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Le microalghe per un'economia circolare

Le microalghe per un'economia circolare
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L'industria agroalimentare produce grandi quantità di acque reflue ogni giorno. Le soluzioni per depurarle sono spesso molto costose e poco ecologiche. A Camporosso, in Italia, dei ricercatori coltivano microalghe che assorbono contaminanti, che per loro sono nutrienti necessari alla crescita. Una tecnologia in grado, dicono gli scienziati, di soddisfare le esigenze economiche e ambientali.

Da acque di scarto a prodotti di valore

Siamo a Camporosso, in Liguria, dove Archimede Ricerche lavora sul progetto europeo Saltgae, che punta a dimostrare l'utilità delle microalghe nel trattamento delle acque reflue. Il direttore tecnico Silvio Mangini è convinto che il processo di fotosintesi permetta non solo di ridurre i costi, ma anche di produrre risorse preziose: "Il processo delle microalghe applicato al progetto Saltgae - spiega - prevede l'utilizzo di acqua di latteria, che è acqua che necessita di un trattamento di depurazione. La depurazione viene svolta in due passaggi. Si fanno crescere le microalghe in coltura e quel che ne esce, col cosiddetto processo di raccolta, viene suddiviso nell'acqua depurata, limpida e priva di sostanze inquinanti, e nella biomassa, che è un prodotto ad alto valore aggiunto, che può essere immesso sul mercato attraverso uno stretto controllo di qualità".

Contaminanti per noi, nutrienti per le alghe

Tra le alghe prodotte, la spirulina, che porta bene i suoi tre miliardi di anni di esistenza: fra le sue diverse qualità sfruttate dai ricercatori, la capacità di prosperare in acque ad alta salinità. Come precisa Daniele Carlini, direttore di produzione di Saltgae, "L'alga è in grado di sequestrare quelli che definiamo contaminanti da differenti processi produttivi che costituiscono però i principali nutrienti per la crescita dell'alga stessa, come ad esempio i nitrati. L'alga è quindi in grado di immagazzinarli all'interno dei propri tessuti attraverso la fotosintesi, crescere e aumentare la propria concentrazione all'interno delle colture".

Sole, anidride carbonica e acque reflue: è tutto quel che serve a queste alghe per consumare le sostanze inquinanti e crescere. La polverina verde che ne risulta può poi essere venduta per la produzione di cosmetici, fertilizzanti, cibo per animali o anche materiale per la stampa 3D.

Un esperimento riuscito

Un esperimento sul campo è stato realizzato da Koto, stabilimento sloveno specializzato nel trattamento di pelli animali. L'acqua prodotta è tre volte più salata dell'acqua di mare. Questo ne rende molto costosa la depurazione con metodi tradizionali, che richiedono l'utilizzo di enormi quantità di ossigeno. Un elemento che le microalghe producono gratis e in modo sostenibile. Qui le alghe si ritrovano a convivere con i batteri che forniscono loro il biossido di carbonio di cui hanno bisogno per produrre ossigeno. Il direttore tecnico di Saltgae Robert Reinhardt è più che soddisfatto: "Stiamo risparmiando fra il 50 e il 70 per cento circa dell'energia utilizzata nel trattamento delle acque reflue - dichiara -. Meno energia consumata, meno emissioni di CO2. E un altro elemento molto importante è che più nutrienti finiscono nella biomassa. Quindi abbiamo meno problemi con l'eutrofizzazione, possiamo riciclare i nutrienti invece di espellerli producendo effetti negativi sull'ambiente".

Un test riuscito, dunque, ma il lavoro di ricerca non si ferma: bisogna trarre il massimo dalle diverse specie di alghe e rendere queste installazioni sempre più sostenibili. L'obiettivo è che colture di questo genere si diffondano in tutta Europa, contribuendo a dare impulso all'economia circolare del futuro.

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