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Crisi Argentina: tra default e ristrutturazione del debito pubblico

Crisi Argentina: tra default e ristrutturazione del debito pubblico
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Inflazione inarrestabile, proteste e cortei, in vista delle elezioni del 27 ottobre. Ma forse la crisi finanziaria in Argentina sembra vicina a una soluzione.

Per ridare un po’ di stabilità, ha spiegato il ministro delle Finanze Hernán Lacunza, l’Argentina ha presentato una proposta al Fondo Monetario Internazionale, seguendo anche quanto chiesto dall'opposizione. Obiettivo avviare colloqui per ridurre la crescita dei prezzi e mettere sotto controllo il dollaro.

Il Paese ha chiesto all’FMI la ristrutturazione del debito da 56 miliardi di dollari con una revisione delle scadenze previste nell'ambito del programma di aiuti che gli è stato accordato nel giugno dello scorso anno. In pratica l’Argentina ha richiesto ai creditori più tempo per rimborsare il suo debito mentre la Banca Centrale continua a bruciare le proprie riserve in dollari. In fondo Buenos Aires è ancora in forti difficoltà con i propri conti pubblici. Il peso argentino, va ricordato, ha patito una pesante svalutazione negli ultimi mesi e oggi è attestato a quota 58 rispetto al biglietto verde.

Intanto le proteste non si placano. Sindacati e lavoratori chiedono lo stop ai sacrifici imposti dall’esecutivo. "Siamo consapevoli del lavoro che dovremo fare, dobbiamo restare uniti in modo che non si rischi il default come nel 2001, sottolinea una rappresentante sindacale. I nostri figli non devono morire di nuovo per una nuova Argentina."

La richiesta di estensione dei pagamenti punta a consentire al nuovo esecutivo di "dispiegare le sue politiche senza restrizioni finanziarie", ha spiegato il ministro delle Finanze. Nel frattempo il Fondo Monetario sta analizzando le misure annunciate, valutando il loro potenziale impatto sulle finanze del Paese.