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Coronavirus: cosa farà l'Ue per evitare una crisi del lavoro?

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Coronavirus: cosa farà l'Ue per evitare una crisi del lavoro?
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Stando all'Organizzazione Internazionale del Lavoro nel 2020 l'Europa rischia di perdere 12 milioni di posti di lavoro a tempo pieno a causa della crisi innescata dalla pandemia di coronavirus.

Tra i settori più a rischio ci sono i servizi di alloggio e ristorazione, l'industria manifatturiera, la vendita al dettaglio e l'amministrazione.

Per aiutare i paesi più colpiti dalla crisi del coronavirus, come l'Italia, Bruxelles ha annunciato la creazione di un fondo di 100 miliardi di euro per preservare i posti di lavoro.

Lavori come quella di Gemma Monteverdi, impiegata di un'azienda tessile a conduzione familiare di Brescia. Al momento ha un orario di lavoro ridotto, che la impegna solo poche ore alla settimana. Questo mese riceverà l'80% del suo stipendio.

"Anche mio marito lavora in azienda - dice Gemma a Euronews - per cui i due stipendi saranno ovviamente più bassi. Se si tratta di un mese è affrontabile, se si tratta di due stringiamo i denti e andiamo avanti. Se più lunga bisognerà pensare diversamente ovviamente. L'azienda dove lavoro è in buona salute. Il mio timore è che si debba essere obbligati ad una riduzione di personale".

L'azienda per cui lavorano Gemma e il marito ha quasi fermato la produzione. Il suo datore di lavoro ha già perso il 35% del suo fatturato. Per non perdere la prossima collezione, è pronto a rimettere gradualmente al lavoro i suoi dipendenti.

Quasi la metà dei lavoratori italiani ha perso parte del proprio reddito. Dall'inizio della crisi, il governo ha stanziato 8 miliardi di euro per circa 7 milioni di euro lavoratori dipendenti e 4 milioni di lavoratori autonomi.

L'Italia è il secondo Paese più indebitato d'Europa e il Fondo Monetario Internazionale prevede che quest'anno il suo PIL diminuirà del 9,1%. Senza un'assistenza adeguata, i lavoratori più colpiti da questa crisi rischiano di trovarsi in grande difficoltà.

Per Luca Visentini, segretario generale della Confederazione europea dei sindacati, questa recessione potrebbe danneggiare profondamente l'economia e l'occupazione europea, se Bruxelles non interverrà pesantemente.

"Pensiamo che il budget europeo per il piano di ripresa debba essere almeno raddoppiato: non più l'1% del PIL dell'Unione europea, ma il 2% - dice Visentini a Euronews - quindi abbiamo bisogno di altri 1.000 miliardi di euro e l'unico modo per finanziare tutto questo - e per assicurarsi che sia un finanziamento reale - è fare ricorso a qualche tipo di obbligazione europea.

Cosa può fare Bruxelles per evitare una crisi del lavoro?

Abbiamo parlato della crisi con il commissario europeo per il lavoro Nicolas Schmit. Le ultime previsioni parlano di una perdita di 12 milioni di posti di lavoro a tempo pieno in Europa. Cosa può essere fatto per evitarlo? Per prima cosa, penso che dobbiamo fare in modo che il maggior numero possibile di persone conservi il proprio lavoro. È quello che cerchiamo di fare fare attraverso strumenti come SURE, che spero possa essere adottato molto presto. In secondo luogo dobbiamo preparare la ripresa, dobbiamo essere coraggiosi e far ripartire la nostra economia il prima possibile, ovviamente tenendo in considerazione i vincoli per la salute che sono ancora molto stretti. È qualcosa che gli Stati membri hanno iniziato a fare in modo cauto e progressivo per limitare l'impatto sull'occupazione. È qualcosa che deve essere fatta ora, immediatamente, e dovrà durare per un po' di tempo.

Alcuni dei paesi più colpiti, come l'Italia o la Spagna, hanno già economie deboli e che si affidano a settori in difficoltà come il turismo. Cosa si può fare per aiutarli?
I paesi non sono stati colpiti in modo uguale, e lo stesso vale per i vari settori. Sarà dura per quei paesi dove il turismo rappresenta più del 10% del PIL, o anche il 20 come nel caso della Grecia. Quindi, in primo luogo, dobbiamo aiutare questi paesi a mantenere vive il maggior numero di aziende nel settore del turismo. Questo significa che in Europa serve un certo livello di solidarietà.

C'è un'enorme fetta della popolazione europea che fa parte della cosiddetta "economia sommersa", persone che hanno perso il lavoro e non possono richiedere l'indennità di disoccupazione. Come possono essere protette? State pensando di includerle nei nuovi strumenti? Quando qualche settimana fa ho lanciato l'iniziativa per affrontare la questione del lavoro sommerso, il virus non c'era ancora. Ho insistito sul fatto che si tratta di qualcosa che in Europa non dovrebbe accadere più. Ma sono realista. Purtroppo, in alcuni Stati membri l'economia sommersa è ancora molto rilevante. Dare a queste persone la possibilità di avere un reddito è assolutamente indispensabile, così come fargli avere posti di lavoro a norma di legge e continuare a lottare contro il lavoro in nero. Perché è un male per la gente. È un male per l'economia. È un male per la finanza pubblica. È un male per i nostri sistemi di previdenza sociale.