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Somalia, Paese ad alto rischio ma c'è chi investe

Somalia, Paese ad alto rischio ma c'è chi investe
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Abdirisak Amin è un uomo sul quale le cancellerie occidentali puntano molto, per poter un giorno stabilizzare la Somalia. Formalmente addetto commerciale dell'ambasciata somala a Roma, è l'uomo incaricato dal governo di Mogadiscio di cercare investitori in Europa, e in pratica dirige l'intelligence economica del Paese. In pratica, segue in Europa i flussi finanziari legati a pirati e terroristi somali, oltre a cercare investitori.

Infrastrutture ma anche sicurezza, e poi materie prime, agricoltura, allevamento: il Paese ha molto da offrire, malgrado il contesto di insicurezza e una situazione piuttosto disastrata.

"Abbiamo un potenziale petrolifero non sfruttato, con esplorazioni di fronte alla costa dello Stato del Sud-Ovest, abbiamo riserve di gas naturale, e poi metalli ferrosi, oro, uranio... E quindi il principale mandato dell'addetto economico consiste nel proporre le opportunità di investimento e fare la promozione del governo e del popolo somali presso i Paesi europei", ci spiega.

È un lavoro difficile, perché tutti sanno che si tratta di un Paese non sicuro, ma anche investire nel sistema della sicurezza e della giustizia potrebbe essere interessante per un investitore straniero.

"A parte il problema della sicurezza in sé, questo poi pesa sul settore economico. Ci sono gli Al Shabab, che hanno infiltrato lo Stato e stanno eliminando gli uomini più coraggiosi, quelli che non si piegano, come il sindaco di Mogadiscio e altri in Somalia, ed è evidente che la mancanza di sicurezza rallenta la crescita. Ma le compagnie d'assicurazione o quelle che lavorano nella sicurezza potrebbero investire e fare buoni affari. Come sa, avevamo il problema dei pirati sulla costa, che attaccavano le navi, e questo ha reso necessario un intervento con navi militari di vari paesi, che ringraziamo per l'aiuto. Un problema che è stato risolto da una parte si sposta da un'altra, ma noi speriamo che si possa almeno riportare la Somalia a quello che era prima".

E che cos'è la Somalia oggi? Paradiso e inferno allo stesso tempo?

"La Somalia aveva un governo forte che controllava tutto il territorio. Dopo il colpo di Stato militare di Mohammed Siad Barré si è distrutto tutto, ma ora il nuovo governo transitorio è pronto a trasformarsi in un governo federale, su gran parte della Somalia, ora il governo controlla oltre il 60% del territorio somalo, e per il resto siamo al lavoro."

C'è un'Alta Corte nello Stato del Sud-Ovest, che ha agito contro la pirateria. Cosa sta facendo in direzione dell'Europa, per aiutare l'attività economica e il commercio? Cosa sta facendo quest'Alta Corte?

"Se parliamo di tutta la Somalia, l'attività economica parte da bacini petroliferi mai esplorati, come ho detto prima, e di fronte alla costa dello Stato del Sud Ovest ci sono riserve di gas naturale. E in quella zona ci sono anche ferro, oro, uranio. E nella zona di Baidoa si è sviluppato l'export zootecnico verso l'Arabia e la regione di Giuba. La ricostruzione, dopo trent'anni di guerra civile, è appena iniziata e abbiamo da ricostruire tutto, in tutto il Paese. L'aeroporto di Mogadiscio, che rappresenta la più estesa zona sicura, zona verde internazionale, aveva bisogno di infrastrutture, come quello di Baidoa e altri... Tra i grandi gruppi all'opera c'è anche Leonardo, che ha già realizzato i radar in tre aeroporti strategici, con l'ente dell'aviazione civile, e in uno degli aeroporti è l'operatore principale. E tornando al mio ruolo di addetto commerciale: io registro le manifestazioni di interesse per investire in Somalia, poi mi occupo della logistica, della sicurezza e di individuare i partner locali, per creare compagnie miste pubblico-privato. Non è facile, perché una parte ancora consistente del territorio è controllata dagli Shebaab, e anche a Mogadiscio si verificano omicidi ed estorsioni. Tutti gli attacchi in città sono legati alla richiesta di mazzette, o del pizzo richiesto alle attività commerciali. Gli Shabaab da questo guadagnano, secondo le nostre stime, circa 30 milioni di dollari. Il problema della sicurezza esiste e ha il suo peso, ma il loro nemico non è l'investitore straniero. Nello Stato del Sudovest c'è tutto, non solo risorse minerarie e petrolifere, ma anche allevamento."

Immaginiamo, in concreto, che Lei trovi un imprenditore italiano, o tedesco, che vuole investire, perché c'è chiaramente un potenziale, ma non si fida a venire in Somalia, perché non vuole correre rischi. Avrà bisogno di un partner locale, glielo trova lei? Come funziona?

"Prima di tutto raccomando di investire con operatori somali qualificati. Poi occorre che l'investimento sia garantito, e poi possiamo organizzare tutta la sicurezza necessaria perché un investitore venga in Somalia".