Euronews non è più disponibile su Internet Explorer. Questo browser non è aggiornato da parte di Microsoft e non supporta le ultime novità. Ti suggeriamo di usare un altro browser come Edge, Safari, Google Chrome o Mozilla Firefox.
ULTIM'ORA

Egitto, in centinaia a Piazza Tahir per protestare contro il presidente Al Sisi

Egitto, in centinaia a Piazza Tahir per protestare contro il presidente Al Sisi
Euronews logo
Dimensioni di testo Aa Aa

Una nuova Piazza Tahir ?

Centinaia di persone si sono radunate venerdì 20 settembre in piazza Tahrir al Cairo (luogo simbolo della primavera araba egiziana scoppiata nel 2011) per protestare contro il governo del presidente Abdel Fattah Al Sisi. La polizia ha usato gas lacrimogeni per disperdere la folla e, secondo Al Jazeera, diversi manifestanti sarebbero stati arrestati.

I manifestanti hanno raccolto l'appello lanciato in questi giorni sui social media da un imprenditore egiziano, Mohamed Ali, titolare della società Amlak,in esilio in Europa, che ha accusato lo stesso presidente e diversi generali di corruzione. Accuse senza precedenti contro l'esercito, considerato in Egitto un'istituzione quasi sacra. Alcuen di queste accuse sarebbero state anche mosse da interessi personali, in quanto l'imprenditore denuncia di non essere mai stato pagato per alcuni appalti realizzati.

Al Sisi, che è stato un ex generale e capo dell'Intelligence militare, ha respinto le accuse dell'imprenditore, approfittando di un discorso tenuto in una cerimonia pubblica. Sisi ha replicato che le accuse sono dirette solo a distruggere la volontà del popolo egiziano e a fargli perdere la speranza e la fiducia.

"Il popolo vuole la caduta del regime", è il grido a più voci emerso dalla folla. Lo slogan è stato ripreso anche da altre persone intorno alla piazza, che non potevano entrare a causa dei blocchi agli accessi effettuati da parte dei militari.

Le proteste si sono svolte anche ad Alessandria sulla Costa mediterranea, a Suez sul Mar Rosso e nel Nilo Delta, a circa 110 km a nord del Cairo, secondo i residenti e i video pubblicati online.

Le proteste sono diventate molto rare in Egitto dopo l'ampia repressione condotta sotto Al Sisi, al potere dopo il rovesciamento dell'ex presidente islamista Mohamed Mursi nel 2013, a seguito di proteste di massa contro il suo dominio. Sisi è stato eletto per la prima volta nel 2014 con il 97% dei voti e rieletto quattro anni dopo con la stessa percentuale. Una elezione anomala di per sé dove l'unico altro candidato, "oppositore", era un suo ardente sostenitore.

Il caso Giulio Regeni

Il brutale omicidio del giovane ricercatore Giulio Regeni ha messo diverse volte in fibrillazione i rapporti Italia-Egitto. Il presidente della Camera Roberto Fico si è fatto più volte latore della disperazone dei genitori del ragazzo di cui si erano perse in un primo momento le tracce il 25 gennaio del 2016. Regeni era ricercatore della Cambridge University e stava lavorando in Egitto a una tesi di dottorato sui sindacati del paese.

Il suo corpo torturato fu ritrovato solo nove giorni dopo, il 3 febbraio, abbandonato ai lati di una strada. A tre anni di distanza non ci sono stati molti progressi sul caso a dispetto dei progressi annunciati dal primo governo Conte. Anche dal punto di vista investigativo, gli sviluppi latitano; l'ultima novità risale allo scorso giugno, quando un ministro egiziano, il ministro del Lavoro Mohamed Saafan, durante un consesso internazionale, ha accreditato l'ipotesi che Giulio Regeni sia stato torturato e ucciso in un contesto criminale. Il tentativo sembra sia stato volto a derubricare l'omicidio del giovane a un mero omicidio ordinario "che sarebbe potuto accadere in qualsiasi Stato, come gli omicidi di egiziani in Italia o quelli di qualsiasi altra persona di qualsiasi altra nazionalità".

Secondo la procura di Roma, tuttavia, il caso è stato caratterizzato da una lunga sequenza di tentativi di depistaggio. La procura egiziana disse in un primo momento che Regeni era morto in un incidente stradale. Per poi cambiare diverse volte versione.

Gli ostacoli frapposti allo svelamento della verità e alla sua ricerca, su cio' che realmente è accaduto al giovane ricercatore e perché, sono tra i fattori che si vanno ad aggiungere alla serie di episodi e situazioni di scarsa democrazia in Egitto.

La mossa di Twitter

Intanto, Twitter ha annunciato proprio ieri di aver sospeso in modo permanente migliaia di account fasulli, usati per propagare campagne informative e manipolatorie dell'opinione pubblica per conto di alcuni Stati. Tra gli account sospesi, oltre a quelli di Emirati arabi uniti, Arabia saudita, Spagna, Ecuador e Cina, anche alcune centinaia dell'Egitto,

Nel dettaglio, Twitter ha bandito dalla sua piattaforma 4.248 account operati dagli Emirati e diretti a Qatar e Yemen. Gli argomenti dei tweet spaziavano dalla guerra civile nello Yemen al gruppo armato sciita degli Huthi. Altri 273 account eliminati erano appunto utilizzati da Emirati ed Egitto per condurre una "operazione d'informazione sfaccettata con il Quatar come target primario", insieme ad altri Paesi.