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Brexit, Corte Suprema: illegale sospensione del parlamento. BoJo: "Rispetteremo il verdetto"

Brexit, Corte Suprema: illegale sospensione del parlamento. BoJo: "Rispetteremo il verdetto"
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Reuters
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La Corte Suprema britannica ha dichiarato oggi non legale la sospensione (prorogation) del Parlamento voluta dal primo ministro Tory fino al 14 ottobre, nel pieno della crisi sulla Brexit, accogliendo gli argomenti dei ricorsi di oppositori del governo e attivisti pro Remain.

Il verdetto è stato raggiunto all'unanimità dal collegio degli 11 giudici.

Per approfondire ➡️ Cos'è e come funziona la Corte Suprema britannica e che ruolo ha sulla sospensione del Parlamento

Si tratta di un verdetto storico e potrà avere implicazioni decisive per la Brexit: Westminster, dove il premier ha perso la maggioranza, potrebbe tornare a riunirsi nelle prossime ore. Questo darà più chances ai parlamentari di bloccare un'uscita dalla Ue senza accordo.

Diplomatica la prima reazione di Johnson al verdetto: "Rispetteremo la sentenza della Corte". Poi ha aggiunto di essere comunque "in disaccordo. Quindi vado avanti". "Il Parlamento ha avuto tre anni per dibattere la Brexit", ha aggiunto Johnson ribadendo che il Regno Unito "lascerà l'Ue il 31 ottobre". Downing Street ha fatto sapere che il premier non si dimetterà.

Nella sentenza raggiunta all'unanimità, il caso è stato dichiarato innanzitutto ammissibile. La mossa di Johnson è stata quindi definita "illegale". Lo speaker della Camera, Bercow, ha accolto con favore la decisione della Corte Suprema.

"La decisione di consigliare a Sua Maestà di prorogare il parlamento è illegittima perché ha avuto l'effetto di frustrare o impedire alle Camera di svolgere le proprie funzioni costituzionali senza una ragionevole giustificazione". Queste le parole della presidente della Corte Suprema, Brenda Hale. Sta ora al Parlamento stesso decidere cosa fare: la prorogation non ha più alcun effetto.

L'attivista Gina Miller, pro Remain, che ha portato il caso alla Corte suprema - REUTERS/Henry Nicholls

"Oggi non è una vittoria individuale ma della sovranità parlamentare, della separazione dei poteri e dell'indipendenza dei nostri tribunali britannici. Fondamentalmente, la sentenza di oggi conferma che siamo una nazione governata dallo stato di diritto", le parole dell'attivista Gina Miller che ha proposto il ricorso alla Corte Suprema. "Non lasciate che il governo sminuisca la serietà e l'importanza del giudizio odierno. I giudici hanno parlato in modo inequivocabile".

Cosa succede ora

L'opposizione guidata da Corbyn ha chiesto le dimissioni di Boris Johnson, impegnato in queste ore al summit ONU di New York. Non lo hanno fatto solo i laburisti, ma anche il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon e Jo Swinson, leader del partito liberaldemocratico anti-Brexit.

Ci si aspette che torni a casa prima del previsto per essere presente alla riapertura del parlamento. Prima della decisione, il premier non aveva escluso l'ipotesi di una seconda sospensione delle Camere dopo quella - ora rimandata al mittente - che vigeva dal 10 settembre al 14 ottobre. Ma secondo Tim Bale, professore di scienze politiche alla Queen Mary University di Londra, "una seconda proroga è improbabile perché comporterebbe un ovvio coinvolgimento della Regina in questioni politiche. Non sono nemmeno sicuro che lo stesso gabinetto e gli avvocati dell'esecutivo sosterrebbero una tale decisione".

Secondo Bale, le dimissioni di Johnson sono "improbabili". Possibile invece un voto di sfiducia che, in caso di esito positivo, innescherebbe nuove elezioni. "Sospetto però che i partiti dell'opposizione preferiscano che resti al suo posto così da poterlo impallinare e costringerlo a chiedere una proroga. Sarebbe la cosa più razionale da fare, anche se non la scelta ideale a livello costituzionale".

Nonostante non ci sia nulla di ufficiale, tutti i partiti sono in modalità "campagna elettorale", con l'idea di tornare alle urne entro fine dell'anno. I bookmakers hanno rivisto al ribasso le probabilità che Johnson possa lasciare il suo incarico e sono più sicuri che il premier sarà fuori dal 10 di Downing Street entro la fine del 2019. Il mese più gettonato per eventuali prossime elezioni è quello di dicembre.