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Evo Morales: "Crimini contro l'umanità in Bolivia nella repressione del dissenso"

Evo Morales: "Crimini contro l'umanità in Bolivia nella repressione del dissenso"
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Nel giorno dei funerali in Bolivia delle nove vittime degli scontri più sanguinosi degli ultimi giorni tra manifestanti e forze di sicurezza nella regione di Cochabamba, che hanno fatto anche più di 120 feriti, Evo Morales consegna a Twitter la sua denuncia alla comunità internazionale parlando di "crimini contro l'umanità che non devono restare impuniti".

"Chiediamo al governo di fatto di Áñez, Mesa e Camacho di identificare i responsabili e i mandanti dei 24 morti in 5 giorni a causa della repressione dei militari e della polizia", scrive l'ex Presidente fuggito in Messico, dopo le elezioni poco trasparenti del 20 ottobre scorso che hanno fatto piombare il Paese nel caos.

I sostenitori di Morales, trainati dal fronte duro dei cocaleros, i contadini coltivatori di coca, continuano a manifestare e stanno bloccando le vie di comunicazione, impedendo l'approvigionamento di cibo dei centri urbani. Secondo fonti governative la Presidente ad interim, la conservatrice Jeanine Áñez, ha predisposto un ponte aereo per superare i blocchi autostradali e far arrivare le derrate a La Paz. E conta di fare lo stesso per altre città il prima possibile.

"Le aree di El Alto e Beni sono già mobilitate", dice una dimostrante pro-Morales, "Nessuno può attraversarle. Le autostrade sono chiuse. I nostri manterranno i blocchi fino a quando Áñez non darà le dimissioni. E al sud continueranno a morire di fame". L'ultimatum per la Presidente è stato fissato alla mezzanotte di lunedì. Chiedono un suo passo indietro ed elezioni entro tre mesi, o sarà la paralisi totale della Bolivia.

La presidente del Senato, Eva Copa, ha convocato il Parlamento per martedì per studiare l'organizzazione di un nuovo voto, gestito da un Tribunale supremo elettorale rinnovato. Per aiutare il dialogo tra governo e opposizione socialista è arrivato a La Paz, l'ambasciatore Jean Arnault, inviato personale del segretario generale dell'Onu, António Guterres.

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