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Caso Epstein: l'autopsia non risolve ancora il rebus della causa della morte

Caso Epstein: l'autopsia non risolve ancora il rebus della causa della morte
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Servono più informazioni sul caso Epstein: lo ha dichiarato il capo dei medici legali di New York, Barbara Sampson, dopo l'autopsia effettuata nelle ultime ore. Conoscere le vere cause della morte del finanziere è ancora presto dunque. Fotografie, rapporti della polizia ed altri documenti dovranno corroborare o meno i risultati dell'autopsia (che sebbene strumento d'indagine importante per determinare cause e parte delle dinamiche della morte resta soltanto uno degli strumenti necessari). Già il 25 luglio scorso Epstein era portato in ospedale dopo essere stato trovato ferito e semicosciente nella sua cella sempre al Metropolitan Correctional Center di New York. E' il precedente del gesto che lo porterà alla morte.

I funzionari della prigione di Manhattan, il Correctional Center - in cui era rinchiuso Jeffrey Epstein in seguito all'arresto per l'accusa di abuso e sfruttamento di minori- hanno attribuito come è noto la sua morte ad un apparente suicidio. Il caso è stato subito coperto da un alone di mistero, soprattutto dopo che una fonte dell'amministrazione carceraria ha riferito alla stampa USA che Epstein era stato lasciato da solo in cella, senza che nessuno lo vigilasse nelle ore precedenti il presunto suicidio. A questo si aggiunge l'improvviso trasferimento, avvenuto alcuni giorni prima, del compagno di cella di Epstein. Trump si è subito aggrappato a questi fatti per accusare i Clinton e rilanciare la teoria cospirazionista cara alla destra americana sul ruolo dei dem nel giro di abusi su minori:

Il finanziere vicino sia a Trump sia a Bill Clinton, comunque pare fosse a conoscenza di importanti segreti su molti pezzi grossi americani.

Sono tre al momento le inchieste aperte sul caso, oltre a quella aperta dall'ufficio del medico legale della città di New York: una degli agenti dell’Fbi e una del ministero della giustizia.

Intanto il procuratore federale di New York, Geoffrey Berman, ha riferito che ora nel mirino degli investigatori ci sono le persone che hanno fatto parte della rete attraverso cui il finanziere suicida reclutava e sfruttava le minorenni trasformate in "schiave del sesso". Almeno tre le persone a rischio di incriminazione: in cima alla lista Ghislaine Maxwell, accusata di essere la vera complice di Epstein, la donna che adescava le ragazze e organizzava incontri e festini.

Secondo fonti investigative le autorità tuttavia hanno difficoltà al momento a rintracciarla: vivrebbe all'estero, forse a Londra, ma senza fissa dimora.