqua di cui disponiamo in questo momento è solo la metà di quella necessaria per sostenere questo precario ecosistema. Questa è una delle ultime zone umide del Mediterraneo, ed è minacciata dai lavori in corso per il progetto Orizzonti superiori. L'area rischia di essere morta nel giro di trent'anni".

I lavori preliminari alla costruzione di Orizzonti superiori avanzano. Il sito si chiama Dabar. La complessa rete di canali, tunnel, condutture, laghi artificiali e centrali elettriche costerà circa 200 milioni di euro.

Il sito si trova nella Repubblica Serba di Bosnia, una delle due entità che compongono la Bosnia-Erzegovina. Secondo fonti di Euronews, i politici avrebbero piazzato loro uomini dentro Dabar. La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo ha rifiutato di sostenere il progetto. Imprese russe, turche, francesi e tedesche si sono ritirate, la Cina è rimasta. Per il direttore di Dabar, Željko Zubac, "Il principale argomento, molto importante, a favore della costruzione di Orizzonti superiori è la produzione di energia pulita. Perché la Bosnia Erzegovina ha molte risorse idriche e l'energia verde, pulita, è il nostro obiettivo principale con la costruzione di questa centrale elettrica".

A fermare l'avanzamento del progetto è stata in un primo momento la dissoluzione della Iugoslavia, con le guerre che sono seguite, e poi la mancanza di finanziamenti. Oggi sono in corso i negoziati con Pechino. Se i contratti saranno firmati, il progetto Dabar potrebbe essere completato nel giro di quattro anni. Il direttore dei lavori, Nenad Klačar, immagina un paesaggio futuro con pianure carsiche e vallate coltivate: "In inverno, nel semestre di forti piogge, questo campo è inondato da acqua proveniente da diverse fonti, come sorgenti sotterranee, quindi oggi non può essere utilizzato come si deve dai proprietari per l'agricoltura. Questo cambierà se modificheremo il corso dell'acqua".

Il progetto drenerebbe l'acqua verso le centrali elettriche. Finora, il carsismo nelle rocce calcaree ha fatto da spugna, creando un sistema labirintico di fiumi sotterranei. Abbiamo chiesto a Zubac se il progetto priverà le zone umide protette delle loro fonti d'acqua naturali. La sua risposta è negativa: "Questo non è il bacino idrografico del fiume Neretva. Hutovo Blato non fa parte di questo bacino idrografico".

Gli ambientalisti non sono d'accordo: secondo Zoran i sono collegamenti sotterranei fra la valle di Dabar e Hutovo Blato. Prosciugare le rocce carsiche significherebbe interrompere il flusso d'acqua verso le zone umide: "Questa è l'ultima possibilità che abbiamo di salvare questo fantastico luogo. In estate abbiamo misogno di 5 metri cubi al secondo. Questi 5 metri cubi sono minacciati dal progetto Orizzonti superiori. Qualsiasi ulteriore deviazione dell'acqua ucciderebbe questo posto".

Si teme che anche la famosa sorgente del Buna possa soffrire degli effetti del progetto. Si tratta di una delle più grandi sorgenti d'Europa, con i suoi 40 mila litri al secondo, alimentati da diversi fiumi e canali sotterranei.

Piccole centrali o grandi opere: un dilemma politico

A Konijc, sul fiume Neretva, incontriamo Amir Variščić, presidente di Zeleni Neretva, un'associazione che si batte contro la costruzione di piccoli impianti idroelettrici. Amir denuncia la deviazione di decine di affluenti del fiume all'interno di tubi che servono ad alimentare centinaia di queste piccole unità che crescono come funghi nella campagna bosniaca. Una delle conseguenze di queste deviazioni è il prosciugamento del letto del fiume Kraljuštica. Il problema - aggiunge Amir - è che le due centrali idroelettriche bloccano la migrazione dei pesci, che non possono più spostarsi a monte. Il fiume non può fluire liberamente perché l'acqua viene dirottata verso le tubature. Il motivo per cui il pesce, in particolare le specie endemiche di trote presenti in questo piccolo fiume, è minacciato, è il fatto che il letto è asciutto. La compagnia idroelettrica rilascia solo il 10 per cento dell'acqua del fiume, quindi per i pesci è impossibile migrare verso le loro aree di riproduzione ".

Quando gli abitanti di Parsovici hanno saputo che anche il loro fiume era a rischio, si sono mobilitati per fermare la costruzione di 15 centrali idroelettriche. Perché, spiega Amir Lipovac, un agricoltore, "Non vogliamo rinunciare al nostro fiume. L'acqua del fiume è fondamentale per l'agricoltura nella nostra comunità. Fra le 3 mila e le 5 mila persone dipendono dal fiume e dall'acqua. La lotta continua, e noi continueremo a combattere fino alla fine, anche se dovessimo morire per il nostro fiume". Quando sono arrivate le macchine, gli abitanti del villaggio hanno bloccato le strade d'accesso. La loro azione ha avuto successo: il parlamento regionale ha proibito la costruzione di piccoli impianti elettrici.

In autunno in Bosnia-Erzegovina si terranno le elezioni locali. Considerata la forte opposizione contro le piccole centrali idroelettriche, i politici si mostrano sempre più riluttanti ad approvare progetti di questo tipo. Il rovescio della medaglia è che, nel rallentare i progetti più piccoli, vengono invece promossi e sostenuti progetti su larga scala.

Journalist name • Selene Verri