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Porti chiusi, porti aperti... Viaggio a Lampedusa, porta dell'immigrazione in Europa

Porti chiusi, porti aperti... Viaggio a Lampedusa, porta dell'immigrazione in Europa
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In quest'episodio della nostra serie "L'Europa lontana dagli schermi" a Lampedusa abbiamo incontrato il neo eurodeputato Pietro Bartolo e la "pasionaria" della Lega Angela Maraventano. Sull'isola siciliana, "la porta dell'Europa", dove l'astensione ha superato il 70 per cento, il partito di Salvini ha ottenuto quasi la metà dei voti. La lotta si giocava su due slogan: "porti aperti" e "porti chiusi".

Lampedusa, porta d'Europa

"Di là c'è la Libia. Questo è il punto più a sud d'Europa. E noi siamo una porta d'Europa. Ora qualcuno la vuole chiudere. E forse anche per questo motivo si sta sfaldando, sta soffrendo, questa porta. Quando vieni qua e c'è il vento da sud, il vento che viene dall'Africa, con la polvere che arriva dall'Africa, quasi senti quei lamenti, senti quelle grida... quelle sofferenze... le senti".

Turisti e disperati. Le spiagge di Lampedusa accolgono con serena indifferenza i vacanzieri che da nord cercano ristoro dalle fatiche del lavoro come i migranti che da sud fuggono da un futuro senza speranza.

Lui indifferente non lo è di certo. Pietro Bartolo, il medico eletto nelle liste del Partito democratico elle europee dello scorso maggio, spera di fare la differenza sulla politica migratoria comune, grazie a un'esperienza trentennale sul campo. Lui dice di aver soccorso 300 mila persone nella sua vita qui: "Questo è il molo Favaloro, vedi? - ci dice con commozione e affetto -. Questo è dove arrivano tutte queste persone, vedi con che barche arrivano ultimamente? Ho passato più notti e più giorni in questo molo che a casa mia. Sono 30 anni che vengo qua tutte le notti, tutte le notti, ad aspettare queste persone. E quindi, insomma... ce l'ho un po' nel cuore, anche se in questo molo ho visto tanta tanta sofferenza. Ho visto anche tanto orrore, quanti morti ho visto su questa banchina. Quanti morti...".

Il tweet di Pietro Bartolo dopo la sua elezione al parlamento europeo

E poi continua: "La responsabilità è la nostra. Noi portiamo le guerre, noi portiamo la fame, portiamo lo sfruttamento, le violenze, portiamo tutto noi! Li abbiamo costretti a scappare, a lasciare tutto per venire a vivere una vita un po' più serena, e adesso noi non li vogliamo. Non stanno così le cose, non è giusto. Abbiamo il dovere e la responsabilità di aiutarle, queste persone. Queste persone dovrebbero arrivare con gli aerei, dovrebbero arrivare attraverso i canali regolari, attraverso i corridoi umanitari, non attraverso il mare".

Lasciato il molo, l'auto di Bartolo passa di fronte a un gruppo di militanti della Lega. Lui non si lascia intimidire. Lo sentiamo dire a una donna fuori dal finestrino: "Non Lampedusa, tu! Tu e Salvini!". Poi ci spiega: "Lei ha detto: Lampedusa vuole i porti chiusi. Ho detto: no, sei tu che vuoi i porti chiusi, non Lampedusa".

Il giorno in cui ci troviamo sull'isola, la nave dell'Ong tedesca Sea-Watch, con a bordo 52 migranti, è già in attesa da giorni dell'autorizzazione di entrare nelle acque territoriali italiane. Se ne discute in un incontro organizzato con il sindaco di Lampedusa, in occasione della visita di una delegazione di Amref. Bartolo interviene: "Mi vergogno che oggi l'Italia possa proibire di fare scendere delle persone che soffrono sul nostro territorio. Mi vergogno". Poi riceve una telefonata, si interrompe, si scusa: "Adesso mi dispiace lasciarvi, mi dispiace molto, perché devo andare a ricevere i migranti che stanno sbarcando dalla Sea-Watch. Vado. Ci rivediamo dopo".

Ritroviamo gli stessi elettori della Lega fuori dal municipio. Gridano: "Porti chiusi! Porti chiusi!"

Quel giorno 10 dei passeggeri della Sea-Watch sono autorizzati a sbarcare, ma non possiamo assistere allo sbarco: le telecamere vengono tenute a distanza.

Dimenticati dalla politica

Bartolo non è amato da tutti. Molti qui pensano che venga fatto troppo per gli immigrati e troppo poco per lo sviluppo locale. Denunciano la mancanza di infrastrutture, la disoccupazione, tasse troppo alte. Lampedusa, dicono, è stata dimenticata dai politici. Alle europee si è presentato alle urne solo il 26 per cento degli aventi diritto, ma quasi la metà ha votato Lega.

Incontriamo finalmente la persona che abbiamo visto provocare Bartolo per strada. Angela Maraventano, leghista della prima ora, ex senatrice ed ex vicesindaca, oggi diffonde il Verbo del "prima gli italiani" dal suo ristorante: "Questa è una ricetta tradizionale lampedusana - vanta mostrandoci il piatto che sta preparando per noi -. La cultura della propria terra non va mai abbandonata".

Maraventano dice che chi ha votato per il partito di Salvini a Lampedusa l'ha fatto perché si sente abbandonato: "Io ho sposato il progetto della Lega per i problemi che affliggono la mia isola quotidianamente ormai da tantissimi anni. I problemi sono la sanità, le scuole, i trasporti, i rifiuti. Noi abbiamo fatto accoglienza gratis e ci siamo stancati. Quindi oggi noi andremo sia al governo nazionale che al parlamento europeo a chiedere di darci qualcosa".

Maraventano in sintonia con Salvini

Le fa eco Attilio, un giovane negoziante a pranzo con noi: "I giovani lavorano soltanto 4 o 5 mesi l'anno, dopo di che non c'è niente per andare avanti. Quindi la maggior parte se ne va".

Il presidente del Consiglio comunale, Davide Masia, è stato eletto nel 2017 nella lista del sindaco Totò Martello, che si è sempre dichiarato di sinistra e che mantiene una politica di accoglienza nei confronti dei migranti. All'indomani del trionfo della Lega alle europee, Masia ha dichiarato la propria appartenenza al partito di Salvini. A tavola con noi, e con l'ex senatrice della Lega Nord, afferma: "Vogliamo solo la crescita, e non è l'immigrazione che può fare crescere Lampedusa. L'immigrazione ha portato benefici soltanto a chi ha voluto speculare su questo problema".

Maraventano conclude: "Noi vogliamo vivere serenamente nella nostra isola. Diamo accoglienza a chi ha bisogno ma lotteremo contro questo fenomeno perché dietro c'è la delinquenza, ci sono le mafie. Allora porti aperti per le navi da crociera, per i pescatori, per i turisti; porti chiusi per chi traffica carne umana. Quello lo combatteremo sempre. Sempre".