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I lavoratori dei giganti del web per il clima

I lavoratori dei giganti del web per il clima
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Scioperano per il clima anche i lavoratori dei big del digitale. A dare il colpo di manovella i dipendenti di un colosso del web, che si sono pure costituiti in associazione: gli impiegati di Amazon per la giustizia climatica.

E le pressioni sembrerebbero funzionare, se, alla presentazione di unimpegno per il clima, persino il fondatore si è scomodato per promettere il suo aiuto a chi voglia raggiungere gli obiettivi della Conferenza di Parigi, ma con dieci anni di anticipo. La rappresentanza dei lavoratori tecnologici ha una lista di richieste: Zero emissioni carbone entro il 2030, Zero contratti con compagnie legate al fossile, Zero fondi alle lobbies che negano il riscaldamento globale, Zero danni ai rifugiati climatici. I lavoratori, inoltre, accusano le compagnie di promuovere una loro immagine ecologica, mentre in realtà fanno parte delle casue del cambiamento climatico in atto.

L'impronta ambientale dei giganti del web

L'impronta ambientale, ovvero le conseguenze sul piano del consumo di risorse, dei giganti della tecnologia, secondo alcuni studi è del 2 per cento del totale delle emissioni di carbonio: un dato simile a quello relativo all'inquinamento causato dagli aerei. E proprio di aerei le multinazionali di Internet hanno sempre più bisogno: entro il 2021 queste società avranno da 40 a 70 velivoli in più.

Tuttavia i giganti del web restano molto vicini all'industria petrolifera, principale accusata di produrre il riscaldamento del pianeta, ciascuna con programmi tecnologici ambiziosi che prevedono l'uso della intelligenza artificiale.

Il cambio climatico resta causa di sconvolgimento sociale sull'intero pianeta. Secondo indagini citate dai media, nella sola prima metà del 2019, almeno 7 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie regioni di origine a causa delle condizioni metereologiche estreme.

Green economy fa bene agli affari

Ma affrontare i problemi dei rifugiati climatici, o occuparsi dell'ambiente, per le compagnie al top della finanza non è segno di altruismo. Secondo un gruppo di esperti, di cui fanno parte sia Bill Gates che la futura direttrice della banca Mondiale, Kristalina Georgeva, la green economy fa bene agli affari: un investimento da 1,6 trilioni di euro a livello globale, dal 2020 al 2030, potrebbe generare bel 6,5 trilioni di profitti netti totali, a condizione di investire in cinque aree: dai sistemi di allarme rapido, alle infrastruttura resistenti al clima, dal miglioramento dell'agricoltura nelle terre aride, alla protezione globale della mangrovia, fino alla protezione delle risorse idriche resistenti.