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Lione: nell'ex fabbrica di elettrodomestici la Biennale d'arte contemporanea

Lione: nell'ex fabbrica di elettrodomestici la Biennale d'arte contemporanea
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La forma è archeologia industriale, la sostanza è arte contemporanea. La Biennale d'arte contemporanea di Lione si ripropone in una cornice inedita: i 29 mila metri quadrati dell'ex fabbrica di elettrodomestici Fagor Brandt, nel distretto di Gerland. L'ex stabilimento accoglie opere di oltre 50 artisti provenienti da tutto il mondo.

"Volevamo davvero creare l'esperienza di attraversare un paesaggio. Così abbiamo cominciato a immaginarlo - racconta Vittoria Matarrese del Palais de Tokyo che cura la Biennale - non mi riferisco solo a un paesaggio naturale, ma anche economico, sociale, storico, politico, batteriologico, passando da una scala minuscola a una scala cosmogonica".

Design modernista, glam rock e humour si fondono in "Design Room", un'installazione multimediale a più livelli. La trasversalità del progetto nelle parole degli artisti Jakob Lena Knebl e Ashley Hans Scheir: "Mi piace usare la formula trans media, trans genere, trans gender perché - spiega Jacob Lena Knebl - sono anche transgender e nele mie opere cerco sempre di mescolare i diversi generi e media".

Scienza, mitologia e arte si fondono in Prometheus Delivered. Una scultura in marmo raffigurante il Prometeo legato, che viene lentamente decomposto da batteri che mangiano le pietre. Prometeo, simbolo della ribellione, archetipo del sapere al servizio del progresso, si rigenera per riproporre la sua sfida.

La Biennale non è confinata nella sede di Gerland: la rassegna si svolge in tutta Lione per favorire il contatto tra artisti e residenti, e integrando l’arte nella città. Ad esempio, l'artista francese Karim Kal ha scattato una serie di fotografie in un istituto penitenziario minorile a Meyzieu, alla periferia di Lione. Le immagini sono crude ma documentano i dettagli della vita carceraria.

"Qui - spiega Kal - abbiamo il ritratto di una guardia carceraria realizzato da uno dei detenuti. Si nota il vetro rotto a causa della pratica, diffusa negli ambienti carcerari, di sbattere le finestre per manifestare il proprio malcontento".

Andrea Bolitho per Euronews ha seguito l'inaugurazione della rassegna: "Molti dei pezzi di questa ambiziosa ed eclettica biennale cresceranno e si trasformeranno nei prossimi mesi - dice - cambiamenti che si riflettono nella metamorfosi dell'edificio che li ospita, da fabbrica di elettrodomestici a centro culturale.