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Tunisia al voto: 8 milioni di cittadini alle urne in piena crisi economica

Tunisia al voto: 8 milioni di cittadini alle urne in piena crisi economica
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Urne chiuse in Tunisia, dove questa domenica si è svolto il primo turno delle presidenziali. Più di 52mila gli agenti di polizia schierati dal ministero dell'Interno per garantire la sicurezza. Migliaia anche gli osservatori elettorali, nazionali e internazionali, tra cui quelli dell'Unione europea: stando a questi ultimi non ci sarebbero state violazioni nelle procedure di voto.

Sono 26 i candidati in corsa,ma non c'è un netto favorito: se nessuno di loro superarà il 50% è previsto un secondo turno con i due migliori classificati.

Questa tornata elettorale si svolge in un clima di generale disincanto dei cittadini nei confronti della politica che ha visto una campagna elettorale - in generale carente di programmi - snobbare proprio i temi cari alle donne tunisine impegnate a combattere per il riconoscimento dei propri diritti.

Delle due donne in corsa una sola, Abir Moussi, ha qualche chance reale di farcela. Del resto i problemi della Tunisia sono gli stessi di sempre per un Paese che si trova in una regione che sta vivendo momenti difficili: bassa crescita economica, alto tasso di disoccupazione (15,5% con punte del 30% nelle zone interne), forte indebitamento estero, terrorismo, corruzione ed evasione fiscale, oltre alla crisi libica.

Scomparsa dal panorama politico tunisino la marcata contrapposizione tra campo islamista e progressista, la novità di questa tornata elettorale è piuttosto la crescita dei movimenti populisti unita al forte calo della sinistra e dei progressisti.

Con la particolarità, del tutto unica, che a passare al secondo turno possa essere un candidato a tutt'oggi ancora in custodia cautelare preventiva, Nabil Karoui, ora in sciopero della fame per protesta: la Corte di cassazione venerdì scorso ha rigettato il ricorso per ottenere la libertà su cauzione presentato dai difensori.

Il caso ha fatto molto discutere in Tunisia per quanto riguarda i delicati equilibri tra magistratura e politica ed è stato oggetto di alcuni rilievi da parte della missione di osservazione elettorale dell'Unione europea e dell'ong statunitense Carter Center.