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Mongolia: festival Naadam a porte chiuse

L'annuale festival sportivo Naadam della Mongolia è iniziato sabato senza pubblico per la prima volta in 800 anni di storia, a causa delle restrizioni per la pandemia.

In un ranch fuori Ulan Bator, gli atleti hanno sfoggiato le "tre abilità virili" di equitazione, tiro con l'arco e lotta, vestiti con tute da combattimento tradizionali "zodog shuudag" e tuniche "deel".

Ma il festival di due giorni, che di solito attira decine di migliaia di curiosi e venditori ambulanti, quest'anno ha solo una manciata di ospiti vip, mentre ai normali cittadini è vietato entrare e possono seguire il festival in TV.

La Mongolia, che confina con la Russia e la Cina, ha riportato finora solo 227 casi di virus e nessun decesso, ma continua a imporre un rigoroso blocco delle frontiere che ha provocato proteste da parte dei mongoli rimastii all'estero.

Erdenebad Badam, un venditore ambulante di 55 anni a Ulan Bator, ha dichiarato di non essere stato in grado di effettuare vendite con il festival che si svolge a porte chiuse, nonostante sia passato dalla vendita di fazzoletti e penne a maschere e guanti.

"Il governo dovrebbe distribuire denaro invece di sprecare soldi per i festival", ha detto ad AFP. "A stento riesco a comprare il cibo."

Erdenebayar Nergui, un 27enne residente a Ulan Bator, ha dichiarato all'AFP di essere scontento del fatto che solo pochi eletti si godranno le festività di quest'anno.

"Non c'è niente da guardare. Non possiamo nemmeno andare a vedere le corse dei cavalli, ma i responsabili delle decisioni sono lì e possono divertirsi a guardare sul campo", ha detto.

La Mongolia ha revocato alcune restrizioni relative al coronavirus nei giorni scorsi, consentendo di riaprire cinema e locali notturni con orari limitati, sebbene le manifestazioni politiche e la maggior parte degli eventi sportivi siano ancora vietati.