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Libano: etiopi in coda per scappare dalla crisi

Migranti etiopici in Libano
Migranti etiopici in Libano Diritti d'autore Hassan Ammar/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
Diritti d'autore Hassan Ammar/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
Di Diego Malcangi
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L'economia libanese, già fragile, ha ricevuto nuovi colpi dalla crisi del Covid: le famiglie che non sono più in grado di pagare colf e badanti se ne privano, e questi finiscono per strada. Dall'Etiopia ne erano arrivati 180.000, ora stanno cercando aiuto per rientrare.

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Beirut in queste sere è tornata ad animarsi: in centro città i taxi collettivi portano clienti ai locali quasi come prima delle restrizioni imposte dal governo contro il Covid. Una serenità apparente, una felice normalità nelle prime calde sere d'estate.

La pandemia in qualche modo ha permesso di nascondere sotto al tappeto la crisi preesistente: sociale, politica, economica.

Basta spostarsi di poco dal centro della capitale libanese, di giorno, per vedere gli effetti del blocco causato dalla pandemia su un'economia già fragilizzata dalla crisi del debito pubblico: davanti al consolato dell'Etiopia stazionano decine di persone, in cerca di aiuto per tornare al loro paese.

Sono 180.000 i lavoratori, in gran parte donne, badanti o assistenti domestiche, che si sono ritrovati per strada da un giorno all'altro: le famiglie libanesi che non possono più pagarli li hanno abbandonati al loro destino, e loro non sanno dove andare. O se lo sanno non sanno come:

"Sono qui perché voglio tornare al mio paese. Perché ho una figlia e non ho lavoro, non ho una casa, non ho niente. Dove dovrei stare?"

Un conflitto con 100.00 morti poi divenuto una lunga guerra fredda con l'Eritrea, finita da poco; un'agricoltura devastata da siccità, cavallette e maxi-acquisizioni di terreni, dall'Etiopia sono fuggiti a centinaia di migliaia, verso l'Europa ma anche la Turchia, i Paesi del Golfo, il Libano. Migranti fragili in economie sempre meno distribuite. Con l'aggravante, in Libano, di un debito pubblico che non trovava vie di rifinanziamento. Le misure fiscali avevano scatenato le proteste di piazza, con manifestanti che chiedevano che se ne andasse tutta una classe politica considerata corrotta. Dopo più tentativi si è formato un governo, che ha ottenuto nel febbraio scorso la fiducia del Parlamento tra nuove proteste di piazza. Si è aggiunto il Covid, che paradossalmente sembrava aver silenziato il resto. Ma la crisi economica e politica, come un fiume carsico, trova i suoi sbocchi e torna alla luce.

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