La crescita dell'Eurozona è stata tagliata, l'inflazione accelera e il conflitto in Medio Oriente ha incrinato il quadro di crescita per le imprese europee. Da Parigi a Monaco, la stagione delle trimestrali inizia la prossima settimana.
La prima stagione delle trimestrali del 2026 ha un peso particolare.
Questo mese le società europee pubblicheranno i conti trimestrali in uno scenario cambiato radicalmente rispetto all’ultima tornata di indicazioni: il conflitto in Medio Oriente scoppiato a fine febbraio, l’impennata dei prezzi dell’energia che ha portato l’inflazione dell’area euro al 2,5% in marzo e una BCE che ora ci si aspetta torni ad alzare i tassi per la prima volta da anni.
I numeri in arrivo da metà aprile diranno agli investitori molto più di come è andato il primo trimestre.
Serviranno a fissare il tono su come i vertici aziendali europei stanno prezzando la crisi e su quanto ancora la situazione potrebbe deteriorarsi.
Rimbalzo degli utili del 4%, ma con un grande però
Il dato principale è rassicurante.
Secondo i dati LSEG I/B/E/S, le società dello STOXX 600 dovrebbero registrare in media una crescita del 4% degli utili del primo trimestre, una netta inversione rispetto al calo del 2% su base annua registrato nel trimestre precedente.
Anche i ricavi dovrebbero aumentare dell’1,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, confermando una tendenza in cui gli utili hanno superato i ricavi in sette degli ultimi otto trimestri, grazie agli sforzi di taglio dei costi e di ristrutturazione che iniziano a dare frutti.
Ma il dato aggregato nasconde una netta spaccatura interna. Quasi tutto il miglioramento degli utili arriva da un solo settore.
Gli utili delle società energetiche sono attesi in crescita del 24,9%, secondo i dati LSEG, dopo che i prezzi del greggio sono balzati dal 50% al 70% in seguito alle interruzioni dei flussi nello stretto di Hormuz causate dal conflitto.
Al netto di questa manna, tutti gli altri settori dello STOXX 600 si fermano a una crescita media degli utili dell’1,5%, poco più che stagnante.
La guerra non ha salvato gli utili delle imprese europee, li ha ridistribuiti.
Questo divario persistente tra crescita degli utili e dei ricavi è una storia strutturale. Le aziende europee hanno tagliato i costi, ristrutturato i bilanci e compresso i margini in modo da consentire agli utili di correre più del fatturato.
La guerra ha ampliato ulteriormente questo scarto.
Il contesto macro: crescita tagliata, inflazione in aumento
Il conflitto è esploso in un momento delicato per la traiettoria macroeconomica dell’Europa.
Il bollettino economico della BCE ha avvertito che la guerra costerà all’eurozona circa 0,3 punti percentuali di PIL entro la fine del 2026, con una crescita reale prevista per l’anno di appena lo 0,9%, contro l’1,3% stimato in precedenza.
Il team di economisti europei di Goldman Sachs si spinge oltre: ha rivisto al ribasso la crescita del PIL dell’area euro di circa 0,7 punti percentuali dall’inizio delle ostilità, alzando nel contempo di circa 1,4 punti la previsione di inflazione di fine 2026.
Nel frattempo, l’inflazione accelera. L’inflazione annua dell’eurozona è balzata al 2,5% in marzo dall’1,9% di febbraio, trainata soprattutto dall’impennata dei prezzi dell’energia, che ha trasformato l’energia da freno del 3,1% in febbraio a un aumento del 4,9% in marzo.
Bill Diviney, responsabile della ricerca macro di ABN AMRO, prevede ora un ulteriore balzo al 2,9% in aprile e oltre il 3% in maggio, avvertendo di possibili effetti di ricaduta al rialzo sui prezzi alimentari attraverso i costi dei fertilizzanti.
