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La Polonia teme per la sua economia e vota a destra

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La Polonia teme per la sua economia e vota a destra
Diritti d'autore  Czarek Sokolowski/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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In Polonia il conservatore Andrzej Duda, si conferma presidente per un soffio. Un'affermazione che non cambia di una virgola la realtà politica attuale dell'Unione europea: la polarizzazione estrema tra liberal-democratici di progresso e ultra-conservatori.

Un dato politico che lacera l'Unione europea alle prese con il covid e la peggior crisi economica della storia.

Il risultato dell'elezione presidenziale polacca non è poi così importante agli occhi degli altri stati membri. Se ne parlerà a tempo dovuto, vale a dire quando i problemi economici saranno risolti.

Sicuramente già da venerdì 17 Luglio, i Paesi dell'Ue avranno ben altri motivi per accapigliarsi. Come il rilancio dell'economia europea, e una decisione consensuale sulla via d'uscita da una crisi economioca che si ha sempre più l'impressione non sia stata causata solo dal covid.

E la Polonia ha visto frenare una crescita che durava da quasi trent'anni.

La Commissione europea aveva già fatto ricorso, proprio contro Varsavia all'articolo 7 del Trattato di Lisbona. Si tratta di una norma che sanziona i gli stati membri che mettono in pericolo il loro stato di diritto.

A parole, è forte la convinzione di affrontare, attraverso strumenti sanzionatori, quella che alcuni settori politici, maggioritari nelle istituzioni europee e nel loro indotto, considerano violazioni dei diritti fondamentali.

Ma è difficile stabilire fino a che punto la Polonia abbia veramente violato dei diritti fondamentali, e con essi i principi dello stato di diritto, oppure abbia condotto un'azione di revisione legislativa (quindi per via parlamentare) di alcuni diritti civili.

Se da un punto di vista politico questo può apparire inopportuno, anche in virtù del posizionamento dell'Ue sulle questioni delle "libertà", da un punto di vista giuridico è più difficile avere la certezza di una risposta.

Il presidente polacco, imoltre, pur dispondendo di prerogative di un certo rilievo istituzionale, non ha l'incisività sul potere esecutivo che ha, ad esmpio un presidente francese.

Quello che la Commissione europea poteva fare per riportare Varsavia su posizione più "occidentali" l'ha fatto.

Le sanzioni pendono sul capo della Polonia.

Ma il risultato ha i suoi limiti. I conservatori al potere non hanno cambiato di una virgola le loro politiche.

C'è chi pensa a una forma di condizionalità sugli aiuti economici post-covid: erogazione in cambio di compimento delle sentenze della Corte di giusti Ue e dei moniti della Commissione.

Ma ci sono ben pochi stati in questo momento in Europa pronti a battersi per la Polonia, sprecando energie negoziali più urgenti per strappare un rislutato positivo al summit Ue post-covid.