Nello scenario di base di ABN AMRO, la BCE alzerà i tassi in via preventiva sia nella riunione di aprile sia in quella di giugno del Consiglio direttivo, portando il tasso sui depositi al 2,50%, per evitare una seconda spirale salari-prezzi come quella seguita alla crisi energetica del 2022.
Prima settimana: resa dei conti per il lusso
Il primo banco di prova della stagione arriva il 13 aprile, quando LVMH Moët Hennessy – Louis Vuitton darà il via alle pubblicazioni, seguita da BMW AG e Kering il 14 aprile, e da ASML Holding e Hermès International il 15 aprile.
Per il settore del lusso, il quadro macro si è fatto ostile su più fronti contemporaneamente.
Nel corso della conference call di gennaio sui risultati, la direttrice finanziaria di LVMH, Cécile Cabanis, aveva indicato in modo esplicito il Medio Oriente come un motore di «crescita significativa», una tesi oggi chiaramente smentita.
Bank of America ha ridotto la stima di crescita organica dei ricavi per la divisione core moda e pelletteria di LVMH al +2% per l’intero anno, dal +5% previsto prima dello scoppio del conflitto.
Il Medio Oriente pesa per circa il 6% dei ricavi del settore e nel 2025 cresceva al ritmo del 17%.
La banca stima ora per marzo un crollo del 50% dei ricavi nell’area, con un’ulteriore flessione del 20% nel secondo trimestre: un impatto sequenziale di circa 2 punti percentuali sulla crescita dei ricavi del settore, dato il tasso di crescita dell’anno precedente.
Nel frattempo, i rimborsi IVA Planet, indicatore delle spese dei turisti in Europa, sono scesi del 25% a febbraio e del 20% sull’intero primo trimestre, una decelerazione di 12 punti rispetto al quarto trimestre.
Per Kering, proprietaria di Gucci, le prospettive erano già in peggioramento prima della guerra. BofA si aspetta ora per Gucci una crescita dei ricavi negativa sull’intero anno.
BMW AG deve far fronte a un’altra serie di pressioni. Il consenso sugli utili per azione è di 2,90 euro, che implicano un calo annuo del 14,2%, con ricavi attesi a 33,02 miliardi di euro contro i 33,76 miliardi precedenti, in ribasso del 2,2%.
Il gruppo automobilistico con sede a Monaco ha indicato per il 2026 un calo del 10%-15% dell’utile ante imposte di gruppo, con margini EBIT dell’automotive tra il 4% e il 6%, a riflesso della combinazione tra dazi, venti contrari valutari e transizione verso la piattaforma elettrica Neue Klasse.
Il lancio della iX3 ha però superato in Europa le aspettative interne sugli ordini.
Semiconduttori resistenti ai venti contrari di mercato
Non tutti i protagonisti della prima settimana raccontano però la stessa storia prudente.
ASML, il gruppo olandese che produce le macchine litografiche ultra precise indispensabili per fabbricare semiconduttori avanzati, ha indicato per il primo trimestre 2026 ricavi netti tra 8,2 e 8,9 miliardi di euro, con un margine lordo del 51%-53%, e si attende per l’intero 2026 ricavi tra 34 e 39 miliardi, pari a una crescita di circa il 12% dopo il +16% del 2025.
A fine marzo il produttore sudcoreano di memorie SK Hynix ha annunciato un ordine pluriennale di apparecchiature EUV da 7,9 miliardi di dollari, con consegne fino al 2027, descritto come il più grande ordine singolo mai reso pubblico nella storia di ASML. Un segnale della solidità strutturale della domanda di semiconduttori trainata dall’IA.
La grande incognita per i conti che ASML pubblicherà il 15 aprile sarà se questa domanda continui a tradursi in nuove commesse robuste o se l’incertezza macro e l’inasprimento dei controlli all’export verso la Cina inizino a erodere il portafoglio ordini.
Seconda e terza settimana: industriali e primi segnali dall’energia
La seconda e la terza settimana offriranno un quadro industriale più ampio: L’Oréal, EssilorLuxottica, SAP, Safran e Sanofi presenteranno i conti, insieme ai primi segnali significativi dal comparto energia, quando l’italiana ENI pubblicherà la trimestrale il 24 aprile.
La divisione upstream di ENI sarà osservata con attenzione per verificare se conferma il boom degli utili del settore energia indicato dai dati LSEG e per eventuali indicazioni su come le tensioni in Medio Oriente abbiano inciso sulla sua esposizione operativa nella regione.
Con il Brent sopra i 100 dollari al barile, il titolo ENI è già salito del 41% da inizio anno.
Quarta settimana: banche, industriali ed energia disegnano la mappa
L’ultima settimana di aprile sarà la resa dei conti per le grandi istituzioni.
Il 28 aprile aprirà Airbus, con risultati che saranno esaminati nel dettaglio per eventuali indicazioni sulla catena di fornitura, in particolare per titanio e materiali compositi.
Il portafoglio ordini del gruppo, con oltre 8.700 aerei, offre una protezione significativa rispetto a un eventuale indebolimento della domanda delle compagnie aeree nel breve periodo, e l’obiettivo del management di consegnare circa 820 velivoli nel 2026 resta formalmente invariato.
Il nodo è capire se il costo per sostenere questo ritmo di produzione sia aumentato.
I colossi dell’energia arriveranno il 29 aprile, con BP e TotalEnergies SE che pubblicheranno i conti nella stessa seduta.
Ai prezzi attuali dell’energia, entrambi i gruppi si avviano a registrare una delle più forti generazioni di cassa trimestrali dall’invasione russa dell’Ucraina.
Banche europee: manna inattesa o campanello d’allarme?
Il mercato si chiede quanta parte di questa manna sarà destinata ai buyback, quanta a nuovi investimenti in capitale fisso e se una delle due società fornirà indicazioni prospettiche sulla logistica produttiva nel Golfo.
La stagione si chiuderà con il dato sistemicamente più significativo. Quasi tutte le principali banche europee, tra cui BNP Paribas, Société Générale, Deutsche Bank, ING, Banco Santander e CaixaBank, pubblicheranno i risultati tra mercoledì 29 e giovedì 30 aprile.
Nel quarto trimestre 2025 le banche europee erano state le protagoniste assolute della stagione delle trimestrali, con un tasso di sorprese positive del 69% e una crescita aggregata dell’EPS circa il 18% sopra le attese, mentre il rendimento sul capitale proprio atteso per il settore è ora stimato al 13,1% per il 2026.
La guerra complica ora questo quadro.
Un rialzo dei tassi in aprile, in teoria, sosterrebbe i margini di interesse: tassi più alti aumentano lo spread che le banche incassano tra depositi e prestiti.
Ma un ciclo restrittivo della BCE innescato da uno shock energetico, e non da una domanda interna robusta, fa riaffiorare lo spettro della stagflazione: tassi in aumento che comprimono l’attività economica invece di rispecchiarla.
Le perdite su crediti potrebbero aumentare man mano che i consumatori molto indebitati e le imprese ad alta intensità energetica finiscono sotto pressione.
Si tratta di uno scenario molto diverso da quello su cui le banche avevano basato le proprie indicazioni solo tre mesi fa, almeno per quanto riguarda il margine di interesse.
Il verdetto che il mercato attende
Nel complesso, la stagione delle trimestrali del primo trimestre sarà il primo vero stress test della capacità di tenuta delle imprese europee in condizioni di conflitto.
Il consenso degli analisti continua a offrire un elemento di rassicurazione importante dal punto di vista strutturale: gli utili aggregati sono in crescita e la disciplina sui costi finora è stata sufficiente a mantenere i margini in territorio positivo, nonostante ricavi ancora fiacchi.
Ma la manna dal cielo dell’energia sta nascondendo un quadro sottostante molto più fragile.
La domanda più profonda che questa stagione solleverà, senza probabilmente fornire ancora una risposta, è se i danni della guerra alla crescita e alla fiducia in Europa siano temporanei o strutturali.